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Politica
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La politica e' talmente concentrata sulle 'minoranze' che in Italia c'e' una maggioranza ormai senza voce di cui nessuno si occupa. Ne e' convinto Beppe Grillo, che sul suo sito ha pubblicato un lungo post proprio sui "diritti della maggioranza".

"E' giusto occuparsi dei diritti delle minoranze, ma chi si occupa dei diritti della maggioranza? L'agenda politica e' fitta come le maglie di un pescatore di gamberettti di interpellanze e leggi a favore delle minoranze, giustamente. Nulla da eccepire", ha premesso il leader dell'M5S. "La maggioranza del Paese e' pero' assente da qualunque provvedimento che non sia castratorio, da ogni discussione, trattata come un intruso", ha subito aggiunto. "I diritti delle famiglie, delle piccole medie imprese, degli studenti, di quelli che una volta si chiamavano, con una certa fierezza, 'lavoratori' ridotti a precari e nuovi emigranti, non hanno voce. La maggioranza ha oggi meno rilievo delle minoranze spesso strumentalizzate per nascondere i problemi del Paese", ha spiegato Grillo. "L'opinione pubblica e' trattata come un paria, come un minus habens da educare perche', evidentemente, se ha un parere nettamente contrario ai partiti e a chi si nasconde dietro di loro manovrandoli come marionette, allora 'non ha capito bene'", ha sottolineato.

"Quando, in modo miracoloso, la maggioranza riesce a esprimere il suo pensiero attraverso un referendum, come e' avvenuto per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, viene ignorata, come un bambino capriccioso, come un parvenu che vuole essere invitato al gran ballo senza essere stato invitato", ha insistito. "L'aspetto ridicolo e spaventoso di questa situazione e' che nella nostra carta costituzionale il potere e' attribuito al popolo ('La sovranita' appartiene al popolo' articolo 1), una situazione simile alla Costituzione Sovietica del 1936, in cui sulla carta comandavano i lavoratori, dove decideva pero' solo Stalin", ha ricordato."La maggioranza non puo' nulla. Non puo' votare per il proprio candidato, non puo' proporre leggi, non puo' neppure avere un referendum propositivo. Puo' solo stare a guardare il proprio Paese, la propria condizione sociale, spesso conquistata attraverso generazioni e decenni di sacrifici, scomparire come neve al sole", ha incalzato il leader dell'M5S. "Puo' solo stare in silenzio. E' il salvadanaio del Potere senza avere alcun potere. L'aumento dell'Iva, avvenuto con destrezza nascondendolo con la crisi, il raddoppio della Tares, la Service Tax e l'Imu insieme a una miriade di tasse e balzelli stanno trasformando la maggioranza del Paese in una classe indifferenziata di senza diritti, non piu' media o piccola borghesia, ma neppure piu' classe operaia".

"Chi perde il lavoro e' perduto. Lo Stato per lui, che ha pagato sempre tasse e contributi, magari per vent'anni, non muovera' un dito. Anzi, costui si ritenga fortunato se non bussera' alla sua porta Equitalia con il redditometro a chiedergli come ha fatto a sopravvivere con un reddito cosi' basso. Se si impicca, se emigra, se salta un pasto non interessera' mai a nessuno", ha assicurato Grillo. "Fa parte della maggioranza, quella senza diritti, senza voce, che tiene in piedi l'Italia, o almeno quello che ne resta", ha concluso ricordando una fase di Abramo Lincoln: 'La pubblica opinione e' tutto'.

GRILLO E IL FATTO - Peter Gomez e Marco Travaglio rispondono al leader del M5S, dopo che nelle scorse ore un attivista in un post sul blog li ha definiti “Falsi amici”. Gomez scrive: «È una tesi che non ci piace. Non perché da quelle parti c’è qualcuno (una piccola minoranza almeno a giudicare dai commenti) che ci considera falsi. Ma perché ancora una volta siamo costretti a constatare come in Italia, tra chi fa politica, resti molto popolare l’idea che l’esistenza di una stampa amica sia un fatto normale. Bene: qui al ilfattoquotidiano.it la pensiamo esattamente al contrario. Proprio come insegnò molti anni fa il creatore di Panorama Lamberto Sechi crediamo che “i giornalisti hanno amici, ma i giornali no”». Travaglio, attraverso in un editoriale sottolinea: «È la tipica abitudine partitocrati di classificare i giornali non per quello che scrivono ma per il loro grado di amicizia con questa o quella forza politica». Come dire, insomma, che l’idillio tra Fatto e Cinque Stelle pare finito

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