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Politica

"Queste giornate di primavera ricordano un altro aprile, quello del 1945", scrive Beppe Grillo sul suo blog. "La fine di una lunga guerra e la volontà di ricostruzione. Il Paese, come allora, è in macerie. C'è però una differenza, tra il comico e il tragico. Nessuno dopo il 25 aprile si azzardò a girare per le strade in fez e camicia nera. I fascisti si dileguarono o cambiarono casacca. Il ventennio mussoliniano si concluse nel peggiore dei modi, ma nel dopoguerra almeno non si candidarono al Governo i superstiti del Gran Consiglio del Fascismo. Non ci fu un inciucio tra Togliatti e Dino Grandi. I responsabili non si ripresentarono come salvatori della Patria come avviene con Berlusconi, Bersani e D'Alema. La Nazione prese atto del disastro a cui l'aveva condotta il fascismo e voltò pagina. Il teatro Capranica, ieri sera a Roma, ricordava un altro teatro, il Lirico di Milano, dove Mussolini tenne l'ultimo discorso il 16 dicembre del 1944 per ricompattare i resti delle camice nere. Capranica è l'ultima raffica dell'inciucio. Gargamella ha inseguito i puffi presenti in sala per convincerli a votare l'ex democristiano Marini, candidato dal pdl, invece di Rodotà, che sarebbe acclamato dagli italiani per plebiscito. Marini rappresenta lo status quo, la garanzia di un governo Bersani "amico del giaguaro" che vuole smacchiare lo psiconano con la lingua, la nomina di un ministro della Giustizia non ostile a Berlusconi e forse l'innalzamento di quest'ultimo a senatore a vita il prossimo anno. Nessuno ha spiegato a Bersani che l'Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano come è avvenuto negli ultimi vent'anni. Il Paese vuole togliersi, definitivamente, il sudario in cui l'hanno avvolta i caporioni del pdl e del pdmenoelle. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza. Siamo esausti".

LO SPETTRO DI PRODI - "Noi andiamo avanti con Rodotà". Lo conferma Roberto Fico, del M5S, chiarendo che il nome di Prodi potrà essere votato "solo se tutti i candidati M5S prima di lui nella rosa dovessero rinunciare". Non è stata presa alcuna decisione ufficiale, ma la Lega - spiega un 'big' di via Bellerio - è pronta a 'mollare' Marini. "Con questi numeri non si può andare avanti su questo nome", riferiscono le stesse fonti. Timori sulla tenuta di Marini anche nel Pdl e in Scelta civica. "Nel Pd c'è troppo grillismo", dice un esponente di Scelta civica, "oggi ha perso il partito delle larghe intese". Nel partito di via dell'Umiltà al momento si punta ancora sullo schema Marini, ma si continua a non escludere la pista D'Alema alla quarta votazione. La vera preoccupazione, però, è che torni ad affacciarsi il 'nemico' Prodi.

TRE IPOTESI IN CAMPO - "Ora si comincia a giocare sul serio". In Transatlantico piu' di un parlamentare democrat spiega che la bocciatura di Franco Marini apre ora nuovi scenari, soprattutto dopo la decisione di far votare scheda bianca nelle due prossime votazioni che necessiterebbero dei due terzi per raggiungere il quorum. Si comincera' a votare seriamente solo dalla quarta votazione, quando bastera' la maggioranza semplice. Ecco allora che cominciano a muoversi le truppe e gia' si delineano tre scenari possibili.

Il primo vede un nome assolutamente nuovo affacciarsi all'orizzonte. Lo chiede Walter Veltroni, lo chiedono gli ex popolari. "Serve un nome che non sia gia' stato detto, altrimenti a chi si candida potrebbe succedere domani quello che e' successo oggi a Marini" spiega un ex popolare che non ha gradito la bocciatura dell'ex presidente del Senato. Quale nome e' presto per dirlo, ma si potrebbe tornare a una figura istituzionale e dunque tornano in auge Annamaria Cancellieri o uno dei giudici della Corte costituzionale. La seconda ipotesi, assolutamente non in ordine di possibilita', e' che Pd e Pdl convergano sul nome di Massimo D'Alema. "Il nome di Rodota', che alle prossime due votazioni potrebbe crescere - spiega un dalemiano - potrebbe indurre a giungere ad un accordo".

La terza ipotesi e' Romano Prodi. "Credo che alla quarta giungeremo a lui - spiega un giovane turco - anche se io preferirei D'Alema". Pippo Civati lo candida ufficialmente. Il M5s tentenna, due deputati spiegano che mai voterebbero l'ex premier. "Non e' proprio cosi', afferma Sandro Gozi - sarei cauto a dire che il M5s non e' a favore di Prodi". Insomma, i contatti fervono, gli sponsor dell'uno o dell'altro candidato si muovono per cercare i voti, mentre si attende di vedere quando si riunira' l'assemblea del gruppo (gia' circola l'ipotesi di autoconvocarlo con le firme di un decimo dei componenti) e quali saranno le scelte che annuncera' il segretario.

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