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Ripensare lo Stato sociale, lotta all'evasione, liberalizzazioni e concorrenza. Yoram Gutgeld, direttore di Mckinsey fino a marzo 2013, è considerato il guru dell'economia di Matteo Renzi. Ha da poco pubblicato 'Il rilancio parte da sinistra', un documento che molti considerano il programma del Sindaco di Firenze. Intervistato da Affaritaliani.it, Gutgeld ne spiega i punti salienti. "Prima di tutto venderei il patrimonio pubblico, sia quello immobiliare che mobiliare", poi serve una riforma del Fisco "rendendolo più semplice e consulenziale, che tenga conto della storia fiscale del contribuente". La Spending review è necessaria, anche se "serve un governo che duri 5 anni, perché i benefici si vedono sul lungo periodo". E sullo Stato sociale: "Dobbiamo ripensarlo".

 

yoram gutgeld 2@Tommaso5mani

Ripensare lo Stato sociale, lotta all'evasione, liberalizzazioni e concorrenza. Yoram Gutgeld, direttore di Mckinsey fino a marzo 2013, è considerato il guru dell'economia di Matteo Renzi. Ha da poco pubblicato 'Il rilancio parte da sinistra', un documento che molti considerano il programma del Sindaco di Firenze. Intervistato da Affaritaliani.it, Gutgeld ne spiega i punti salienti. "Prima di tutto venderei il patrimonio pubblico, sia quello immobiliare che mobiliare", poi serve una riforma del Fisco "rendendolo più semplice e consulenziale, che tenga conto della storia fiscale del contribuente". La Spending review è necessaria, anche se "serve un governo che duri 5 anni, perché i benefici si vedono sul lungo periodo". E sullo Stato sociale: "Dobbiamo ripensarlo".

 

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Ripensare lo Stato sociale, lotta all'evasione, liberalizzazioni e concorrenza. Yoram Gutgeld, direttore di Mckinsey fino a marzo 2013, è considerato il guru dell'economia di Matteo Renzi. Ha da poco pubblicato 'Il rilancio parte da sinistra', un documento che molti considerano il programma del Sindaco di Firenze. Intervistato da Affaritaliani.it, Gutgeld ne spiega i punti salienti. "Prima di tutto venderei il patrimonio pubblico, sia quello immobiliare che mobiliare", poi serve una riforma del Fisco "rendendolo più semplice e consulenziale, che tenga conto della storia fiscale del contribuente". La Spending review è necessaria, anche se "serve un governo che duri 5 anni, perché i benefici si vedono sul lungo periodo". E sullo Stato sociale: "Dobbiamo ripensarlo".

 

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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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Ripensare lo Stato sociale, lotta all'evasione, liberalizzazioni e concorrenza. Yoram Gutgeld, direttore di Mckinsey fino a marzo 2013, è considerato il guru dell'economia di Matteo Renzi. Ha da poco pubblicato 'Il rilancio parte da sinistra', un documento che molti considerano il programma del Sindaco di Firenze. Intervistato da Affaritaliani.it, Gutgeld ne spiega i punti salienti. "Prima di tutto venderei il patrimonio pubblico, sia quello immobiliare che mobiliare", poi serve una riforma del Fisco "rendendolo più semplice e consulenziale, che tenga conto della storia fiscale del contribuente". La Spending review è necessaria, anche se "serve un governo che duri 5 anni, perché i benefici si vedono sul lungo periodo". E sullo Stato sociale: "Dobbiamo ripensarlo".

 

yoram gutgeld 2

Onorevole Gutgeld, nel documento che lei ha pubblicato ("Il rilancio parte da sinistra. Come fare ridere i poveri senza fare piangere i ricchi"), delinea gli interventi economici di cui l'Italia ha bisogno per riprendere a crescere. Per prima cosa parte dalla lotta all'evasione fiscale. Un cavallo di battaglia di Monti, ripreso anche da Letta, ma che fino ad ora ha dato pochi frutti. Come bisogna affrontare il problema?
"I numeri parlano chiaro: l'evasione in Italia negli ultimi anni non è diminuita, anzi, è aumentata. Ce lo dicono le cifre dell'Agenzia delle Entrate. Ma c'è di più. La relazione della Corte dei conti del 28 maggio sostiene che le misure intraprese da Tremonti nel 2008 hanno smontato i provvedimenti anti-evasione messi in piede dal governo Prodi. Ad esempio il limite di spesa in contanti o l'abolizione dell'elenco dei clienti e fornitori".

Tremonti è intervenuto anche sui poteri di Equitalia, in molti ormai identificano l'ente di riscossione come la propaggine del governo che mette le mani in tasca agli italiani. E' così?
"Equitalia e l'Agenzia delle Entrate stanno lavorando e bene, anche se delle volte sono percepiti come troppo intrusivi. Però Attilio Befera, quando è venuto in commissione Finanze, ha detto che la sua più grande preoccupazione è che si perseguano contribuenti onesti. Insomma, il problema non è né Equitalia né l'Agenzia delle Entrate, ma al massimo le regole a monte".

Che cosa fare allora?
"Dobbiamo riformare il Fisco rendendolo più semplice e consulenziale. Ad esempio andando verso un modello di dichiarazioni pre-compilate. Il Fisco ha le informazioni per prevedere quanto una azienda deve pagare. Se l'azienda condivide non c'è più la verifica né l'accertamento. Poi bisogna  tenere conto della storia fiscale del contribuente: se una persona fa un errore nella compilazione dei redditi ed è sempre stato un fedele contribuente non deve essere perseguitato. E poi bisogna introdurre la tracciabilità elettronica di tutti i passaggi di denaro".

Nel suo documento parla anche di Spending Review, un unicorno ormai. Il governo Monti aveva affidato a Enrico Bondi il compito di tagliare la spesa dello Stato eliminando sprechi e inefficienze. Di risultati se ne sono visti pochi. Come mai?
"L'Italia ha un grosso problema di spesa pubblica non produttiva. Le faccio un esempio".

Prego…
"Nella sanità i costi stanno salendo. Noi abbiamo bisogno di passare dal modello basato sugli ospedali a quello dei servizi territoriali. Tutti i malati cronici devono essere seguiti in maniera preventiva con la telemedicina, con il monitoraggio remoto. Andando in questa direzione si migliora il servizio e si riducono i costi. Questo processo richiede dai tre a i cinque anni. I benefici si vedono nel corso del tempo in maniera crescente e con un livello di servizio migliore Una spending review che vuole tagliare in un anno 10-15 miliardi è irrealistica, perché finisce col fare tagli lineari".

Però ci vuole un governo che duri cinque anni. Quello Letta non sembra in salute...
"Sì, questo è vero. Ma sono ottimista, questo governo non deve partire pensando che non durerà".
 

Matteo Renzi (1)

Nel suo paper parla di regulation e liberalizzazioni, che cosa intende?
"Molti settori economici hanno livelli di concorrenza soddisfacenti, ma costi alti. Per fare un esempio nelle assicurazione auto noi spendiamo il doppio dei francesi. Questo nonostante ci sia molta concorrenza. Il problema sono le regole del settore".

In che senso?
"In Italia ci sono tante frodi alle assicurazioni. Paghiamo di sinistri 14 miliardi all'anno, in Francia sono 6. Bisogna combattere il fenomeno e lo si può fare solo cambiando le regole. Ad esempio con le banche dati frodi, con l'obbligo dell'utilizzo della scatola nera. Le tabelle di risarcimento per i danni gravi pagano tra le due e le 5 volte rispetto all'estero, troppo. Non ci sono neppure carrozzerie convenzionate. Questi sono tutti elementi che se introdotti farebbero abbassare i costi delle assicurazioni e quindi ridurre la pressione economica sulle famiglie".

Pensa che lo Stato dovrebbe vendere le sue partecipazioni nelle aziende e dismettere il patrimonio immobiliare?
"Io venderei il patrimonio pubblico immediatamente. Sia quello immobiliare che mobiliare. Non credo che lo Stato debba possedere imprese o pacchetti azionari. Anche qui le faccio un esempio. Abbiamo migliaia di case popolari che potrebbero essere vendute agli inquilini a prezzi bassi. Questo non solo porterebbe liquidità nelle casse, ma darebbe una sferzata al settore delle costruzioni, perché i nuovi proprietari investirebbero denaro per ristrutturarle".

Quando c'è stato lo scandalo Monte dei Paschi di Siena alcuni nel Partito democratico ventilarono l'ipotesi di nazionalizzare la banca per evitarne il default. Per lei uno scenario del genere è un'eresia?
"Io spero non ci si arrivi mai. Lo Stato non deve possedere le banche. Non è una buona soluzione, ma se fosse l'estrema ratio si potrebbe anche fare, come è stato fatto negli Usa o in Inghilterra. Piuttosto servono nuovi azionisti che mettano capitali in Mps riducendo il ruolo della fondazione".

C'è un legame sottile tra lo scandalo Mps e il finanziamento ai partiti. Secondo lei andrebbe abolito?
"Noi ci dimentichiamo che nel 1993 gli italiani scelsero di abolirlo. La strada è stata tracciata lì, anche se la politica l'ha disertata".

Lei è stato direttore di McKinsey fino al marzo di quest'anno. Conosce il mondo della finanza e quello dell'impresa. Non crede che il passaggio dal finanziamento pubblico a quello privato dia a chi ha i soldi il potere di influenzare le scelte della politica?
"Il rischio c'è. Bisogna prima di tutto fare una legge che regoli il finanziamento privato affinché sia trasparente e con un tetto ai contributi massimi".

Nel suo pamphlet afferma che bisogna ripensare lo Stato sociale, dobbiamo smantellare il welfare?
"Dobbiamo ripensarlo, non smantellarlo. Dobbiamo adottare soluzioni pragmatiche che aumentino l'efficienza della spesa e la qualità dei servizi. Facciamo l'esempio delle persone non autosufficienti".

Prego.
"Queste persone ricevono un assegno dall'Inps. Le famiglie solitamente con questi soldi prendono in nero una badante, non qualificata, spesso straniera, che si prende cura dell'anziano. Questa persona però non partecipa molto all'economia italiana, ma manda quei soldi al paese di origine. Questo è un modello sbagliato. Abbiamo bisogno piuttosto di personale qualificato, pagato in modo adeguato, che viene assunto dallo Stato per prendersi cura degli anziani. Lo Stato deve dare servizi, non assegni. Inoltre una persona qualificata si può prendere cura di più persone".

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