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Politica

di Antonino D'Anna


 

Dalla Santa Sede in fibrillazione pre-Conclave arriva la notizia che un gruppo di cardinali avrebbe espresso una richiesta: il prossimo Papa, chiunque sia, dovrà dedicare un passaggio del discorso della Messa per l'inizio del servizio petrino (un tempo si sarebbe detta "d'incoronazione") a rimarcare che il ruolo del Pontefice è a vita e che quindi non ci si può dimettere come invece ha fatto Benedetto XVI. Una richiesta che sa tanto di Curia e di curialismo, dal momento che sarebbe interessante sondare nel mondo decine di vescovi emeriti, che a 75 anni hanno - secondo il codice di Diritto Canonico - presentato le loro dimissioni obbligatorie e sono stati sostituiti da un altro pastore, più giovane e con nuove energie. La richiesta di questo gruppo di cardinali riporta indietro nel tempo, a quando nel 1970 Paolo VI con l'Ingravescentem aetatem decise che i cardinali di Curia avrebbero perso a 80 anni ogni incarico e sempre alla stessa età non avrebbero potuto più votare o essere eletti Papa. Si racconta che Giovanni Battista Montini avesse deciso di introdurre questo limite perché durante il Conclave del 1963 che lo elesse Papa, si sarebbe ritrovato accanto un ottuagenario confratello convinto di essere ancora al Conclave 1958 che aveva eletto Giovanni XXIII. Naturalmente la decisione fu oggetto di pesanti critiche, con cardinali potentissimi come l'allora Prefetto del Sant'Uffizio da poco Congregazione per la Dottrina della Fede Alfredo Ottaviani schierati sul fronte del no e pronti a chiedere che il Papa introducesse la stessa norma, il limite degli 80 anni, anche per la missione del Vicario di Cristo. Questo non avvenne (Montini ritenne fosse inapplicabile al Papa per la sua particolare missione), e Paolo VI spirò la sera del 6 agosto 1978 a Castel Gandolfo. Ma nei mesi amari della sua malattia, segnati anche dal rapimento e la morte del suo amico Aldo Moro, Montini pensò seriamente alle sue dimissioni per il bene della Chiesa. E sappiamo da monsignor Loris Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, che anche il Papa buono minato dal cancro vi pensò.

Ma torniamo a noi. Chi chiede l'affermazione del principio del Papato a vita, scrive il Corriere, lo fa sulla base di una convinzione: le dimissioni papali rischierebbero di desacralizzare la figura del Pontefice, trasformando la Chiesa in un'organizzazione laica. Torniamo a chiedere a queste eminenze se l'avvicendamento dei vescovi diocesani non abbia già compiuto tutto questo: ragionando su questa riga, si potrebbe dire che come si avvicendano - per esempio - i comandanti delle Forze Armate, così si avvicendano i vescovi nelle diocesi (e qualche bello spirito vaticano, in passato, sostenne che l'episcopato fosse equivalente al grado di capitano, a quello di generale il cardinalato). Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa il cardinale Angelo Bagnasco, che in quando Ordinario Militare emerito è assimilato ad un Generale di Corpo d'Armata, ma non facciamoci trascinare dall'entusiasmo.

C'è, in questa richiesta cardinalizia, una velata accusa di vigliaccheria nei confronti del Papa appena dimesso. C'è di più: un'accusa di sacrilegio, se per queste eminenze le dimissioni papali potrebbero portare alla desacralizzazione della figura papale. Come se Joseph Ratzinger non avesse detto niente. Come se il suo "Non scendo dalla Croce, ma sto innanzi al Signore in modo nuovo" fosse un'eresia. Davanti a un gesto nuovo, che scompagina la Curia e la porta in secondo piano in un momento in cui la Curia non è certo molto amata, ecco la reazione: tornare all'antico e in fretta, tutelando lo status quo. Il Papa, anche se il Codice di Diritto Canonico lo prevede espressamente, deve far finta che la possibilità di dimettersi non esista; dev'essere eroico e morire sul trono, sclerotizzando la Chiesa (e accrescendo peso e potere della Curia) durante la sua malattia come sempre accade durante le fasi finali di ogni pontificato. Leone XIII, 93enne in buona salute, era a detta dei suoi contemporanei ormai in grado di decidere alcunché; Pio XII pregava nella sua agonia perché la Chiesa fosse presto sbarazzata di lui; con Giovanni Paolo II abbiamo assistito ad una discreta ma costante ascesa del suo segretario Stanislao Dziwisz, da alcuni definito "il Papa ombra". Con le dimissioni di Benedetto XVI tutto questo non è accaduto.
La santità di un uomo non si può misurare dal modo in cui muore, ma dal modo in cui vive. Padre Pio, visto che siamo in tema, diceva: "E' il caso che fa l'eroe, ma la virtù di tutti i giorni che fa l'uomo giusto". Forse la Chiesa non ha bisogno di eroi, ma di santi. Indipendentemente dal fatto che muoiano o meno sul trono di Pietro.

 

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