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Politica
“I numeri ci sono. Si va avanti”. Leu blinda Conte e guarda già oltre il 2023

Nessun innesto, pescando qua e là per tirare a campare, “ora si apre una fase in cui bisogna consolidare e provare ad allargare la maggioranza, ma sulla base di un progetto solido e di ampio respiro per il Paese. Un progetto, insomma, che guardi non solo a questa legislatura, ma necessariamente oltre”. Ne è convinta la senatrice di Liberi e uguali Loredana De Petris. La presidente del gruppo Misto, intervistata da Affaritaliani.it, dice subito di non voler sentir parlare di Conte bis, Conte ter: “Basta con le letture politiciste di questa crisi. Il tema oggi non c’è. Il governo ha incassato la fiducia nei due rami del Parlamento e da qui si riparte”.

Senatrice, però, il dato numerico al Senato è tutto tranne che confortante, non le pare?
E’ stato evitato un salto nel buio. Il risultato raggiunto è importante perché ha permesso che non si aprisse una crisi pesantissima per il Paese. Sul fronte dei numeri, a parte che dal punto di vista costituzionale non c’è nessun problema, vorrei ricordare un altro aspetto.

Quale?
Non dimentichiamo che questo governo è in carica e, quindi, non si è presentato in Aula per la prima volta per ricevere un incarico.

Sul piano politico, tuttavia, il problema si pone.
E’ chiaro che si apre adesso una fase in cui bisogna consolidare la maggioranza e provare ad allargarla. Ma ciò va fatto non racimolando persone di qua e di là. Va bene il patto di legislatura - che tra l’altro va fatto coinvolgendo tutta la maggioranza -, ma sono dell’idea che questo sia il momento per mettere in campo un vero progetto per il Paese, a partire dal Recovery. Non si deve insomma ragionare con vecchi schemi. Serve aprire una riflessione ampia e aperta.

Anche a Italia viva e a Renzi?
Italia viva ha fatto tutto da sola. C’è stato un momento in cui ieri hanno fatto trapelare il voto contro. Auspico che Iv non si radicalizzi sul passaggio all’opposizione. C’è certamente un dibattito al suo interno. Vedremo cosa accade, fermo restando che, per quanto mi riguarda, ho sempre molto rispetto delle scelte e dei percorsi delle persone.

Resta il fatto che 156 voti favorevoli sono una soglia bassa per mettere in sicurezza il governo.
A parte che sarebbero stati 157 se non avessimo avuto un senatore in malattia per Covid.

E’ vero pure, però, che non sempre si può contare sull’apporto dei senatori a vita…
Due di loro votano stabilmente. Ma comunque la fiducia c’è stata. Non sono un’appassionata di questi calcoli. Resto convinta che un progetto alto creerà i presupposti per una stabilità politica, da cui discenderà una stabilità numerica.

Nel frattempo, il quotidiano significa confrontarsi non solo con i voti in Aula, ma anche nelle Commissioni. Lo strappo di Italia viva rischia di creare problemi?
Non è escluso che qualche problema l’avremo, ma spero che le cose possano nel giro di poco tempo aggiustarsi.

C’è bisogno di creare gruppi stabili, una quarta gamba per l’esecutivo?
Serve una scossa forte, pure per recuperare il tempo che abbiamo perso. Ma le forze nuove si aggregano intorno a un’idea, a un progetto. Il vero banco di prova sarà il Recovery. Su questo dobbiamo correre. E il Parlamento dovrà lavorare molto sia adesso e sia, dopo il confronto con l’Europa, per l’approvazione definitiva. Ecco perché rappresenta una possibilità di consolidamento e anche di allargamento della maggioranza. E’ molto più facile, infatti, attrarre sulla base di proposte.

A proposito di gruppi, se Riccardo Nencini dovesse ritirare il simbolo messo a disposizione al Senato, Italia viva diventerebbe la componente più ampia del Misto al Senato. La sua presidenza sarebbe a rischio?
Il Misto ha un Regolamento preciso che non ho fatto certo io e che può essere modificato solo con i 2/3. Renzi dice che non farebbe una “carognata” simile a me? Lo ringrazio, ma gli ricordo, appunto, quanto prevede il Regolamento.

Lei ha condiviso l’appello del premier Conte in Aula a liberali, europeisti e socialisti?
Ritengo che tra le grandi culture europee ad essere più avanti sia quella verde. Un progetto di ampio respiro per l’Italia non può non avere una visione ecologista. Serve un programma forte incentrato su green e lotta alle disuguaglianze. Questa è la chiave.

 

 

 

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