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Politica
I togati del Csm contro Renzi: "Amarezza, ci irride"

"Amarezza" per "l'atteggiamento irridente di alti esponenti istituzionali" di fronte alle osservazioni che l'Associazione nazionale magistrati ha diffuso ieri sui progetti di riforma del governo. E' quanto e' stato espresso stamane nel corso del plenum da alcuni togati del Consiglio superiore della magistratura, dopo le dichiarazioni di ieri sera del premier Matteo Renzi. "E' con imbarazzo che iniziamo questo nuovo anno consiliare con la sensazione che la voce degli organi rappresentativi, istituzionali o privati della magistratura, sara' sempre meno ascoltata - ha detto il togato di Unicost, Paolo Auriemma - l'atteggiamento irridente di alti esponenti istituzionali alle parole della Anm riecheggia anche in quest'aula ove, mi chiedo, quale peso potranno avere presso la politica i nostri pareri al ministro sui disegni di legge".

Secondo Auriemma, "l'amarezza della risposta alle osservazioni dell'Anm pesa su tutta la magistratura, su tutti gli operatori di giustizia, che sentono sottovalutato e svilito il proprio pensiero la propria sensibilita', il proprio ruolo. La magistratura non si e' mai sottratta al confronto - ha aggiunto il togato di Unicost - e sempre ha rispettato e rispettera' le leggi che il Parlamento approvera', ma pretende allo stesso modo ascolto e rispetto, perche' e' proprio dal confronto che nasce una cultura comune in cui chi ha il dovere di porre le regole si cala nella realta' di coloro che governa". In cio', ha proseguito Auriemma, la vicenda della riduzione delle ferie dei magistrati "e' emblematica: cio' che la magistratura paventa non e' tanto che vi sia una riduzione dei giorni di ferie in se', una vicenda posta ad arte e che forse fa smarrire dai temi principali che riguardano la giustizia, ma che attraverso un provvedimento di tal fatta venga implicitamente sospesa e additata all'opinione pubblica una responsabilita' nel ritardo dei tempi delle decisioni addebitabili alla magistratura. Penso che la durezza della sezione disciplinare, in questi anni criticata dagli stessi magistrati, sia rappresentativa del controllo che si esercita su giudici e pubblici ministeri e che le cause dei ritardi siano in minima parte da addebitare agli operatori del diritto, il tutto in un quadro in cui sembrano non essersi operate incisive riforme strutturali".

Ad Auriemma si e' immediatamente associato il togato di Magistratura Indipendente, Antonello Racanelli: "I problemi non possono risolversi con battute irridenti nei confronti dell'interlocutore - ha detto - sulle ferie viene fatta una demagogia, e non si vuole cercare di capire che una decisione simile rischia di creare una serie di proteste e agitazioni che contribuirebbero ad affossare ancor di piu' il sistema giustizia. Nessun magistrato ha mai chiesto il recupero dopo un turno notturno festivo, ma se verra' equiparato al pubblico impiego allora rivendichera' i suoi diritti". Sulla questione e' intervenuto anche il togato di Area, Paolo Carfi': "Si puo' discutere di tutto, anche delle ferie dei magistrati, e' il metodo che e' umiliante perche' la magistratura viene rappresentata come una categoria di persone che non lavorano. I problemi sono ben altri - ha osservato Carfi' - l'organico dei magistrati e' di quasi 10mila unita', oggi siamo neanche 9mila, e ci saranno quelli che andranno in pensione. L'allusione irridente alle ferie dei magistrati e alla responsabilita' civile ha umiliato l'intera magistratura, si puo' discutere di tutto, ma in altro modo e con reciproco rispetto". La questione delle ferie "e' uno specchietto per le allodole - ha rilevato poi il togato indipendente Paolo Corder - possono ridurre le ferie e inasprire la responsabilita' civile, ma allora sara' necessario aumentare il personale amministrativo e l'organico dei magistrati. Le toghe italiane sono le piu' produttive d'Europa".

Il togato di Area, Roberto Rossi, da parte sua, ha osservato che "purtroppo stiamo assistendo soltanto ad annunci, non c'e' un testo ufficiale e questo non e' rispettoso anche per il Csm che mi auguro dara' un suo parere sul decreto che, a quanto sembra, presenta molti problemi tecnici e non aiutera' il cammino del processo civile. Per questo e' ancor piu' grave concentrarsi sul problema minimale delle ferie dei magistrati". A concludere il dibattito e' stato il vice presidente del Csm, Michele Vietti, il quale, riferendosi al discorso del consigliere Auriemma, ha voluto osservare che "dalla sezione disciplinare non vi e' durezza ma equita'". Quello di oggi e' stato il primo plenum dopo la proroga dell'attuale Csm, dato che si attendono ancora le nomine degli 8 nuovi laici da parte del Parlamento. L'attuale Csm rimarra' in carica fino a quando, dopo la 'fumata bianca' alle Camere, ci sara' l'insediamento del nuovo Consiglio, per il quale, in luglio, sono gia' stati eletti i 16 togati.

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