Il “caso Roggero” divide gli italiani. Quando il tema sembrava sopito, ecco un sondaggio di opinione che ne rilancia l’attualità. Il 45,4% degli intervistati è convinto che si sia trattato di legittima difesa, il 44,8% no. La rilevazione di Only Numbers fotografa il sentimento del Paese. Ma dal Governo ci si dovrebbe e potrebbe aspettare qualcosa di più e di diverso. E invece è come se si affermasse la logica della “pillola del giorno dopo”.
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E’ il contraccettivo ritardato che dichiara un piccolo o grande errore, dovuto all’età o all’incoscienza. Lo stesso procedimento da anni lo vediamo applicato ai problemi della Giustizia, e non solo. Ci si accalora e ci si accapiglia “il giorno dopo”. Sbagliato ma lecito nell’orizzonte della vita personale e familiare. Quasi inaccettabile per chi ha responsabilità di Governo.
Il “caso Roggero” è una tragica pillola del giorno dopo. Sulla vicenda in sé – del gioielliere rapinato, minacciato e poi trasformatosi in omicida, per vendetta o per difesa propria e della propria famiglia – tutti hanno detto tutto, e resta un dramma vero, umanamente ingiudicabile, che divide l’opinione pubblica. Ma l’amministrazione della Giustizia deve fare il suo corso, con le norme vigenti. I magistrati sbagliano, come tutti, e quando sbagliano fanno più male di altri e troppo spesso non pagano per i loro errori. Eppure, in questa vicenda non è facile caricare la croce sulle loro spalle. Sia per le regole (probabilmente inapplicabili) della legittima difesa, sia per quelle del risarcimento civile: non è lecito per chi governa, accorgersi “il giorno dopo” che le norme sono perfettibili. Non si può gridare allo scandalo – ammesso che lo sia – quando non si è fatto nulla per evitarlo.
Al bar ci si può azzuffare sul sentimento della giustizia popolare, quasi a livello infantile, dove il “giusto” e l’”ingiusto” sono categorie dello spirito; ma il diritto pretende previsioni e definizioni che la legge deve indicare. Non è un bel vedere i tre partiti di maggioranza (sono ormai quattro con i “vannacciani”) beccarsi come i capponi di Renzo, visto che in quattro anni avrebbero potuto cambiare molte delle regole che oggi contestano. Il “giorno dopo” è troppo tardi. Non c’è una pillola contraccettiva in questo caso, c’è solo lo spazio della polemica compulsiva e irrazionale.
Il mondo dei social network ci ha messo del suo: le reazioni improvvise e quasi isteriche prevalgono ormai su ogni azione progettata e programmata. Ma l’attività di governo non può allinearsi a questa moda, dove l’emozione di un momento prende il posto di ogni altro sentimento.
C’è l’ennesimo “rave party” dalle parti di Modena? Ecco il decreto legge contro i “rave party”. C’è il nuovo conflitto tra la legittima difesa e il suo eccesso (o l’omicidio successivo a una provocazione crudele e ripetuta alla difesa dei familiari e della proprietà privata), ecco la voglia di nuove leggi da cambiare. Il giorno dopo.
Sul tema della Giustizia non è bastato un referendum male impostato e su una questione discretamente marginale – come la separazione delle carriere dei magistrati – di nuovo ecco che prevale l’isteria che pendola tra garantismo e giustizialismo senza dare conto dell’uno e dell’altro, se non per scelta di opportunismo politico. Come accade per la nuova ennesima corsa all’arruolamento in lista. Un tempo ci si batteva per avere Cicciolina – e le corti di “nani e ballerine” che hanno sempre accompagnato gli appuntamenti elettorali degli anni Ottanta – oggi si litiga per avere Mario Roggero, e se lui è incandidabile può andare bene la figlia, magari un nipote, un parente acquisito. Così come dall’altra parte della barricata, la prossima Ilaria Salis potrebbe essere rappresentata da qualche amico o affine dei ladri divenuti vittime durante la rapina perpetrata ai danni del gioielliere Roggero. Così sia.

