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A Palazzo Grazioli vertice ristrettissimo tra Berlusconi e le 'colombe' del Pdl per cercare una mediazione sulla fiducia a Letta. Il premier è salito al Colle per un colloquio con Napolitano, poi a pranzo ha ricevuto il sindaco di Firenze Matteo Renzi e subito dopo lo zio Gianni. In Forza Italia si continua a litigare e soffiano venti di scissione. Daniela Santanché si dichiara disposta a offrire la sua testa ad Alfano, capofila dei contrari rispetto alla linea dell'intransigenza, pur di ricomporre la frattura. Il Pd riunisce la segreteria e dichiara il proprio sostegno compatto al governo. Al contrario la Lega annuncia che non voterà la fiducia. Mentre i quattro senatori "tranfsughi" dei 5Stelle, passati al gruppo Misto, appoggeranno l'esecutivo.

LETTA E RENZI - "Un pranzo lungo e cordiale" svoltosi nell'appartamento privato del premier in un "clima molto sereno". Fonti vicine al presidente del Consiglio descrivono così il colloquio tra il presidente del Consiglio e il sindaco di Firenze, che sarebbe stato concordato nei giorni scorsi.

NEL PDL -  Ancora una riunione, per tentare di placare il dissenso ed evitare la scissione. Silvio Berlusconi convoca un vertice a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito. Presenti i due capigruppo, Renato Brunetta e Renato Schifani, il coordinatore Denis Verdini e Angelino Alfano. Un mix di falchi e colombe, che tutti insieme escono dal palazzo intorno alle 13.30, lasciando da soli il vicepremier e il Cavaliere. Durante l'incontro i fedelissimi dell'ex premier hanno pianificato la strategia che il Pdl-Forza Italia dovrà seguire domani, in occasione del discorso che Letta farà alle Camere. Alfano rimane da solo con Berlusconi dopo la fine della riunione. La notte scorsa un analogo faccia a faccia tra i due ha registrato momenti di alta tensione.

ALFANO - Il vicepremier ha insistito perché si ascolti quello che Letta dirà in merito a giustizia, economia, riforme e amnistia. E ha riferito che gli ex ministri, pur avendo rassegnato le dimissioni, sono contrari alla crisi e non garantiscono il voto di sfiducia. Posizione ribadita da Maurizio Lupi, ministro Pdl dimissionario ma con molte perplessità: "Io sono sempre ottimista, molto ottimista", ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se il governo domani ce la farà a superare la crisi. Lo stesso Lupi, tra l'altro, prende parte in qualità di ministro dei Trasporti ancora in carica ma dimissionario, al tavolo di palazzo Chigi su Alitalia con azienda, banche e Adr. Una mossa considerata negli ambienti politici del centrosinistra un "chiaro segnale" di dissenso nei confronti della linea del capo.

LA FRONDA - L'esito della partita interna al centrodestra è dunque da decidere, eppure in ambienti parlamentari circola con insistenza la voce dell'ormai imminente nascita di un gruppo parlamentare denominato pdl-ppe in cui, al senato, dovrebbero confluire gli azzurri pronti a strappare con il Cavaliere per garantire il prosieguo del governo Letta. Al lavoro ci sarebbero soprattutto i siciliani vicini ad Alfano: i numeri sono variabili, ma le adesioni sarebbero già una ventina. L'operazione, viene sempre spiegato, si baserebbe su tre pilastri: esecutivo avanti fino al 2015, modifica della legge elettorale e varo dei provvedimenti economici.

QUIRINALE -  Mentre i berlusconiani discutono, il presidente Giorgio Napolitano riceve al Quirinale il premier Enrico Letta e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Enrico Franceschini. E' l'altro versante di questa crisi: premier e presidente che analizzano la situazione alla luce di quello che ieri Berlusconi ha detto ai suoi parlamentari, vale a dire l'idea di dare al governo una settimana di tempo per rimediare all'aumento dell'Iva e poi passare la legge di stabilità. Quindi scioglimento e le urne. Una prospettiva, quella tracciata dal Cavaliere, che vede contrari tanto Napolitano quanto Letta. Restano sul tappeto sia l'opzione della richiesta di fiducia, sia quella della richiesta di un semplice dibattito parlamentare.

LA PITONESSA - Pur di evitare la scissione interna Daniela Santanché, consigliera privilegiata del Cavaliere, a un certo punto annuncia: "Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l'unità del Pdl-Forza Italia - scrive in una nota - Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d'argento, perchè l'unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell'Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi".

IL PD - Dai democratici, intanto, arriva una dichiarazione di sostegno compatto al governo. E' l'esito unitario della segreteria del partito, riunita in mattinata per affrontare l'emergenza crisi.

GLI EX M5S - Anche senatori fuoriusciti dal Movimento Cinque Stelle e passati al gruppo Misto annunciano che confermeranno la fiducia a questo esecutivo. Lo dice la senatrice Adele Gambaro ai microfoni di Sky tg24, parlando a nome anche di Fabiola Anitori, Paola De Pin e Marino Germano Mastrangeli.: "A noi interessava che nel programma di questo governo ci fosse qualche nostro punto programmatico". Ora mi sembra che ci sia, ad esempio, "la riforma della legge elettorale e quindi dovremmo dare la fiducia".

BRUNETTA - Nel clima di concitazione generale, Renato Brunetta ritiene, Costituzione alla mano, che chiedere la fiducia sia impossibile: "Allo stato attuale - spiega il capogruppo Pdl alla Camera - sembrerebbe che Letta non può chiedere la fiducia, perché prima deve risolvere il rebus delle dimissioni dei suoi ministri, e solo dopo può chiedere alle Camere di esprimersi favorevolmente o meno rispetto al suo governo. L'alternativa è dimettersi".
 

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