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Politica

È stato abilissimo Berlusconi. Quasi diabolico, nel realizzare una trama che lo mette (quasi) al sicuro dai suoi due incubi peggiori: l'arresto e la sfida con Renzi.
Ma andiamo con ordine.

Era evidente che le dimissioni dei parlamentari avevano lo scopo di alzare il polverone e di esasperare Quirinale e Palazzo Chigi ma che, prese solo per il loro gesto, non portavano all'obbiettivo dichiarato. Un governo cade per un voto di sfiducia o se i ministri se ne vanno. Non di certo se si dimettono in massa i parlamentari che, peraltro, per regolamento, possono dimettersi solo singolarmente. Che devono aspettare l'approvazione dell'aula e che, comunque, sarebbero sostituiti dai primi non eletti della loro circoscrizione. Il risultato però c'è stato. Con il presidente del Consiglio che, umiliato dal gesto, decideva di fermare l'azione di governo fino al chiarimento in aula. Letta sospendeva così il blocco dell'iva, peraltro d'accordo con i ministri del Pdl, e cadeva nella trappola, grossa come una casa, tesa dal leader di Forza Italia.

Le tasse. Il chiodo fisso di Berlusconi. La litania che continua a ripetere, dal 1994. Tasse che, dal 1997 ad oggi, mentre ha governato 10 anni, sono aumentate del 52%. Ma non importa. Lui continua a dire che le tasse sono colpa della sinistra.  Ecco che il punto in più di IVA diventa un assist straordinario. Avete messo di nuovo le mani nelle tasche degli italiani, noi così non ci stiamo. Ecco l'urlo di venerdì sera. Ecco l'ipocrisia più grande. Ritiriamo i ministri perché siamo contrari all'aumento dell'iva: le questioni personali di Berlusconi non c'entrano nulla. E le dimissioni. annunciate in reazione al voto sulla decadenza di Berlusconi, allora che c'entravano? Non è chiara la sequenza? Dimissioni parlamentari, richiesta di una verifica e sospensione dei provvedimenti, aumento già previsto dell'iva, dimissioni ministri. Trappola scattata. Ora la colpa è di Letta. Ora il cerino è in mano sua.

Lo scopo più evidente così è raggiunto. Uscire da un governo che non sapeva come coprire IVA, deficit e imu dando la colpa agli altri. Magari, poi votando quello che conviene, come lo stop all'aumento dell'iva o la legge di stabilità, dall'esterno, come ieri pomeriggio annunciava lo stesso Berlusconi.

Interessante però è capire il perché questa partita a scacchi sulla nostra pelle. Gli obbiettivi, quelli finali, sembrano essere due.

Berlusconi spinge per elezioni subito. Il restyling del partito e i sondaggi lo rafforzano. Ma la fretta del voto ha un altro nome. Quello di Renzi.  Evitare lo scontro con lui, unico in tutti questi anni a spaventarlo. Votare il prima possibile, far saltare le primarie e trovarsi di fronte, magari, proprio Letta, quello delle tasse. Napolitano proverà a cercare una maggioranza alternativa, certo, ma le spinte per votare subito vengono anche da altri lidi e, dunque, l'alternativa rimane.

Ma poi c'è, sempre e comunque, la questione giudiziaria. Da capo dell'opposizione Berlusconi si sente più tutelato dalla sua più grande paura. L'arresto, che teme possa arrivare da Napoli. Se salta il banco salta anche la decadenza, lui resta senatore e ha l'immunità. Certo, a metà ottobre arriva la sentenza della corte d'appello sull'interdizione ma lui potrà ancora far ricorso in cassazione e i tempi si allungano. Per questo essere all'opposizione, paradossalmente, lo fa sentire, teoricamente, più tutelato di quanto non sia stare nella maggioranza.

Chiarita la sua posizione, resta da capire, però, come possano deputati e senatori del suo partito subordinare il loro ruolo politico al destino personale di uno solo. Che sarà anche il capo ma è uno. La rivolta di alcuni di loro, da Quagliariello allo stesso Alfano, è un fatto nuovo. Vediamo come decideranno alla fine. Gli analisti temono un possibile downgrade che vuol dire ripiombare nelle sabbie mobili come due anni fa. Vediamo cosa faranno quei moderati a disagio con la svolta radicale di Berlusconi. Possono decidere di sostenere il governo o di gridare al voto. Vediamo chi obbedirà alla sua coscienza e chi al suo padrone.

Adriana Santacroce
 

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