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Politica
Il commento/ Le orde barbariche all'assalto del potere

Di Salvatore Passaro

Sarebbe una condizione fortunata se avessimo davanti genie di saggezza, buon senso, educazione, fedeltà, umanità, ed invece ci intrattiene  inebetiti una arena tv, una partita di calcio o uno scontro in cui la vittoria è più importante del risultato, il trionfo vien celebrato come unico scopo e il vero peso che esso comporta ossia la realizzazione dei doveri, la soluzione dei problemi del paese e la costruzione di nuovi diritti al passo con la nuova società è vissuto appunto come un peso che potrebbe rovinare le foto dei ricevimenti, degli smoking, dei party . Pomposità tutta di tradizione romana con cui da millenni ormai il potere made in Rome dispiega ombre sugli occhi dei governati.

Chi conosce bene la storia antica e le sue cronache sa che cerimonie, ori e allori, broccati, brocche e pompe di ogni tipo aumentarono proprio prima e durante le invasioni dei barbari, che ammassarono orde per accaparrarsi un posto al sole  (litteraliter) ) attirati proprio da quella vita da quello stile e da quella ricchezza Proprio sul termine barbaro dovremmo fare una riflessione: uno stile di vita e di ‘atteggio’, un modus vivendi  e una modalità di discussione di azione di pensiero che ci allontana lontane anni luce dalle civilissime e rigorose maniere con cui le democrazie a noi superiori come Francia, Inghilterra e Usa viaggiano negli anni e nel mondo.

Perciò immaginate che cosa voglia dire assistere ogni giorno a tradimenti, colpi di mano, urla, epurazioni, processi, appropriazioni, volgarità in un tv diventata la vera  Camera Politica del Paese.

Vuol dire che il Paese segue l’esempio, amplificandolo.

La vita delle città più affollate segna scontri spesso mortali, le palestre si riempiono di esaltati, si vendono armi e eccitanti, auto veloci, moto possenti, bevande ipercaffeiniche, droghe egodilatanti  e disinibenti. Sostanze viagroidi fanno coppia con lolitismi d’acciaio

E soldi, soldi, soldi. Intorno,sopra,sotto. Dentro.

Ricerca spietata e amorale del denaro. Proprio ed altrui.

Una è la sintesi: tutti oggi cercano o chiedono ‘potenza’.

Tutti, in ogni parte politica o movimento, in ogni classe sociale, ad ogni età.

Una nuova volontà di potenza su scala individuale, una guerra che se non più giocata tra nazioni viene cercata e vissuta fra individui.

Ogni giorno tra casa e casa, nelle strade , tra auto e auto, per un parcheggio, per un voto, per una infedeltà.

Giorni che appaiono diversi perché frenetici, veloci ma in realtà costruiti ed impostati volutamente come accellerati, in realtà tutti uguali.

Velocità, gioventù, guerra, trionfo , successo. Oblio per gli esclusi.

Così si guidano le masse, le nuove orde moderne.

Le minoranza nascoste che noi chiamiamo erroneamente élite, guardano dalla finestra il palio dei barbari. Neoaristocrazie di plutocrats che demandano (alla stessa maniera con cui un burattinaio demanda al burattino) a uomini cresciuti nelle orde delle masse, di guidare la macchina vendendo l’illusione che guidare sia governare.

E a discapito dell’intelligenza empatica, quella che crea e difende i legami tra gli uomini, di fronte a questo azzuffarsi fra barbari si fa avanti una intelligenza ‘di resa’, quella che osserva, giustifica con l’alibi di comprendere e sfocia prima o poi nel cinismo. Nulla di più

Svanisce ed espatria così anche la ricchezza ‘empatica’, quella che si fonda sulla produzione di cose che migliorano la vita di tutti per far posto alla sempiterna cinica ricchezza malavitosa, che nasce dalla frattura fra vendere ciò che è proibito e controllare con le armi ciò che è abbandonato a se stesso.

Volontà di potenza ora e sempre.

Nella coscienza morale collettiva del dopoguerra nacque la ricostruzione degli anni 50, il risveglio umanista e la liberazione agapica degli anni 60, fino all’edonismo degli anni 80.

Ma il  crollo del muro e la fine del senso di colpa europeo sull’olocausto ( con il nuovo ruolo egemone delle Germania) hanno decretato la fine di quella coscienza collettiva e di fatto tolto i limiti alle ambizioni, alle volgarità ed all’arbitrio nelle giornate degli uomini.

E’ una continua guerra.

Esaltata nel cinema epicizzata nelle fiction  o nei talk, nelle news dei giornali che raccontano sempre la stessa storia di chi ce l’ha fatta con la solita ricetta di ambizione volontà ossessione.

Finanche portata in scena nel ventennio lideristico di un capo azienda di ieri, copiato e mutuato da un capo partito di oggi.

Io non so che cosa dovremmo davvero avere a cuore per salvare  da questa guerra la nostra nazione, ma so che la vita non è consumo dei giorni e non è consumo delle cose.

E che la fame di successo, di trionfo di potere è una bomba atomica su di noi  quando viene venduta come ricetta della vita per tutti.

Cominciamo a pensarci seriamente prima che i nostri figli finiscano sotto l’ombra di questa bomba.

 

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