L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi quale metafora della cultura televisiva, del web, del linguaggio “drogato”. Il suo successore, l’attuale premier Paolo Gentiloni, l’opposto: la potenza della semplicità e dell’understatement. In entrambi i casi vale il principio di Carl Gustav Jung: “Il fanatismo è l’iper compensazione di un dubbio”.
Al di là del merito e di quanto effettivamente fatto. Renzi doveva spaccare il mondo. Cambiare l’Italia. In televisione tutti i giorni. Qualsiasi manifestazione, intervento essere mega evento mediatico. Ma ciò che è prezioso, è raro. L’Italia era il Paese più bello del mondo. In Europa tutti dovevano rispettarla.
Si è visto l’esito del referendum costituzionale. Osserveremo se Renzi riuscirà a governare l’altra gamba, ciò che rimane, del suo potere, il Pd, o se prevarrà la regola: il successo è come una valanga. Per completezza va detto che Gentiloni è il quarto governo, dopo quelli Monti, Letta e Renzi, che non rispecchia l’esito delle ultime elezioni politiche ossia la volontà popolare. Il che è preoccupante. Conseguenza di una democrazia che non ha neanche una legge elettorale che funziona. Se questo è il Paese più bello del mondo…
