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Politica

Beppe Grillo è interessante perché è un paradigma dell'anima popolare. In  ciò è diverso da altri personaggi storici, pure seguiti da folle immense. I soldati di Alessandro non si sarebbero mai sognati di sentirsi suoi uguali. Non solo il capo era il figlio di Filippo, ma era anche una persona colta, uno che aveva avuto per precettore nientemeno che Aristotele. Né si consideravano suoi uguali in quanto guerrieri, perché la genialità tattica del Macedone era ineguagliabile. Viceversa Beppe Grillo è sentito dalla gente come "uno di noi". Uno che dice quello che anche gli ascoltatori direbbero e propone le soluzioni che loro stessi proporrebbero. Niente idee brillanti e personali. Come Victor Hugo il quale diceva: "Je suis l'écho sonore de ce siècle", sono l'eco sonora di questo secolo. Anche se la scala dei due personaggi è diversa.

Grillo ha una grande capacità di sintonizzarsi sul modo di pensare della gente, ed è questo modo di pensare che bisogna dunque esaminare. Ecco un esempio: molti hanno una pensione da fame e poi apprendono che ci sono trattamenti pensionistici di cinque, dieci, ventimila euro al mese. Non è giusto. Perché non togliere qualcosa a chi riceve troppo e darla a chi riceve troppo poco?

Grillo sarebbe capace di sostenere questa richiesta, omettendo alcune ovvie obiezioni. Innanzi tutto i beni altrui non sono a disposizione di coloro che vorrebbero averli e lo Stato non può andare a rubare in conto terzi. Né può tagliare una pensione che è frutto di un alto livello di contribuzioni o, semplicemente, è stata determinata a quel livello per legge. Violerebbe i cosiddetti "diritti quesiti". Ma c'è una ragione ancora più valida. La società è economicamente una piramide. Alla base ci sono i più poveri, un'autentica moltitudine, e poi, a mano a mano che si sale, il numero degli appartenenti al livello diminuisce, sicché, quando si è in alto, il numero degli interessati è veramente limitato. Se si toglie un euro ad ogni povero si ottiene una somma enorme, se si ruba metà del patrimonio ai ricchi - a parte il fatto che è un reato - si ottiene molto di meno. Dunque limando le pensioni più alte si potrebbero aumentare quelle basse di un euro o due. Forse.

La riprova l'ha fornita il governo Monti. Non appena al potere, dovendo spremere il popolo, non se l'è presa con le pensioni alte, ha aumentato le accise sulla benzina. Perché della benzina neanche i più poveri possono fare a meno. Analogamente prima lo stesso Stato, per demagogia, ha assassinato il mercato delle locazioni con la legge dell'equo canone, costringendo così gli italiani a strangolarsi con i mutui pur di avere una casa, poi, visto che erano abbastanza numerosi (l'80%), ha deciso che erano ricchi e gli ha imposto prima l'Ici e poi l'Imu.

Sono ovvietà, ma si può star certi che se in una qualunque piazza domani si riprenderanno questi argomenti, molti proporranno di falcidiare le pensioni alte e di sequestrare le case sfitte per regalarle ai poveri.

Grillo è stato capace di procurarsi un enorme seguito con discorsi di questo genere. Purtroppo, quando il successo l'ha obbligato ad agire in concreto, il bluff si è sgonfiato e lui se l'è cavata con un colpo di genio: sapendo di non poter far niente di ciò che aveva promesso, ha cercato di far credere di non voler far niente, pur di non allearsi con uno dei partiti tradizionali. Ma gli elettori non gli hanno creduto: e gliel'hanno detto con le prime elezioni a disposizione.

Un secondo errore del M5S è stato credere che l'entusiasmo possa supplire alla tecnica. Se i persiani ebbero tanti problemi alle Termopili è perché i greci, e in particolare gli spartani, erano degli eccellenti tecnici della battaglia. Le perdite degli assalitori furono assolutamente sproporzionate e la loro vittoria costò tanto da costituire una lezione indimenticabile. Grillo ha portato in Parlamento un piccolo esercito privo non solo di generali, ma anche di sottufficiali e di ufficiali. Lui stesso non ha imparato a guidarlo e quando ha provato a mandarlo avanti a calci, come una mandria, ne ha ricavato un'opposizione che ora rischia di trasformarsi in scissione. In politica l'improvvisazione non funziona.

Grillo e i suoi sostenitori, a forza di disistimare i politici, hanno creduto che fossero una manica di sciocchi e che loro fossero più capaci e intelligenti. La verifica con la realtà è stata impietosa.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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