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Politica
Il governo sotto il tiro del “patto” Berlusconi-Prodi?

 

La situazione resta grave ma tutt’altro che seria. C’è un lungo elenco di grandi e piccoli fatti e misfatti a dimostrarlo. Dall’immigrato del Bangladesh infetto arrivato a Fiumicino da Dacca che gira per mezza Italia in treno, al gioco delle tre carte e ai segnali di fumo del Palazzo:messaggi insulsi per prendere voti (Salvini e Berlusconi)o per abbozzare vaghe strategie politiche e cercare nuove verginità e nuove alleanze nella corsa al Colle (Prodi). Il capo della Lega si supera nella propria semplicistica ambivalenza: “Noi eredi di Berlinguer e dei suoi valori” come se l’obiettivo politico centrale del segretario del PCI seguito a Togliatti e a Longo non fosse  sempre stato il socialismo basato sul marxismo-leninismo (mai ripudiati),pur in una indefinita “via italiana”. Mentre Salvini (leghista dal 1990 e nel 1997 capolista dei “Comunisti padani”; lo stesso Umberto Bossi nel 1974-75 era stato iscritto ala sezione varesina del Pci di Verghero), con una operazione di marketing politico rispolvera il comunista italiano più amato, i suoi amici e i suoi nemici provano a sparigliare, tessendo nuovi scenari, mettendo insieme il diavolo e l’acqua santa pur di evitare che la Lega torni al governo. Fra i più zelanti c’è il capo di Forza Italia, maestro nel lanciare il sasso nascondendo la mano, offrendo in sostanza la disponibilità di Forza Italia ad appoggiare Conte come se oggi al Paese servisse l’ennesima prova di trasformismo o gattopardismo politico. Non è da meno Prodi. L’ex premier bolognese strizza l’occhio all’ex carissimo nemico(“La vecchiaia porta saggezza”) sdoganando il Cav al governo: un patto Berlusconi-Prodi, con il primo senatore a vita e FI in una nuova maggioranza e il secondo al… Quirinale. Così, come niente fosse, Berlusconi – già primo boss del nuovo impero tv grazie a Craxi, disceso in campo nel 1994 come salvatore della patria, l’alternativa alla partitocrazia e la risposta a Tangentopoli e alla fine del comunismo - passa da tombeur de femmee spregiudicato affarista, un “demonio” che meritava solo i ceppi, a “risorsa” politica. Un Cav tutto nuovo, oggi per tenere in piedi un esecutivo giallorosso in affanno e magari domani per un governo organicodi centrosinistra cui serve come il pane una stampella centrista anche per tentare di riportare alle urne gli astensionisti sempre orfani della DC. Non è una questione di lana caprina. Non si ripesca dalla panchina rimettendo in campo una “riserva” come Prodi solo per una sparata che non fa ridere nessuno: l’ex premier ha fatto uno scatto per scuotere il gruppo tirando una volata lunga e arzigogolata che spetta ad altri concludere sul traguardo. Zingaretti, sornione, finge di non sapere restando fedele al detto: “Chi tace acconsente”. I 5Stelle hanno già dimostrato di avere uno stomaco capace di digerire tutto pur di non mollare il potere, quindi di poter mandar giù, se serve, anche questo “pietrone”. Niente si fa a caso e niente è lasciato al caso. C’è gran fermento per una nuova legge elettorale proporzionale capace di depotenziare una possibile e probabile vittoria del centrodestra alle prossime urne, quando si andrà. Sulle alchimie elettorali nessuno batte questa sinistra e questo Pd, capaci di perdere le elezioni ma anche e comunque di tenersi stretto il potere. I 5Stelle seguiranno. Come l’intendenza. Fantapolitica? Ciliegina sulla torta, Conte sul Knockdown, prorogato al 31 dicembre, almeno così pareva. Una scelta difficile quanto dolorosa,  ma, data la situazione globale a rischio, indispensabile: “Per tenere sotto controllo il virus”. Poi, vista la malaparata con il muro delle opposizioni e i musi lunghi degli alleati, il premier in tarda serata dall’Aja fa dietrofront accogliendo il monito del Pd e di Iv: “Prima un voto in Parlamento”. Pare Carnevale. Invece manca un mese per Ferragosto. Che succede? Dove si va? In politicamai dire mai. Il patto Prodi-Berlusconi – per ora poco più di una congettura ma con la traccia sottobanco di una più ampia e inedita strategia politica - dovrà fare i conti con i fatti: con l’onda devastante della crisi economica d’autunno e con il voto regionale a settembre, per non dire della spada di Damocle della seconda sberla del Coronavirus. Governo e maggioranza traballano ma oggi alternative politiche credibili e fattibili non esistono. Solo un incidente di percorso - come potrebbe essere per la bega Autostrade dove comunque andrà i 5Stelle perderanno altre penne della loro credibilità - può far saltare tutto. Se al voto regionale il Pd conserva solo Lazio, Toscana e Campania con un risultato complessivo sotto il 20% e il M5S tracolla dimostrando il proprio stato di crisi irreversibile e, all’opposto, il centrodestra prosegue nel suo iter di espansione elettorale conquistando anche altre regioni (Marche, Puglia ecc.) allora si avranno ricadute a livello nazionale. Sarà difficile per Conte, che comunque continua a crescere nel gradimento degli Italiani, far finta di niente e tirare ancora avanti.   

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