BANNER "Grillo vuole andare a votare con il Porcellum, ma il M5S è nato proprio per cambiare questa legge elettorale. Su questo punto i senatori 5Stelle sono pronti a strappare e a fare un gruppo autonomo". Marino Mastrangeli, senatore 'dissidente' del M5S e ora del gruppo misto, è rimasto in buoni rapporti con i suoi ex compagni di partito. Con una intervista ad Affaritaliani.it tratteggia i contorni dell'imminente scissione. "Nel M5S non c'è democrazia. A Grillo piace comandare e attorno a lui ci sono i talebani che dettano la linea. Ma così non si può andare avanti". E sul governo Letta: "Il nuovo gruppo potrebbe sostenerlo".


Senatore Mastrangeli, lei che è fuoriuscito dal gruppo 5Stelle e conosce bene gli animi dei suoi colleghi, crede che il partito si spaccherà?
"Nel Movimento ci sono molti malumori. Prima di tutto per la mancanza di democrazia interna al partito. Io, come molti altri, credevamo che dopo le elezioni, come più di 150 parlamentari, il M5S sarebbe diventato autonomo rispetto ai suoi vertici. Invece così non è stato, anche se ognuno di noi lavora per la democrazia diretta e per l'affermarsi del nostro slogan, 'uno vale uno', a comandare continuano ad essere Grillo e Casaleggio ".

Sembra che la democrazia interna sia il vero punto di scontro all'interno del partito, è così?
"Il M5S doveva essere il movimento della democrazia diretta, invece è il movimento dei talebani a 5Stelle. Noi abbiamo sempre combattuto il concetto del leader che decide tutto, ma il M5S è un partito come tutti gli altri. Se l'avessi saputo prima sarei andato con Italia dei Valori, almeno avrei saputo che Di Pietro era il mio burattinaio".

Crede che ci siano i margini in Senato per formare un gruppo autonomo?
"Certo, credo che i numeri ci siano. Spero si formi un gruppo che faccia ciò che non ha fatto il M5S. Di un altro partito vecchio stile non se ne sentiva assolutamente bisogno".

Lei ha parlato con i suoi colleghi? Che aria tira?
"Io parlo tutti i giorni con i senatori 5Stelle. Ho chiesto loro come possono sopportare tutte queste angherie. Loro stessi riconoscono che c'è un problema. Fino ad ora non hanno trovato il coraggio di ribellarsi, ma credo che la pazienza sia finita".

Quale sarà, secondo lei, l'elemento di rottura?
"I vertici del Movimento vogliono andare a votare con il Porcellum, ma il M5S è nato proprio in contrapposizione a questa legge elettorale. Credo che su questo punto i miei colleghi siano d'accordo e siano pronti a strappare formando un altro gruppo parlamentare che abbai come primo obiettivo il cambio della legge elettorale e l'implementazione della democrazia diretta".

Potreste sorreggere il governo anche su altri frangenti?
 "Assolutamente sì. E' l'abc della politica. Se i talebani vogliono conquistare il potere con la prepotenza e pretendono tutto, in politica se hai preso il 20% dei seggi non puoi pretendere che dall'altra parte accettino il 100% del tuo programma, ma solo una parte. E' la democrazia".

Beppe Grillo lo definirebbe un talebano?
"Beppe non è un talebano, è un uomo di mondo. Solo che gli piace comandare. Democrazia zero. Gli voglio bene, però ognuno vale uno, se lo ricordi".

CHI E' MARINO MASTRANGELI

Nato a Lecco, vive a Cassino (FR) ed è stato dipendente del Ministero dell'Interno (come assistente capo della Polizia di Stato) dal 1990 al 2007, a causa di un infortunio sul lavoro è stato collocato a riposo dal 2007.

Nel 2012 inizia l'attività politica nel MoVimento 5 Stelle candidandosi alle elezioni comunali di Frosinone, ma non viene eletto. Nel dicembre 2012 si è candidato alle "parlamentarie" del Movimento 5 stelle classificandosi, con 64 preferenze, all'ottavo posto nella lista del Lazio 2, ma passando poi, contestualmente alla formazione della lista unica per l'intero Lazio, in quarta posizione per il Senato perché over 40; nel febbraio 2013, a seguito delle elezioni politiche, viene eletto senatore per il Lazio per la XVII Legislatura.

A causa delle sue partecipazioni a programmi televisivi come Pomeriggio Cinque, L'Arena su Rai 1, Agorà su Rai 3, Quinta Colonna su Rete 4 e L'aria che tira su La 7, viene espulso dal partito poiché tali partecipazioni ne violerebbero il regolamento interno.

L'espulsione viene assunta nel corso di un'assemblea dei gruppi parlamentari del movimento il 22 aprile 2013 e confermata il 30 aprile da una votazione online che ha visto favorevoli l'88,8% dei votanti, pari a 17.177 "sì" su 19.341 partecipanti (su 48.292 iscritti aventi diritto). In seguito a questo risultato Mastrangeli ha attivato i suoi legali per contestare in sede giudiziaria tale decisione.

Mastrangeli sostiene di aver fatto solamente interviste one-to-one e non partecipazioni a talk show e ha giudicato l'espulsione illegittima, definendola «un atto da Corea del Nord» in un'intervista alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, ha inoltre definito il suo ex capogruppo Vito Crimi come «peggio di Kim Jong-un».

Il 2 ottobre 2013, insieme ai colleghi deputati ex M5S Fabiola Anitori, Adele Gambaro e Paola De Pin, vota la fiducia al Governo Letta.

(da Wikipedia)
 

 

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Politica

Di Tommaso Cinquemani

Marino Mastrangeli 500

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"Grillo vuole andare a votare con il Porcellum, ma il M5S è nato proprio per cambiare questa legge elettorale. Su questo punto i senatori 5Stelle sono pronti a strappare e a fare un gruppo autonomo". Marino Mastrangeli, senatore 'dissidente' del M5S e ora del gruppo misto, è rimasto in buoni rapporti con i suoi ex compagni di partito. Con una intervista ad Affaritaliani.it tratteggia i contorni dell'imminente scissione. "Nel M5S non c'è democrazia. A Grillo piace comandare e attorno a lui ci sono i talebani che dettano la linea. Ma così non si può andare avanti". E sul governo Letta: "Il nuovo gruppo potrebbe sostenerlo".


Senatore Mastrangeli, lei che è fuoriuscito dal gruppo 5Stelle e conosce bene gli animi dei suoi colleghi, crede che il partito si spaccherà?
"Nel Movimento ci sono molti malumori. Prima di tutto per la mancanza di democrazia interna al partito. Io, come molti altri, credevamo che dopo le elezioni, come più di 150 parlamentari, il M5S sarebbe diventato autonomo rispetto ai suoi vertici. Invece così non è stato, anche se ognuno di noi lavora per la democrazia diretta e per l'affermarsi del nostro slogan, 'uno vale uno', a comandare continuano ad essere Grillo e Casaleggio ".

Sembra che la democrazia interna sia il vero punto di scontro all'interno del partito, è così?
"Il M5S doveva essere il movimento della democrazia diretta, invece è il movimento dei talebani a 5Stelle. Noi abbiamo sempre combattuto il concetto del leader che decide tutto, ma il M5S è un partito come tutti gli altri. Se l'avessi saputo prima sarei andato con Italia dei Valori, almeno avrei saputo che Di Pietro era il mio burattinaio".

Crede che ci siano i margini in Senato per formare un gruppo autonomo?
"Certo, credo che i numeri ci siano. Spero si formi un gruppo che faccia ciò che non ha fatto il M5S. Di un altro partito vecchio stile non se ne sentiva assolutamente bisogno".

Lei ha parlato con i suoi colleghi? Che aria tira?
"Io parlo tutti i giorni con i senatori 5Stelle. Ho chiesto loro come possono sopportare tutte queste angherie. Loro stessi riconoscono che c'è un problema. Fino ad ora non hanno trovato il coraggio di ribellarsi, ma credo che la pazienza sia finita".

Quale sarà, secondo lei, l'elemento di rottura?
"I vertici del Movimento vogliono andare a votare con il Porcellum, ma il M5S è nato proprio in contrapposizione a questa legge elettorale. Credo che su questo punto i miei colleghi siano d'accordo e siano pronti a strappare formando un altro gruppo parlamentare che abbai come primo obiettivo il cambio della legge elettorale e l'implementazione della democrazia diretta".

Potreste sorreggere il governo anche su altri frangenti?
 "Assolutamente sì. E' l'abc della politica. Se i talebani vogliono conquistare il potere con la prepotenza e pretendono tutto, in politica se hai preso il 20% dei seggi non puoi pretendere che dall'altra parte accettino il 100% del tuo programma, ma solo una parte. E' la democrazia".

Beppe Grillo lo definirebbe un talebano?
"Beppe non è un talebano, è un uomo di mondo. Solo che gli piace comandare. Democrazia zero. Gli voglio bene, però ognuno vale uno, se lo ricordi".

CHI E' MARINO MASTRANGELI

Nato a Lecco, vive a Cassino (FR) ed è stato dipendente del Ministero dell'Interno (come assistente capo della Polizia di Stato) dal 1990 al 2007, a causa di un infortunio sul lavoro è stato collocato a riposo dal 2007.

Nel 2012 inizia l'attività politica nel MoVimento 5 Stelle candidandosi alle elezioni comunali di Frosinone, ma non viene eletto. Nel dicembre 2012 si è candidato alle "parlamentarie" del Movimento 5 stelle classificandosi, con 64 preferenze, all'ottavo posto nella lista del Lazio 2, ma passando poi, contestualmente alla formazione della lista unica per l'intero Lazio, in quarta posizione per il Senato perché over 40; nel febbraio 2013, a seguito delle elezioni politiche, viene eletto senatore per il Lazio per la XVII Legislatura.

A causa delle sue partecipazioni a programmi televisivi come Pomeriggio Cinque, L'Arena su Rai 1, Agorà su Rai 3, Quinta Colonna su Rete 4 e L'aria che tira su La 7, viene espulso dal partito poiché tali partecipazioni ne violerebbero il regolamento interno.

L'espulsione viene assunta nel corso di un'assemblea dei gruppi parlamentari del movimento il 22 aprile 2013 e confermata il 30 aprile da una votazione online che ha visto favorevoli l'88,8% dei votanti, pari a 17.177 "sì" su 19.341 partecipanti (su 48.292 iscritti aventi diritto). In seguito a questo risultato Mastrangeli ha attivato i suoi legali per contestare in sede giudiziaria tale decisione.

Mastrangeli sostiene di aver fatto solamente interviste one-to-one e non partecipazioni a talk show e ha giudicato l'espulsione illegittima, definendola «un atto da Corea del Nord» in un'intervista alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, ha inoltre definito il suo ex capogruppo Vito Crimi come «peggio di Kim Jong-un».

Il 2 ottobre 2013, insieme ai colleghi deputati ex M5S Fabiola Anitori, Adele Gambaro e Paola De Pin, vota la fiducia al Governo Letta.

(da Wikipedia)
 

 

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