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Il segretario e il presidente del Popolo della Libertà si sono visti nella notte a Palazzo Grazioli. Ma le posizioni sono rimaste invariate: il Cavaliere è per la linea dura. Alfano invece aveva chiesto che il leader facesse dietrofront. Previsto un nuovo vertice prima del discorso che il premier terrà in Senato. Poi il voto. Giovanardi: "Pronto il gruppo, siamo 40". Epifani: "Se una parte del Pdl vota la fiducia, fine di un ventennio". Napolitano: "L'orizzonte è il 2014". Nuovo attacco di Silvio a Napolitano e Letta.

La cronaca

Nessuna trattativa sui temi giudiziari, nessuna apertura a Berlusconi. Questa, a quanto si apprende da fonti parlamentari, la linea che sta maturando nei colloqui che corrono tra il governo e il Pd. Dario Franceschini ha avuto oggi il compito di rispondere picche alla proposta avanzata da Gianni Letta di valutare un ammorbidimento sulla legge Severino in cambio del voto di fiducia. Una proposta che e' stata dunque respinta, cosi' come e' stata respinta la richiesta di evitare di giungere al voto di fiducia. "Noi non vogliamo il voto di Berlusconi" hanno ripetuto tutti i parlamentari dem che a vario titolo oggi sono passati per palazzo Chigi. "Il voto deve essere chiaro, inequivoco e non ci deve piu' essere il voto dei falchi del Pdl unito ai nostri".

Per questo molti scommettevano che in caso di retromarcia di Berlusconi, il discorso di Letta sarebbe stato cosi' 'indigesto' per il Cavaliere da respingere ogni possibile abbraccio, considerato da molti anche a palazzo Chigi 'mortale'. "Se Berlusconi fa retromarcia, ci investe" ironizzava con un po' di preoccupazione un filogovernativo del Pd quando a meta' pomeriggio non era chiaro se il leader Pdl avrebbe accolto l'idea di Alfano di far votare a tutto il Pdl la fiducia. Discorso diverso per quanto riguarda il dialogo con le 'colombe', alle quali e' stata garantito che il discorso di domani di Letta sara' una apertura ai moderati e coprira' l'arco temporale fino alla primavera 2015. Un obiettivo temporale che potra' essere raggiunto anche grazie al patto siglato oggi da Enrico Letta con Matteo Renzi. E che ha ricevuto il 'timbro' ufficiale dalle parole del Capo dello Stato con il quale si e' svolto oggi un colloquio prima di pranzo.

La parola d'ordine nel Pd e' "uniti con Letta". La segreteria del partito ha assicurato il suo sostegno all'unanimita' "all'operazione verita'" che il premier fara' domani al Senato prima e alla Camera poi. Poi "vedremo chi ci sta", ha spiegato Enzo Amendola. Durante la riunione, Guglielmo Epifani ha insistito sulla necessita' di appoggiare Letta. "Ha l'occasione storica di chiudere il ventennio berlusconiano", avrebbe detto il segretario. E Letta ha mostrato, all'esterno ma anche alle colombe tentate di smarcarsi da Berlusconi, l'appoggio ricevuto dal partito con i colloqui prima con Matteo Renzi poi Gianni Cuperlo. Il premier ha incassato il via libera del sindaco di Firenze a un bis, che arrivi almeno fino al 2015. "Faccio il tifo per un governo solido", ha detto poi il sindaco di Firenze, "spero che prevalga l'interesse del Paese".

Un nuovo governo in tempi rapidi, e con una solida prospettiva di tenuta, mette al riparo il cammino congressuale e consentira' a Renzi di diventare, come tutti scommettono, segretario del Pd l'8 dicembre. Letta ha chiarito che non parteggera' per nessuno, ma i suoi hanno gia' lanciato molti segnali di avvicinamento al sindaco di Firenze. Ma durata dell'esecutivo e soprattutto 'qualita'' della maggioranza avranno non poca influenza sulle vicende interne del Pd. Se Letta sara' appoggiato da un gruppo di dissidenti che escono dal Pdl per formare un nuovo soggetto centrista legato al Ppe, "per Renzi sara' piu' difficile fare il tiro al piccione su Letta, vista la maggioranza de-berlusconizzata", ha spiegato un parlamentare, "il sindaco dovra' rassegnarsi a fare il segretario almeno per un anno e poi a competere con Letta, sempre che si vada a elezioni nel 2015, alle primarie per il candidato premier".

La prospettiva non spaventa i renziani. "Nessuno ha mai pensato onestamente di poter escludere dall'orizzonte una sfida con Letta, e' normale e non c'e' nulla da temere", ha sottolineato una fonte vicina al sindaco. E poi nei governi non mancano posti di prestigio comunque per chi perde. Altro conto sarebbe pero' se il govern durasse fino al 2018. In molti sottolineano, a prescindere, l'alto rischio dell'operazione Letta-bis. "Si potrebbe arrivare a una scomposizione del quadro politico" e alla fine del bipolarismo, "una sciagiura per l'Italia", ha avvertito Antonio Funciello. Anche perche' un'aggregazione centrista vicina al Ppe potrebbe spingere una parte degli ex popolari in sofferenza a lasciare il Pd.

E soprattutto c'e' l'incognita dietrofront di Berlusconi. L'allarme e' scattato per quel "il Pdl voti unito la fiducia" pronunciato da Angelino Alfano. Nonostante la durissima intervista a 'Tempi', nessuno scommette che non vi sara' comunque una giravolta. E questo metterebbe in grande difficolta' il Pd. "Comunque lui e' ormai finito", ha assicurato un parlamentare di Areadem. Ma non tutti la pensano cosi' e prevedono che sara' lo stesso Letta a mettere fuori gioco il Cavaliere con un discorso cosi' duro da chiudere ogni possibilita' che il leader del Pdl voti la fiducia. E del resto lo ha fatto capire anche Dario Franceschini. Letta, ha preannunciato, ribadira' la "netta e totale separazione tra le vicende di governo" e il voto sulla decadenza. Dunque, nelle intenzioni, Berlusconi non e' piu' nell'orizzonte del Pd. "Non e' possibile riaprire un'interlocuzione con chi ha calpestato le regole istituzionali, con chi ha attaccato il capo dello Stato, con chi ha compiuto gesti e usato parole cosi' gravi", ha sottolineato Cuperlo.

QUIRINALE - Nell'incontro di questa mattina al Quirinale si e' configurato con il presidente del Consiglio il percorso piu' limpido e lineare sulla base di dichiarazioni politico-programmatiche che consentano una chiarificazione piena delle rispettive posizioni politiche - si apprende dall'Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica a proposito del vertice al Colle tra Napolitano e Letta - e possano avere per sbocco un impegno non precario di sviluppo dell'azione di governo dalle prime scadenze piu' vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014.

LA PITONESSA - Pur di evitare la scissione interna Daniela Santanché, consigliera privilegiata del Cavaliere, a un certo punto annuncia: "Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l'unità del Pdl-Forza Italia - scrive in una nota - Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d'argento, perchè l'unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell'Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi".

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