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Politica
Il Pd molla Letta. E il premier vede Renzi 'per chiarirsi'

L'unica certezza che tutti hanno nel Pd e' che cosi' il governo non puo' andare avanti. E ben scarso entusiasmo ha raccolto tra le file dei democratici l'annuncio di un nuovo piano per il 2014 fatto da Enrico Letta. "Convincero' il Pd", ha detto il premier, accolto da un gelo palpabile alla Camera. In pista per palazzo Chigi ormai, e' opinione comune, c'e' Matteo Renzi. A questo punto il tema e' come, nel caso, il segretario potra' vincere il braccio di ferro con il premier dopo avere trovato al Quirinale un interlocutore attento, riferiscono i renziani, all'esigenza di affrontare le riforme e i problemi del paese con un governo forte e non con un esecutivo rattoppato. E non con elezioni, ma anzi con la prospettiva di portare a compimento la legislatura, fino al 2018. Un quadro di stabilita' e riforme che va incontro a tutte le preoccupazioni del Colle, deciso pero' a restare arbitro e ad attendere le decisioni del Pd.

Renzi vede Letta e quel colloquio potrebbe evitare uno scontro nella direzione del Pd da cui il Pd rischia di uscire lacerato. E di dare al Paese l'immagine di un segretario che ha strappato palazzo Chigi a un dirigente del suo partito e "con una manovra politicistica", ha spiegato un deputato vicino al sindaco di Firenze. Certo segnali sono arrivati anche dagli alleati. Scelta civica ha chiesto a Letta un atto di generosita' e Angelino Alfano, in attesa della riunione dei parlamentari Ncd di domani, ha chiarito al premier che dirimente e' la posizione del Pd.

Il segretario ha invece il sostegno compatto del 90 per cento del partito, a parte i fedelissimi lettiani, anche per quello che scherzando, ma non troppo, un deputato alla prima legislatura ha definito "istinto di autoconservazione". E oggi al premier e alla sua cerchia ristretta sono arrivate non poche telefonate della 'diplomazia' dem, tutte praticamente dello stesso segno: 'Enrico, devi lasciare. La situazione non regge piu' e per il bene del partito e per la tua immagine fai tu il primo passo'. Letta, e questa e' opinione piuttosto comune nel partito, non sta facendo questo gioco per 'alzare il prezzo' su un suo incarico futuro.

Difficile ormai che in caso di dimissioni possa entrare in un eventuale governo Renzi, ma con il rinnovo della commissione Ue per lui potrebbe esserci un incarico di peso. Oppure potrebbe andare a lui la poltrona di presidente dell'europarlamento. Ma sono tutti scenari che per ora restano sullo sfondo. "La vera partita che Letta ha ingaggiato e' contro Renzi e piuttosto che cedere vuole essere sfiduciato dal partito o in parlamento, come Prodi", ha spiegato un renziano. A favore del premier gioca, secondo diverse fonti, il sostegno internazionale di cui gode. Ma e' considerato ormai non sufficiente per reggere l'urto invece di una richiesta forte di cambiamento che arriva da diversi settori nel Paese, non ultima Confindustria.

A Letta si imputa di avere aspettato troppo a fare chiarezza. Bisognava farla subito dopo le primarie, ha sottolineato un deputato, ma in ogni caso e' stato un errore continuare a resistere nelle ultime settimane. Con Renzi a palazzo Chigi - e' l'auspicio di molti - si potrebbe mettere mano alle emergenze sociali ed economiche e completare il cammino delle riforme. Non e' detto con le stesse maggioranze variabili di adesso. Si mette in conto per esempio che Berlusconi possa sfilarsi dalle riforme, ma si da' per piu' che possibile un sostegno di Sel a un governo Renzi.

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