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berlusconi condanna cassazione (7)
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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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berlusconi condanna cassazione (7)

Dopo la sospensione della Giunta, ottenuta a fatica martedì sera, Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo. Secondo Renato Brunetta l'allentamento della tensione sul collo del Cavaliere è dovuto ad un intervento di Napolitano che avrebbe ammorbidito la linea del Pd. Ma secondo le voci che si rincorrono in Transatlantico i democratici avrebbero semplicemente deciso di traccheggiare in attesa della sentenza del tribunale di Milano.

Quello che spaventa di più Berlusconi infatti, è la sentenza del 19 ottobre con la quale la Corte di Appello deciderà la consistenza della pena accessoria, cioè l'interdizione dai pubblici uffici. La mannaia che 'senza se e senza ma' decreterebbe l'uscita del Cavaliere da Palazzo Madama. Berlusconi oscilla tra due stati d'animo: una rabbia furibonda contro la sinistra e la convinzione che non tutto sia ancora finito, che ci siano dei margini di manovra. E così nella sua mente si sta delineando un piano B, che ha rivelato ai suoi fedelissimi e che Affaritaliani.it è in grado di riportare.

 

 

"Berlusconi non si dimettera' e noi crediamo che non ci sia ragione perche' lo dovesse fare". Lo ha detto il segretario del Pdl Angelino Alfano in collegamento con Skytg24. "Si fara' sentire ancora", ha assicurato Alfano.

L'idea è quella di mettere il Pd con le spalle al muro.

Come? Facendo un passo indietro e dimettendosi dalla carica di senatore. Secondo il Cav e i suoi consiglieri infatti, la mossa vincente è quella di anticipare il voto dell'Aula e il tribunale di Milano. Dimettendosi Berlusconi darebbe prova all'opinione pubblica di una grande 'senso di responsabilità'. E in un discorso alla nazione (in questi giorni ne sta scrivendo diversi)  annuncerebbe il suo ritiro. Ma ad una condizione: che il governo Letta faccia le riforme e duri cinque anni, fino al termine naturale della legislatura. Una condizione che il Pd non potrebbe non accettare e che legherebbe il partito di Epifani al Popolo della Libertà fino al 2018. Un lasso ti tempo sufficiente perché Berlusconi torni eleggibile.

Il Quirinale vede di buon occhio questa soluzione. Primo, perché non mette in discussione la validità della sentenza di terzo grado e mette al riparo la magistratura da nuovi attacchi. Secondo, perché preserverebbe il governo e la line di stabilità tanto cara al Colle. Ancora più cara visto che fra poco inizierà il semestre di presidenza europea e i primi segni di ripresa svanirebbero nel nulla se si aprisse una nuova crisi di governo.

Ma la tattica del Cav fa gola anche a chi, nel Pd, vuole allontanare le elezioni. Se si andasse alle urne in primavera infatti Renzi farebbe man bassa, essendo l'unico leader credibile all'interno del Partito Democratico. Allontanando il voto invece D'Alema e Bersani avrebbero il tempo di cercare un volto nuovo da contrapporre al sindaco-rottamatore.

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