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Politica

La cosa migliore del Jobs act di Renzi é aver aperto, sul serio, la discussione sul lavoro. Dopo gli applausi e le critiche al progetto del segretario del Pd, ora pure Alfano ha proposto un piano e questo non può che giovare alla vera priorità del nostro Paese, il lavoro che non c'è. Con una disoccupazione giovanile che sfiora il 42% era doveroso che la politica se ne occupasse, al di là degli annunci fumosi del ministro Giovannini che in questi primi mesi ha concluso ben poco. Se andiamo, però, nei contenuti siamo ancora lontani dalla soluzione anche se é ovvio che la bacchetta magica non c'è.

I due progetti hanno il pregio di essere comprensibili, sintetici e di buon senso, almeno in buona parte delle proposte. Non sono demagogici né promettono la luna, ma non arrivano al cuore del problema.

Il lavoro non si crea per decreto. Bene. Ma nemmeno solo con regole più elastiche e semplificazione. Sia Renzi sia Alfano non spiegano dove reperire i fondi per abbassare il cuneo fiscale. Tassare le rendite finanziarie, dice Renzi. Deve spiegare, però, se intende i risparmi della gente comune o i grandi patrimoni che, in odore di tasse, sarebbero già in fuga verso l'Estero. Entrambi, poi, puntano sulla Spending review di Cottarelli, certo. Ma questa fiducia nell'operato del commissario non é sufficiente. Anche perché ci hanno già provato i saggi e i risultati sono stati deludenti. Mi sarei aspettata dei suggerimenti più precisi sul dove tagliare la spesa improduttiva. Che non sono arrivati. Possibile, ad esempio, che i dirigenti dell'Esecutivo in Italia, siano i più pagati della media Ocse e ce lo diciamo solo tra noi giornalisti? Perché nessuno parla mai di tagliare nelle Partecipate che costano più di 20 mld l'anno e che per un terzo sono in perdita? I dipendenti statali sono 3 milioni e mezzo, in linea con gli altri Paesi europei. Il problema non é quanti sono ma che producono poco, come accertato dalla Corte dei conti. Ma che servono perché portano voti. Perché non intervenire anche li? Finché il dipendente pubblico non viene sganciato dalla politica il sistema perverso della macchina statale non si sblocca. Precarizzare il dirigente, ad esempio, come propone Renzi, non fa risparmiare un euro e lo rende ancora più vittima dei capricci del politico dalla volontà del quale dipende il suo futuro.

Renzi parla di settori strategici. Bene! Finalmente qualcuno accenna a quella che in Italia manca da decenni. Una vera politica industriale che rilanci il Made in Italy, ad esempio. Ma per far questo occorre la collaborazione dei ministeri competenti che rilancino non solo la produzione, con incentivi, ma anche i consumi. Io posso produrre anche il vino più buono del mondo ma se nessuno ha i soldi per comprarlo, resterà sempre nella mia azienda.

Il contratto deve essere libero e flessibile, dicono entrambi, e deve superare le 40 forme esistenti. Come non essere d'accordo. Ma quando Alfano parla della libertà contrattuale tra imprenditore e lavoratore dimentica la situazione di necessità in cui si trovano migliaia di famiglie e che senza delle regole, un minimo di regole, il lavoratore sarebbe alla mercé dell'azienda, soffocata dai suoi bisogni. Senza un piano e delle normative sulla concorrenza il mercato diventerebbe un far west in cui a spuntarla sarebbero i salari bassissimi. Come accade in Germania e in Spagna, del resto.

Infine, manca in entrambi l'attenzione al Sud. Dove, ancora, vengono assunti altri forestali in Calabria. Dove, di nuovo, sono stati stanziati fondi per i lavori socialmente utili. Finché non termina questo sistema assistenziale e clientelare il nostro Mezzogiorno non sarà mai in grado di rialzarsi. Più dignitoso sarebbe incentivare progetti sul turismo, ad esempio, per creare occasioni di lavoro. Magari utilizzando i fondi europei che per tre quarti restano inutilizzati. Finché il Sud resta confinato in una sorta di serbatoio di voti mantenuto con l'assistenza del Nord il Paese non riparte. E, a volte, vedendo che nessuno prova davvero a risolverlo, mi viene il sospetto che, per qualcuno, sia più utile così.

@AdriSantacroce
Adriana Santacroce

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