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Politica

di Paolo Diodati

Se Renzi fosse amato dagli ex-PCI, come è amato da chi non è mai stato del PCI, sarebbe eletto alla segreteria del PD. Non so se Fassina & C e tutti quelli che si sono presentati a Napolitano con la oleosa e poco originale sviolinata “Siamo tutti granatieri”, ricordano che i Fassina del PCI anni ’50 davano a Napolitano dell’anticomunista. Proprio come ora i duri del PD dicono a Renzi che ha sbagliato partito, essendo un berlusconiano. La prima frase di questo articolo, la sua lapalissiana verità è la versione moderna di quello che fu il destino del nostro Re Giorgio, esponente di spicco dei Miglioristi del PCI, mai nominato segretario.

Per lui fu coniata la famosa constatazione “Se Napolitano fosse stato amato dai comunisti, come è stato amato dai non comunisti, sarebbe stato eletto alla segreteria del PCI.” Potremmo dire quindi che Renzi, a parte la diversa caratura culturale che lo separa dal giovanissimo ed eclettico Napolitano, è l’attuale Napolitanino. Altro che Berlusconino! Non so se Renzi diventerà segretario del PD. Ma penso che se dovesse diventarlo, avremmo quasi sicuramente un terremoto a sinistra con probabili invenzioni di nuove sigle e spostamenti consistenti di voti. Perché l’inarrestabile e soffertissimo “scivolamento a destra”, verso la vera socialdemocrazia, della parte più consistente della sinistra (gli ex-PCI e tutte le numerose sigle successive) si realizza col continuo complesso di colpa verso i puri che stanno più a sinistra.

Con il continuo terrore d’essere accusati di berlusconismo, se non di fascismo. Renzi, rottamatore dal cuore tenero, proprio per non rischiare di spaccare il partito, col suo lealissimo appoggio a Bersani, ha lasciato a Grillo parte dello spazio che poteva essere suo in modo molto più civile e sicuramente più costruttivo. E la sua lealtà verso il rottamando testardo (definito da Grillo “morto che parla”) ha contribuito a far fare un vistoso scivolone al nostro Re Giorgio. Proprio a fine mandato: peccato! Dopo tante prove di saggezza e imparzialità (in un vecchio articolo reperibile in rete avevo previsto che sarebbe stato il miglior Presidente della nostra storia), il richiamo della foresta lo ha spinto alla scivolata su una perfida buccia di banana.

A parte il tempo perso dall’assai poco saggio Onida (avrebbe dovuto sparire senza aggiungere assolutamente una parola alla macchietta realizzata, già diventata leggendaria) che faranno gli altri Saggi? Daranno un elenco di provvedimenti super-urgenti. E Bersani godrà dell’ennesima umiliazione nel dire “Ah, sì, quelle cose sì che si possono fare con gl’impresentabili! Non ci avevo pensato! Né Fassina & C me le avevano segnalate! Facciamole subito, allora. Grazie a Napolitano e ai Saggi, avrò la fiducia. Per la galera a Berlusconi ci penseremo subito dopo!” E no, Presidente. Con la sua superbia (nessuno può fare meglio di me… nessuno può avere più probabilità di me… non ci sono alternative a me…), con la sua incredibile testardaggine e la sua insuperabile capacità d’assorbimento delle terrificanti umiliazioni infertegli da Grillo, Bersani aveva avuto la sua possibilità, quando tutti sapevamo che non avrebbe potuto farcela.

Non ce l’ha fatta, facendo perdere tempo. Invece di rivolgersi ad altri, come c’era da aspettarsi e da augurarsi perché, Presidente, ha deciso di tenerlo in rianimazione, per poi rimetterlo sul ring a prendere botte? La settimana prossima incontrerà addirittura Berlusconi! Ha tenuto a precisare: non ad Arcore, però! Ma davvero pensava che bastasse il riconoscimento che Grillo gli ha fatto d’essere un Puttaniere, per poter essere invitato ad Arcore, magari con la Rosy Bindi? A Bersani bisognerebbe ricordare le parole con cui Dino Grandi affossò il fascismo e Mussolini. Perché, lui che parla continuamente di rinnovamento, è il capo cocciuto di una fazione che è contro uno degli aspetti non trascurabili del vero rinnovamento.

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giorgio napolitanomatteo renzi
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