C’era una volta il Centrodestra. Quello del doppio vertice quotidiano convocato quasi sempre da Matteo Salvini per tenere unita la coalizione ed evitare che Forza Italia e i ‘piccolini’ andassero a sostenere Conte. Poi è arrivato Mario Draghi, chiamato da Sergio Mattarella a dar vita a un governo di “alto profilo” che salvi il Paese ed eviti le pericolose elezioni (un ossimoro in democrazia) e il Centrodestra si è squagliato come neve al sole. E infatti alle consultazioni con il premier incaricato vanno tutti in ordine sparso.
Cambiamo! di Giovanni Toti, Noi con l’Italia di Maurizio Lupi e l’Udc sono a dir poco entusisti di sostenere il nuovo salvatore della Patria. Silvio Berlusconi, che indicò Draghi alla guida della Bce, ha seguito la linea di Renato Brunetta e Mara Carfagna anticipando di fatto quello che ormai è scontato e cioè il sostegno convinto di Forza Italia all’esecutivo di Mr ‘whatever it takes’.
Poi c’è la Lega che vive una specie di psicodramma interno: Matteo Salvini dice che andrà a incontrare Draghi “senza pregiudizi” (anche se non vuole un esecutivo fino al 2023) con Giancarlo Giorgetti che (finalmente) rompe un lungo silenzio e conferma di essere lo sponsor, insieme a Luca Zaia, di SuperMario, definito “un fuoriclasse come Ronaldo che non può stare in panchina”. Dalla segreteria politica del Carroccio la linea condivisa è quella del “proviamoci”, e le elezioni sbandierate dall’estate del Papeete? Vedremo.
Infine Giorgia Meloni, eroica, stoica, coerente, che rimane ferma sul no alla fiducia al governo Draghi e che, dall’opposizione, si prepara a passare all’incasso elettorale (prima o poi anche in Italia si voterà).
4 febbraio 2021, requiem per il Centrodestra.


