Inaugurazione anno giudiziario, Nordio: “La riforma non è fatta per punire la magistratura né per rafforzare il governo" - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 13:16

Inaugurazione anno giudiziario, Nordio: “La riforma non è fatta per punire la magistratura né per rafforzare il governo"

Gli interventi delle Corti d'Appello. Meliadò: "Mai come oggi le toghe sembrano vulnerabili". Ondei: "Sbagliato dire che i giudici sono appiattiti sui Pm". Mantovano: "Basta Demonizzare". Frasca: "Strumentalizzato il nome di Falcone"

di Angela Luna

Giustizia: Nordio, "Ieri ho usato il termine blasfemo, lo ripeto e lo confermo"

"Questa riforma non avrà e non deve avere effetti politici. Se dovessero prevalere i no accetteremo con grandissimo rispetto la volontà popolare, se dovessero prevalere il sì lungi dall'avere intenti persecutori, come qualcuno dice, inizieremo subito il giorno dopo un dialogo con la magistratura con l'avvocatura e con il mondo accademico per la seconda parte che è quella delle norme attuative". E' uno dei passaggi dell'intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio presente alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano. La riforma "non è fatta contro nessuno o a favore di qualcuno, non è fatta per punire la magistratura o per rafforzare il governo che non ne ha bisogno" aggiunge

"Davvero voi credete che con questa riforma il Parlamento voglia porre la magistratura requirente e giudicante sotto il potere esecutivo? Ieri ho usato il termine blasfemo, lo ripeto e lo confermo, veramente trovo blasfemo, irriverente verso il Paramento - che ritengo un'istituzione sacra - aver voluto attribuire una volontà che nessuno ha mai avuto". Quindi "lungi dal voler sottoporre al potere esecutivo sotto il potere esecutivo la magistratura, noi abbiamo enfatizzato quella che è l'autonomia e l'indipendenza". E' uno dei passaggi dell'intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio presente all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano.

Referendum: Mantovano, "demonizzazione lasci il posto al confronto civile"

"Auspico che in vista del voto referendario la demonizzazione lasci il posto al confronto civile proprio di una vera democrazia. La Sacra scrittura ammonisce a stare vigili perché non conosciamo né il giorno né l'ora dunque non vi è alcuna certezza che il 24 marzo 2026 non si scateni l'apocalisse, ciò di cui sono certo è che se ciò si dovesse verificare non sarà a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia". Lo afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 nel distretto della Corte d’Appello di Napoli.

Inaugurazione anno giudiziario: le dichiarazioni del presidente della Corte d'Appello di Roma, Giuseppe Meliadò

"Il ruolo delle corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante, e tuttavia mai come oggi le corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l'esercizio dei pubblici poteri, invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale".

E' quanto si legge nelle conclusioni della relazione del presidente della Corte d'Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario.
Nel documento Meliadò aggiunge che il "Paese si sta dividendo in questi giorni sui temi della giustizia, ma i problemi veri della giustizia hanno altre coordinate, non riguardano il modello di magistrato, che la Costituzione ha voluto indipendente, senza timori e senza speranze e che tale dovrebbe restare, ma interpellano chi governa il paese su come assicurare un servizio giustizia efficiente, perché solo attraverso un servizio efficiente si può garantire la credibilità delle istituzioni e la fiducia verso la magistratura".

Corte d'appello Milano, Ondei: "inaccettabile dire che i giudici sono appiattiti sulle decisioni dei PM"

"Questa riforma non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, che nel nostro distretto per fortuna sono sopportabili, ma che, a livello nazionale, sono insopportabilmente lunghi". Così il presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe Ondei, in un passaggio del suo intervento pronunciato alla cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario alla presenza, tra gli altri, del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Ondei, che fin da subito ha tenuto a precisare che non è sua intenzione e né gli compete "in questa sede, alcuna valutazione di natura politica o latamente politica e me ne guarderò bene dall'esprimerla", ha comunque aggiunto: "dal momento che nell'odierna cerimonia si deve riferire non solo dell'andamento della Giustizia nel distretto nell'anno passato, ma anche dei possibili sviluppi del sistema nell'anno che viene, allora si impone la necessità di fare chiarezza tecnica (...) su alcuni aspetti che stanno emergendo dal pubblico dibattito e che sono del tutto fuorvianti".

E così alla domanda "se la riforma inciderà sul miglioramento dei tempi della giustizia, la risposta tecnica qui è netta e difficilmente smentibile: questa riforma non inciderà in alcun modo" . E quindi il cittadino "dovrà attendere anni" prima di vedere i suoi diritti riconosciuti. Inoltre non renderà, è questo il senso, la "giustizia più efficiente colmando i gravissimi vuoti di organico". E poi "si continuerà a lavorare con carenze di mezzi informatici, in un contesto che ha l'ambizione di informatizzarsi e digitalizzare i processi in una logica, però, perdente del 'vorrei ma non posso'". E ancora la riforma non consentirà di "evitare i casi di malagiustizia" in quanto "non avrà alcuna incidenza diretta ed immediata su tale patologico svolgimento dell'attività giudiziaria".

A proposito della riforma della giustizia, "A ben vedere nei fatti questa separazione c'è già essendo assai limitato legislativamente il passaggio da una funzione all'altra e essendo questo passaggio praticato ogni anno da circa lo 0,3% dei magistrati". Per Ondei si parte da un presupposto errato, "ossia quello che i giudici oggi non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del 'collega' pubblico ministero. Questa affermazione non e accettabile. Se fosse vera vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto. La realtà è che la magistratura italiana è un ordine dello Stato sano, composto per lo più da persone ispirate da un alto senso del dovere che ogni giorno svolgono in silenzio il loro lavoro" aggiunge. Parole accolte da un applauso in aula.

"Nel settore civile, dove il Pubblico Ministero di fatto non opera diventa arduo trovare una giustificazione a tale sospetto, mentre nel settore penale lo stesso numero di assoluzioni in primo grado - pari a circa il 25% delle sentenze - rappresenta plasticamente e rende anche apparente la totale autonomia e terzietà del giudice" conclude il presidente della Corte d'Appello di Milano. 

"La carenza di personale pesa sulle performance della giustizia meneghina anche se il Distretto di Milano ha numeri positivi rispetto alla media italiana". E' uno dei passaggi dell’intervento di del presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei. Dai dati relativi al personale amministrativo del Distretto si tocca con mano "la gravità della situazione: la scopertura complessiva è del 40%, che tuttavia sale al 53% per il Tribunale di Sondrio e giunge addirittura al 67% in alcuni uffici del Giudice di Pace. Il problema abitativo e del costo della vita in Lombardia induce molte persone a rinunciare a venire a lavorare al Nord". Ogni anno la situazione "peggiora": se si considera che la scopertura dei soli Tribunali ha raggiunto la media del 37% contro il 29,1% dell'anno precedente.

Un po' meglio è la situazione dell'organico del giudici: la scopertura media del Distretto "si assesta al 18%", in Corte di Appello, invece, "continua l'emorragia di personale di magistratura". Sul fronte delle risorse materiali la sicurezza degli edifici "è molto carente", quanto all’informatica nei processi si combatte "con la carenza di fondi".

"E' di nove il numero dei suicidi in carcere" registrati nell’ultimo anno, "di cui cinque tra condannati definitivi e quattro tra i detenuti in custodia cautelare. In uno Stato democratico, il carcere non può essere un luogo di mortificazione della dignità umana: deve essere piuttosto un luogo in cui si sconta una pena dal volto costituzionale, che promuove la riflessione sul proprio vissuto per proiettarla in una dimensione di speranza". E' uno dei passaggi dell’intervento del presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei in occasione dell’inaugurazione dell'anno giudiziario.

"Nonostante il superamento della prospettiva carcero-centrica, la natura di estrema ratio della detenzione in carcere e la valorizzazione delle misure alternative, si registra un progressivo aumento delle presenze in carcere. Il dato statistico del sovraffollamento carcerario nel Distretto, aggiornato al 30 giugno 2025, passa dal 139,15% al 142,08%, evidenziando un ulteriore incremento rispetto al periodo precedente. Il numero di detenute presenti al 30 giugno (numero 368), corrisponde a poco più del 5% (5,10%) del totale mentre è del 44,5% la quota di detenuti stranieri (3.216)" chiosa Ondei.

Corte d'appello di Caltanissetta: "Niscemi la priorità dell'Italia"

"Oggi Niscemi è la priorità dell'Italia". Lo ha detto la presidente della Corte d'appello di Caltanissetta, Domenica Motta, durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario del distretto Nisseno che include anche la Procura di Gela titolare dell'inchiesta sulla frana. La presidente Motta ha espresso "vicinanza e solidarietà ai cittadini di Niscemi".

Presidente Appello Palermo, Frasca: "Il nome di Falcone strumentalizzato per il referendum"

Lungo applauso e standing ovation al termine della relazione del presidente della Corte d'appello di Palermo Matteo Frasca che ha aperto la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo. Frasca è stato piuttosto critico nei confronti della riforma del ministro Nordio, sottolineando come la riforma "pone a rischio oggettivo l'indipendenza della magistratura. E' la riforma della magistratura e non della giustizia - ha detto - perché non la renderà né efficace né efficiente". "Comprimere la giurisdizione con il pretesto di arginare presunte e indimostrate esondazioni - ha concluso - è riscrivere l'equilibrio dei poteri. E di questo devono essere consapevoli i cittadini perché i veri destinatari di questa riforma saranno loro e non i magistrati".

Nel dibattito sul referendum di riforma della Giustizia "si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone, che aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale, ancorché, contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma egli non ne fosse stato apodittico sostenitore, ma l'avesse posta all'attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente a quello altrettanto spinoso dell'obbligatorietà dell'azione penale". Lo detto il presidente della corte d'appello di Palermo Matteo Frasca che sta tenendo la relazione sullo stato della giustizia nel distretto durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.

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