di Sergio Luciano
Impegno, umiltà, prudente realismo: “Una sfida straordinaria, un onore, una grande responsabilità. E la famiglia, che mi ha sempre seguito sui campi di gara di tutto il mondo, per il momento a Roma non viene. La durata di quest’impegno è naturalmente ancora incerta…”. Josefa “Sefi” Idem, otto olimpiadi all’attivo, atleta-mito mondiale della canoa da velocità – risponde per pura cortesia alla fine della giornata del giuramento e del primo consiglio dei ministri-lampo, rattristato dalla sparatoria di Piazza Colonna: “Mi scusi se sarò laconica ma sono molto stanca”. E se è stanca lei, una “Iron-woman” capace di “strappare” al petto decine di volte bilancieri da oltre cento chili, è segno che fare politica può essere davvero faticoso.
Allora, ministro: suo marito Guglielmo Guerrini e i suoi figli, Janek e Jonas sono stati fotografati mille volte con lei a bordo acqua, da Pechino a Londra. Non la raggiungeranno a Roma?
“Innanzitutto bisogna vedere quanto a lungo potrà reggere questo governo, è chiaro che spostare la famiglia senza avere una ragionevole certezza su quanto possa durare il trasferimento non è opportuno. Per ora, ho lanciato a mia madre, che è sempre stata preziosa per me, una convocazione straordinaria a casa, per sostituirmi, poi si vedrà”.
Saggiamente lei ricorda che questo governo nasce in un clima di straordinaria emergenza economica e politica, non ha paura che la sfida sia troppo complessa, tanto più per chi come lei, pur avendo già una certa esperienza nel campo, non è mai stato un politico di professione?
“Per il momento no, non ho paura della politica italiana: ma non voglio anticipare troppi concetti, lavorerò, e vedrò”.
Ha già cominciato a lavorare? In che modo?
“Subito dopo il giuramento, sono stata tutto il pomeriggio al ministero della Gioventù e dello Sport, domattina sarò a quello delle Pari Opportunità. Ho chiesto rendicontazioni precise, e scritte, di quel che è stato fatto e delle principali criticità da affrontare”.
A proposito di sport, lei come atleta è iscritta al Circolo Aniene, quello rilanciato e presieduto dal neo-presidente del Coni Giovanni Malagò, con cui lei ha dunque un buon rapporto: conta su una buona collaborazione?
“Il ministero e il Coni operano in due ambiti diversi ma complementari, credo che si cercherà di avere una buona sinergia”.
Cosa sono le pari opportunità per una donna come lei che, da atleta, ha fatto prestazioni molto migliori di quelle di tanti atleti uomini?
“Pari opportunità? Sono tante cose, tutte serie…Mi avvicinerò a questo ambito con molta umiltà, comincerò col farmi illustrare ciò che avrò di fronte, mi farò un ruolino di marcia e procederò…”.
Qualcuno ha detto che, da grande solista qual è stata nello sport, lei potrebbe non avere il necessario senso del lavoro di squadra. Che ne pensa?
“Chi dice una cosa del genere rivela una visione sbagliata dello sport individuale, che sembra tale ma non lo è. Non avrei avuto i risultati che ho avuto, se non avessi potuto contare su un grande team, ben diretto. Dall’allenatore al fisioterapista, dal nutrizionista allo psicologo… E a quanto pare questo lavoro mi è venuto bene, nello sport. E qui al governo il lavoro di squadra è la stessa cosa: mi concentro sul mio ruolo, guardo con chi lavoro e vado avanti”.


