Umberto Bossi ha colto tutti di sorpresa dichiarando che a Roma voterebbe Marchini e non la Meloni. Un’affermazione che ovviamente ha fatto infuriare tutto lo stato maggiore della Lega e soprattutto Matteo Salvini.
Il fondatore del Carroccio non ha mai digerito il fatto di essere stato messo in un angolo e soprattutto contesta la svolta lepenista e nazionale del segretario federale. Il tema della secessione e dell’autonomia – secondo il Senatùr – è stato messo da parte e dimenticato per far spazio all’alleanza con le destre europee, prima fra tutte il Front National.
Poi lo strappo con Silvio Berlusconi, al quale Bossi è rimasto molto legato, ha fatto precipitare la situazione. I vertici della Lega attuale, dai capigruppo al Consiglio federale, è coeso intorno a Salvini, anche se Roberto Maroni – che governa con i voti determinanti di Forza Italia e Area Popolare-Ncd – spinge per tenere in piedi l’alleanza con gli azzurri (modello Parisi a Milano) e per circoscrivere il caso di Roma a “incidente di percorso”.
Fatto sta che se davvero le strade di Salvini e Berlusconi si dividessero definitivamente, magari con il Carroccio che tenta un’ipotesi di accordo con i 5 Stelle, Bossi potrebbe davvero – come affermano fonti di Forza Italia – lasciare la Lega, la creatura da lui fondata ormai 30 anni fa – per dar vita ad un movimento federalista-autonomista alleato con l’ex Cavaliere. Uno strappo simbolico – i quadri della Lega sono tutti con Salvini – ma certamente molto, molto doloroso. A quel punto bisognerà vedere cosa faranno i governatori. Luca Zaia starebbe quasi certamente con il giovane leader, ma sull’ex ministro dell’Interno e presidente della Lombardia qualche dubbio c’è.


