Il laboratorio di intelligenza artificiale per la Difesa (LIAD): AI Delivery Center
La visione dell’Esercito è governata dal principio proattivo: “O siamo pronti a tutto, o siamo già in ritardo”, riflettendo la necessità di flessibilità mentale e preparazione ad affrontare minacce eterogenee dal punto di vista geografico e tecnologico.
La Strategia della Difesa in Materia di Intelligenza Artificiale 2026 dà priorità all’integrazione dell’intelligenza artificiale attraverso il nuovo Laboratorio di IA per la Difesa, all’acquisizione di sistemi d’arma pesanti e a un modello di resilienza “dell’intera società”. Il provvedimento mira ad adeguare lo strumento militare alle nuove minacce ibride e digitali, con un potenziamento strutturale e nuove regole di reclutamento finanziato da un budget di 31,2 miliardi di Euro per il 2026.
Una trasformazione, orchestrata sotto la guida strategica del Generale Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, che si fonda sulla convergenza della manovra corazzata pesante, sull’integrazione radicale dell’Intelligenza Artificiale (IA) e sulla preservazione dei valori istituzionali fondamentali contro l’erosione della Guerra Cognitiva.
Il nuovo Laboratorio di IA per la Difesa
Il LIAD, istituito dalla Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026, funge da principale Centro di Consegna di IA per le Forze Armate, con il compito di accelerare la transizione di soluzioni algoritmiche da prototipi sperimentali a strumenti operativi multidominio. Secondo la tempistica esecutiva stabilita dal Ministro Guido Crosetto, il LIAD deve raggiungere la piena capacità operativa (FOC) entro il 31 dicembre 2026, concentrandosi su tre fattori abilitanti critici: la centralizzazione delle risorse di High Performance Computing (HPC), l’implementazione di un’infrastruttura Cloud/Edge sovrana e la valutazione sistematica di set di dati di alta qualità. La roadmap operativa del LIAD per il periodo dà priorità alla Direttiva DS-6 (Protezione Multidominio), che utilizza l’IA per rilevare, classificare e neutralizzare in tempo reale minacce asimmetriche come sciami di droni e munizioni a guida autonoma. Automatizzando le funzioni di elaborazione di livello inferiore del ciclo OODA (Observe, Orient, Decide, Act), l’Esercito intende ridurre il carico cognitivo sul singolo soldato, consentendo di fatto a un singolo operatore di gestire una rete distribuita di sensori e tiratori autonomi. Inoltre, il LIAD sta sviluppando algoritmi di manutenzione predittiva basati sull’intelligenza artificiale nell’ambito della Direttiva DS-7, con l’obiettivo di massimizzare la disponibilità delle flotte A2CS Lynx e Leopard 2A8 attraverso il monitoraggio del gemello digitale, riducendo così l’impatto logistico richiesto in ambienti ostili.
Architetture etiche e il mandato “Human-in-the-Loop”
Un pilastro imprescindibile della trasformazione tecnologica italiana è l’adesione alla Direttiva DS-10 (Sistemi Autonomi Cooperativi), che stabilisce che l’Intelligenza Artificiale debba sempre rimanere sotto la supervisione umana. Il LIAD opera secondo un modello di governance che integra specialisti legali ed etici direttamente nella fase di progettazione algoritmica per garantire la conformità al Diritto Internazionale Umanitario (DIU) e agli standard di trasparenza ICD 203.Questa architettura di “Human-in-the-Loop” e “Human-on-the-Loop” è progettata per mitigare i rischi associati alla proliferazione dei sistemi d’arma autonomi letali (LAWS), garantendo che le decisioni relative all’applicazione della forza letale siano vincolate alla responsabilità morale umana.
L’Esercito identifica una critica asimmetria decisionale uomo-macchina in cui gli avversari (come quelli osservati nel conflitto in Ucraina) possono impiegare sistemi completamente autonomi per ottenere tempi di reazione più brevi. Per risolvere questo problema, la strategia italiana 2026 esplora l’uso dell’IA per la risposta automatizzata difensiva, in particolare contro attacchi ipersonici ad alta velocità o di saturazione, dove la cognizione umana è biologicamente limitata. Tuttavia, l’ingaggio definitivo rimane prerogativa esclusiva del comandante, supportato da visualizzazioni di IA che migliorano la consapevolezza situazionale senza bypassare il giudizio umano.
La simbiosi uomo-tecnologia: mitigare la contrazione demografica attraverso il Laboratorio di IA della Difesa e la Riserva Operativa
L’Italia si trova attualmente ad affrontare un declino demografico strutturale che minaccia la sostenibilità del suo modello militare professionale, rendendo necessaria una radicale convergenza tra la riforma del capitale umano e gli incentivi tecnologici di alto livello. L’Esercito Italiano ha rilevato una perdita cumulativa di circa 4.000 unità all’anno nella fascia di età di reclutamento principale, compresa tra i 18 e i 24 anni, una tendenza accelerata dall’intersezione tra gli indici di invecchiamento e l’aumento dei tassi di iscrizione all’istruzione terziaria. Per contrastare questo “buco nero di personale”, il Ministero della Difesa ha reso operativa una strategia di resilienza a doppio binario: l’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA) come Force Enabler attraverso il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa (LIAD) e l’istituzionalizzazione legislativa di una Riserva Operativa di 15.000 unità. Una struttura che mira a trasformare l’Esercito da un’istituzione ad alta intensità di lavoro, in una forza ad alta densità, potenziata dalla tecnologia, dove la superiorità qualitativa compensa i deficit quantitativi.
Capitale umano specializzato: la convergenza tra STEM e filosofia
L’Esercito identifica il Pensiero Critico e il Ragionamento Etico come risorse operative non automatizzabili. Con l’avvento degli algoritmi sviluppati dal LIAD nella gestione tecnica dei sistemi d’arma e della logistica, il ruolo dell’Ufficiale militare si sposta verso la capacità di “porre le domande giuste” e di orientarsi nel panorama morale del campo di battaglia del XXI secolo. Un cambiamento supportato dalla Direttiva DS-11, che mira a creare una forza lavoro specializzata in grado di gestire l’ambiente di collaborazione uomo-macchina.
La transizione verso una “Simbiosi Uomo-Tecnologia” richiede una riprogettazione fondamentale della formazione militare. A partire dal 2026, l’Accademia Militare di Modena ha introdotto il 208° Corso, che integra le discipline STEM con un curriculum obbligatorio di Filosofia e Scienze Strategiche. Un innovativo archetipo “Filosofo-Soldato” pensato per gestire le ambiguità etiche della Guerra Cognitiva, dove l’IA può essere utilizzata dagli avversari per fabbricare deepfake e manipolare le narrazioni nazionali.
Resilienza cognitiva e l’archetipo del “filosofo-soldato”
Il modello “Filosofo-Soldato” è progettato per produrre leader con le capacità di ragionamento etico e di pensiero critico necessarie per gestire il lavoro di squadra uomo-macchina e resistere alle campagne di guerra cognitiva. L’obiettivo è produrre una forza “a prova di logica”, capace di identificare le distorsioni cognitive, come l’ancoraggio (valorizzazione di informazioni che confermano opinioni preesistenti) e lapercezione selettiva, osservate nell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, per polarizzare l’opinione pubblica occidentale.
La forza ibrida del 2031
Entro il 2031, l’Esercito Italiano dovrebbe raggiungere uno stato di “Ibridazione Stabile”. Il nucleo professionale sarà snello, altamente tecnologico e integrato nativamente con sistemi di IA validati dal LIAD. Questo nucleo sarà potenziato da una robusta Riserva Operativa che fornirà la profondità cinetica e logistica necessaria per scontri ad alta intensità. Il successo di questa visione si basa sul continuo rifinanziamento del Fondo di investimento per la Difesa nazionale (stimato in 23,1 miliardi di Euro fino al 2039) e sulla capacità del Ministero della Difesa di mantenere vivo l’interesse per il reclutamento attraverso un miglioramento del welfare e percorsi di carriera specializzati.
In definitiva, la “Simbiosi Uomo-Tecnologia” non è semplicemente un’opzione per l’Esercito Italiano, ma un’esigenza esistenziale per preservare la sovranità nazionale in un’Era di minacce ibride e instabilità pervasiva.
Leadership e moltiplicatore della forza umana e tecnologica
L’Esercito Italiano riconosce una persistente asimmetria decisionale uomo-macchina nella guerra moderna. Mentre i sistemi di intelligenza artificiale, come quelli integrati nel Defense AI Lab, possono analizzare 200 posizioni di gioco al secondo o gestire vaste reti di sensori, mancano di “buon senso” e non sono in grado di gestire l’ambiguità morale. La formazione dei leader per il 2026 sottolinea che l’intelligenza artificiale deve rimanere un “facilitatore di forza” piuttosto che un decisore, mantenendo un’architettura “uomo nel ciclo” per tutte le azioni letali. Un paradigma che richiede agli ufficiali di gestire il carico cognitivo del proprio personale, prevenendo la complacency da automazione (la tendenza a fidarsi ciecamente dell’output delle macchine) e garantendo al contempo che la velocità del ciclo OODA potenziato dall’IA non si traduca in un’escalation indesiderata. L’Accademia Militare ha quindi introdotto corsi sulle prospettive filosofiche e cognitive dell’IA, utilizzando la teoria della razionalità limitata di Herbert Simon per insegnare ai cadetti che, mentre le macchine ottimizzano i dati, gli esseri umani devono dare priorità ai valori e alle conseguenze etiche di secondo ordine.
I valori come bussola strategica: lo scudo “Lo Giuro”
Per ancorare il singolo soldato alla sovversione cognitiva, il Generale Carmine Masiello ha posto il “Pilastro dei Valori” e il Giuramento di Fedeltà al centro della visione strategica 2026. Il CalendEsercito 2026, intitolato “Lo giuro”, funge da strumento simbolico ed educativo per rafforzare le virtù fondamentali di Patria, Disciplina, Onore e Lealtà come stabilizzatori operativi. Questi valori non sono visti come reperti nostalgici, ma come armatura psicologica. Promuovendo un profondo senso di amore per il gruppo e di fiducia istituzionale, l’Esercito cerca di neutralizzare l’obiettivo dell’avversario di diffondere cinismo, sfiducia ed erodere la fiducia nella leadership democratica. Fondamento etico essenziale per mantenere la volontà nazionale di resistere all’aggressione ibrida che prende di mira il tessuto sociale della Repubblica Italiana.
Comunicazione a livello dell’intera società e prevenzione strategica
Il Programma di Comunicazione MD 2026 ridefinisce la comunicazione istituzionale come funzione della Sicurezza Nazionale. La strategia passa dalla “Promozione” alla “Prevenzione Strategica”, definendo le menti dei cittadini come un “bene da difendere” contro la polarizzazione e la radicalizzazione.
Il Ministero della Difesa si propone di:
- Informare con trasparenza: generare fiducia nel pubblico come prerequisito per la resilienza sociale.
- Contrasto alla disinformazione: smascherare attivamente le narrazioni sull’influenza straniera che prendono di mira la partecipazione dell’Italia alle iniziative della NATO o dell’UE.
- Rafforzare il dovere civico: utilizzare l’articolo 52 della Costituzione per ricostruire una “Cultura della Difesa” tra le giovani generazioni.
Questo approccio “che coinvolge l’intera società” si allinea con le Linee guida sulla resilienza della NATO, riconoscendo che in un conflitto ad alta intensità, il fronte si estende a ogni schermo di computer e smartphone dello Stato. Coinvolgendo il mondo accademico civile e il settore privato nello sviluppo di strumenti di difesa cognitiva, l’Esercito agisce da catalizzatore per la coesione nazionale in un’era di instabilità diffusa.
Stabilità finanziaria e industriale (2026-2031)
Il successo di questa architettura dipende dal flusso continuo di rifinanziamenti annuali pari a 1,5 miliardi di Euro fino al 2039, garantendo che la “piattaforma delle piattaforme” rimanga tecnologicamente dominante contro le minacce emergenti provenienti sia da avversari statali che da attori ibridi asimmetrici.
I programmi di approvvigionamento necessari per questa trasformazione sono garantiti dal Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-2027. Un risultato chiave è il rifinanziamento annuale di 1,5 miliardi di Euro del Fondo Investimenti per la Difesa Nazionale fino al 2039.
Lo stanziamento per il 2026 include 1,95 miliardi di Euro per la modernizzazione dei sistemi terrestri, con particolare attenzione al veicolo blindato Centauro II e al VBM Freccia. Inoltre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) fornisce un cofinanziamento fondamentale per programmi ad alta tecnologia come l’A2CS Lynx e i sottomarini U-212, garantendo la sovranità industriale e una forza lavoro in grado di sostenere la catena di approvvigionamento della difesa.
La sinergia industriale con Leonardo e Rheinmetall garantisce che il 60% del carico di lavoro A2CS venga svolto in Italia, in particolare presso lo stabilimento di La Spezia e le linee di produzione di Iveco Defense Vehicles. Questo assetto produttivo assicura la “sovranità tecnologica” nella manovra corazzata, partecipando attivamente ai quadri di collaborazione europei come PESCO e il Fondo europeo per la difesa (FED).
Conclusioni: il leader ibrido del 2031
Entro il 2031, l’Esercito Italiano sarà una forza radicalmente diversa: con un organico professionale inferiore rispetto al suo picco storico, ma esponenzialmente più letale, connesso e resiliente. La transizione da una forza basata sulla quantità a una forza di massa tecnologica sarà completa, a condizione che i modelli di Riserva Operativa e Servizio Volontario compensino con successo il declino demografico.
L’Esercito Italiano sarà guidato da una generazione di ufficiali che possiedono una competenza innata sia nella gestione tecnica delle operazioni multidominio sia nella difesa filosofica dei valori democratici che esse rappresentano.
La transizione al modello “Filosofo-Soldato” garantisce che l’investimento di 31,2 miliardi di Euro nella difesa per il 2026 sia protetto da una leadership eticamente fondata, capace di resistere all’usura psicologica del campo di battaglia del XXI secolo.
Il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito, celebrato il 4 maggio 2026, rappresenta la linea di partenza formale per questo sforzo quinquennale verso la totale integrazione multidominio.
Il successo di questa visione si fonda sulla continua sinergia tra leadership militare e l’industria della difesa italiana di mantenere un adeguato livello di deterrenza e un vantaggio tecnologico nei domini contesi dello Spazio, del cyberspazio, marittimo e, soprattutto, in quello cognitivo.
Ma dipende esclusivamente dalla volontà politica, in un Paese come l’Italia, che pesantemente influenzato da disinformazione e propaganda russa, fa fatica a comprendere che le architetture obsolete del sistema di difesa e sicurezza nazionale alimentano le minacce ibride persistenti, i rischi per la democrazia e per le istituzioni nazionali ed europee.
Analisi a cura di Francesco D’Arrigo, Direttore Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”

