Marini non viene eletto ma non fa un passo indietro. I mariniani minacciano di boicottare un altro candidato. L’ex portavoce di Bersani Moretti vota scheda bianca e non si allinea alle indicazioni del suo segretario. I renziani votano Chiamparino pur sapendo che non diventerà mai presidente. Rosy Bindi va da Bianca Berlinguer al Tg3 e candidamente rivela di non aver apprezzato la scelta di Bersani. E rilancia Prodi. Allo stesso tempo il Pd non può votare Rodotà, appoggiato dal Movimento 5 Stelle perché non accetta di piegarsi a Grillo dopo che lo stesso Grillo ha fatto saltare ancora prima di nascere il governo Bersani. Berlusconi vota Marini nella speranza che non torni fuori il Professore (quello bolognese).
La Lega si rimangia la parola data e vota Marini pure lei. E Maroni è sempre più berlusconizzato. D’Alema ottiene più di 30 voti ma anche lui potrebbe essere affossato dai franchi tiratori. Bersani annuncia una fase nuova ma nessuno sa di che cosa stia parlando. Monti, sempre più ininfluente, non parla. E forse è meglio così. Tutti contro tutti. E parte già dal Friuli la nuova campagna elettorale. Mentre i deputati, i senatori e i delegati regionali si divertono a votare Trapattoni e Rocco Siffredi, gli italiani aspettano il loro dodicesimo capo dello Stato. Il debito pubblico sale, le imprese chiudono e la disoccupazione aumenta. Non servono commenti. Questa è l’Italia, pardòn la Babilonia, di oggi.
