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Italiani molto più euroscettici dopo il coronavirus

 

Secondo un sondaggio effettuato dal Cise, il centro italiano studi elettorali della Università Luiss di Roma, dopo l’emergenza sanitaria da Copvid 19 e il conseguente atteggiamento forse troppo attendista da parte dell ‘Europa nel mettere in campo una strategia comune per far fronte alla emergenza, gli italiani sono diventati molto piu euroscettici. Era piuttosto comprensibile dopo tutte le polemiche, ancora in corso, sugli aiuti economici e la spaccatura fra paesi del sud e paesi del nord sulle misure da mettere in campo, ma la portata del fenomeno da quello che si evince dai dati del sondaggio dell’autorevole centro studi, per certi versi è sicuramente  sorprendente. Scendendo un po’ nel dettaglio delle cifre emerse, si evince come la maggioranza relativa degli italiani (42%) ha un’opinione negativa dell’appartenenza dell’Italia all’UE. Coloro che esprimono un’opinione positiva sono poco più di un terzo (35%), mentre quasi un quarto rimane in posizione neutrale (il 23% risponde infatti indicando la categoria “Né positivo né negativo”). Ma il dato che stupisce forse di piu è quello riferito a tutti coloro, fra gli intervistati, che sarebbero favorevoli ad una uscita dall’Europa. Le domande poste dal sondaggio avevano tre opzione che erano 1)Uscire dall’UE; 2) Uscire dall’Euro, ma non dall’UE; e infine 3) Restare nell’UE. Abbastanza sorprendentemente, solo una minoranza degli intervistati (47%) vorrebbe che l’Italia rimanesse sia nella moneta unica che nell’UE. Questa cifra è la più bassa mai registrata nei sondaggi a cura CISE che, seppur con livelli diversi di supporto, avevano sempre mostrato una maggioranza a favore della piena permanenza del paese nell’UE. Al contrario, la maggioranza assoluta degli intervistati (53%) vorrebbe modificare lo status quo: il 18% vorrebbe abbandonare l’Euro, mentre addirittura il 35% opta per l’opzione più “hard”, cioè la completa uscita dall’UE, alla stregua di quanto fatto dal Regno Unito nei mesi scorsi. Sulla base di queste premesse, non deve certo stupire la netta maggioranza che non rintraccia alcuna solidarietà europea negli avvenimenti di queste ultime settimane. L’emergenza Covid-19 ha messo in seria crisi la tenuta del nostro sistema-paese e l’Italia è rimasta sola ad affrontare l’emergenza, senza ricevere aiuto dagli altri partner europei. È questo ciò che sembra pensare ben l’85% degli intervistati, contro il 15% circa che invece ritiene che gli altri paesi EU stiano aiutando l’Italia. Certo questi dati emergono in un quadro che riflette la condizione di disagio che tutti stiamo vivendo a causa del lockdown e delle difficoltà economiche conseguenti ad esso. Ma la chiara impressione che se ne ricava è che l’emergenza sanitaria abbia avuto solo il”merito” di far emergere un sentimento euroscettico che fino a questo punto era rimasto sottotraccia, per poi esplodere al primo caso in cui l’europa, come nei giorni della emergenza, manifestasse apertamente tutte le sue tante contraddizioni.  Ma molto interessante anche analizzare il giudizio sull’Europa fatto sulla base delle idee politiche degli intervistati, che mostrano come questo eurscetticismo non sia una questione per chi vota le destre e i cosiddetti sovranisti. Secondo i dati emersi dal sondaggio, come previsto, il Partito democratico (Pd) è in assoluto la forza politica con la maggiore omogeneità interna rispetto al tema della UE. Più di 4 elettori democratici su 5 hanno un atteggiamento positivo rispetto alla UE e la quasi totalità di loro vuole restare nell’UE e nell’euro (96%). Ma se si analizza la questione della solidarietà degli altri paesi UE, “solo” il 36% pensa che i nostri partner ci stiano aiutando. Su posizioni molto simili a quelle del Pd c’è Italia Viva, i cui elettori sono ampiamente eurofili, sebbene un po’ meno entusiasti di quelli del Pd.  Dall’altra parte, su posizioni sensibilmente diverse e decisamente più euroscettiche, il Movimento Cinque Stelle (M5S). Meno di un intervistato su 3 del partito di Grillo e Di Maio ha un atteggiamento positivo verso l’UE e “solo” il 40% vuole restare in Europa, contro il 60% che invece vuole modificare lo status quo, abbandonando la moneta unica o uscendo del tutto dall’UE. A destra, invece, il tema dell’Europa pare molto meno divisivo. Lega e Fratelli d’Italia (FdI),  sono ormai due partiti apertamente euroscettici. Circa i tre quarti dei rispettivi elettorati manifestano un atteggiamento negativo verso l’UE, mentre coloro che esprimono un giudizio positivo verso l’Europa si contano sulle dita di una mano (tra il 3% ed il 6% circa). Pochissimi, fra gli elettori di Salvini e Meloni, vorrebbero restare in Europa mantenendo anche la moneta unica. La maggioranza assoluta di entrambi gli elettorati (rispettivamente il 65% ed il 60%) vorrebbe piuttosto seguire il Regno Unito con l’Italexit, mentre poco più di un quarto vorrebbe uscire dall’Euro rimanendo però nell’UE (il 27% ed il 29% rispettivamente). Le posizioni di duro euroscetticismo dei due partiti di destra si riflettono anche nelle risposte alla domanda sulla solidarietà in Europa, con circa il 98% degli intervistati dei due elettorati che nega che gli altri paesi UE stiano aiutando l’Italia. Infine, Forza Italia, presenta posizioni più moderate, con una maggioranza relativa degli intervistati che è neutrale sull’UE (42%) e vorrebbe restarci (42%).  Infine spostando l’attenzione sull’aspetto socioeconomico del campione si evince come emerga una linea di frattura pro/anti Europa, strutturata sulla base della classe occupazionale. Da una parte, una maggioranza assoluta tra professionisti socioculturali (83%), dirigenti/liberi professionisti/imprenditori (63%), e, in misura minore, impiegati (53%) e studenti (51%) sostiene la permanenza dell’Italia nell’UE. Sul fronte opposto, convintamente euroscettico, troviamo invece commercianti, operai e disoccupati, che optano per una qualche forma di sganciamento dalle strutture istituzionali europee. Tra i commercianti, una maggioranza (relativa) del 38% ritiene che l’Italia debba uscire dall’Euro (ma non dall’Unione Europea) e circa il 26% considera più opportuna l’opzione hard dell’Italexit (uscire sia dall’Unione Europea che dall’Euro). Più radicali sono invece le posizioni di operai e disoccupati. Per i primi, la soluzione Italexit è la decisione più auspicabile (un operaio su due); mentre l’uscita dall’euro (ma non dall’Unione) è supportata dal 23%. Per i secondi il dato è sostanzialmente analogo: quasi un disoccupato su due sostiene l’uscita sia dall’Unione che dall’Euro; è invece il 21% a preferire un’opzione parziale di uscita (uscita dall’Euro ma non dall’Unione).