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Politica

Di Pietro Mancini

Ancora una volta, uno dei vincitori, anzi il riconosciuto e apprezzato regista delle confuse giornate di questo turbolento autunno politico è stato il Presidente della Repubblica. La larga maggioranza, data dalle Camere a Enrico Letta, consente di sperare, con realismo, nella realizzazione degli  obiettivi, che il Colle aveva dato all'astuto premier, allievo del compianto ministro Dc, Beniamino Andreatta: niente elezioni prima del 2015. E lascia sul tappeto la strategia di attacco alle istituzioni di Berlusconi.

L'ex dirigente del Pci, nonno Giorgio, ha trionfato in singolare coincidenza con il declino del Cavaliere, sceso in campo, 20 anni fa, proprio per cacciare gli odiati comunisti. Il direttore, l'amico Angelo Maria Perrino, e i lettori meno giovani, tra cui lo scrivente, ricordano, nella Prima Repubblica, Giorgio Napolitano. Egli fu un parlamentare di lunghissimo corso, con adeguato vitalizione, eurodeputato, Presidente della Camera e ministro. Ma non ascese mai a ruoli di assoluto protagonista, di "étoile" di prima grandezza, in quello che il sen.Berlusconi definisce, con disprezzo, pur frequentandolo ormai da 20 anni, il "teatrino romano".

Insomma, ci troviamo ad analizzare la sorprendente e tardiva, per così dire, rivelazione dei pregi e delle doti di eccellente statista, quasi un Mitterrand italiano, dell'ex dirigente del Pci. E' dovuta solo alla frequentazione, da parte di Napolitano, di esponentti comunisti, di primo piano, come Togliatti, Berlinguer, Ingrao, Pajetta, formatisi nelle severe scuole di partito e nella aspra lotta di Resistenza al fascismo? Il Presidente si eleva oggi di una buona spanna su leader e aspiranti tali, solo a causa delle non elevate qualità, politiche e morali, e della modesta accortezza tattica di costoro, molti dei quali sarebbero stati bocciati da Giuseppe Saragat come degli "omuncoli".

Ci torna in mente una affilata risposta del ministro andreottiano, Franco Evangelisti, a chi gli chiedeva le ragioni della longevità politica di Giulio e della Dc: "Nun ce cacciano dar potere e dar sottogoverno perchè sò stronzi!". In passato, Napolitano non emerse, in quanto subì, spesso in silenzio e di rado assumendo posizioni coraggiose e incisive, le forte personalità di leader, veri leader. E decise di non competere con molti suoi autorevoli compagni e avversari, nella vituperata, forse troppo severamente, prima Repubblica. A questo proposito, ricordiamo lo sferzante giudizio sull'allora collega in Parlamento del deputato, concittadino di Giorgio e segretario di Togliatti, Massimo Caprara: "Napolitano ? I suoi ruggiti somigliano a dei belati!" .

E, ricordando Caprara, si potrebbe osservare: più che il leone, la volpe.... Napolitana ha cominciato a svegliarsi nella terza età. E, oggi, nella foresta politica, non si vede un cacciatore in grado di impallinarlo e di contendere lo scettro del comando al signore partenopeo, che sta rivelando, a 88 anni suonati, un notevole e soprendente acume politico.

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