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Politica

Di Antonino D'Anna

"Seguimi!". È nella ripetizione di quest'imperativo pronunciato nell'omelia della Missa pro eligendo Pontifice del Conclave 2005 che portò poi alla sua elezione, la parola chiave del papato di Joseph Ratzinger. Che oggi prende congedo dai fedeli, in quest'ultimo Angelus, ricordando come il Signore, il suo Signore servito per tanti anni, lo abbia chiamato a salire al monte. È la conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, di due elementi affiorati in questi giorni che già odorano di Conclave: la prima, che questo Papa sente davvero di aver terminato la sua missione e in questa "salita al monte" prefiguri anche una salita alla gloria del Cielo, un trapasso che sente forse ormai vicino; è noto infatti che Ratzinger soffra di cuore e rifiuti i farmaci anticoagulanti. Ed è stato abbastanza evidente, negli ultimi mesi, il calo delle energie del Papa.
La seconda conferma è nella potente testimonianza di fede del Papa teologo. "Seguimi!": Ratzinger segue il suo Signore quando lo chiama 78enne alla Cattedra di Pietro, sebbene non voglia fare altro che pensionarsi; lo ha seguito in otto anni di pontificato nel corso dei quali non gli è stato risparmiato nulla, anche il carico di colpe non sue. Adesso Benedetto sente di dover seguire Cristo al monte e lo fa ritirandosi in preghiera. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: non è un gesto di vigliaccheria, il suo, nel lasciare il governo della Chiesa; è semmai una scelta di coraggio e come tale va rispettata. Del resto, allo stesso Peter Seewald proprio Ratzinger aveva detto chiaramente nei mesi scorsi come non ci fosse più molto da attendersi da lui.
È interessante notare come Ratzinger sia giunto alle dimissioni: dice di essere stato "chiamato" a seguire altrove il Signore. Una decisione, quindi, presa in totale autonomia e solitudine, interrogandosi personalmente nel Dio in cui crede. Anche le dimissioni, anche il farsi da parte per rendere la Chiesa di domani più forte perché guidata da un Papa con più energie, sono dunque una vocazione e una chiamata. Anche questo fa parte della fede - e della testimonianza di fede - di questo Papa. Che alla fine sembra quasi normalizzare le sue dimissioni: il Signore mi ha chiamato, il Signore mi manda altrove. Si riconferma l'accenno al suo essere "umile servo della vigna del Signore" pronunciato il 19 aprile 2005, giorno dell'elezione al Pontificato. C'è, come si può cogliere, una circolarità perfetta nei richiami di quest'Angelus alla vita ed al papato di Benedetto. Circolarità che oggi raggiunge il punto di fine e di partenza, l'Alfa e l'Omega. E - sembra suggerirci Ratzinger - prelude  a qualcosa di nuovo, alla speranza anziché al dolore. È l'essenza del messaggio cristiano.
Benedetto, insomma, non sceglie di fare un passo indietro ma di lato. Mentre qualcun altro guiderà la Chiesa cattolica dopo di lui, la sua "non presenza" - discreta ma percepibile - a lato della Chiesa continuerà a rappresentare una pietra di paragone ed un'ispirazione per il Pontefice che verrà. È difficile dire se il nuovo Papa permetterà all'emerito di partecipare alle celebrazioni in San Pietro o se mai i due si incontreranno, subito dopo l'elezione del nuovo Pontefice. Ma se questo avvenisse, la preghiera silenziosa di Ratzinger continuerebbe a ricordare che non si smette mai di essere padri. Anche se si è stanchi. Nel segno di quel "seguimi!" che ha annunciato per tutta la vita.

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