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Politica

Cambiamento, riforma, rinnovamento, rinascita sono tutte parole piene di speranza. Nessuno è perfettamente felice e tutti aspiriamo a qualcosa: dunque il miglioramento non può che passare attraverso la modificazione della situazione attuale.
Se non ci fosse questa speranza e questa molla, non ci sarebbe stato progresso. La specie homo sapiens non sarebbe oggi molto diversa dagli altri primati. Ma questa pulsione è utile quando va nella direzione giusta e al riguardo la prima cosa da chiedersi è se il cambiamento sia possibile. Questione non da poco. Nell'antichità chiunque avesse sperato di riuscire a parlare con una persona distante mille chilometri sarebbe stato un demente. Quello era allora un cambiamento impossibile e invece oggi abbiamo il telefono. Dunque è necessario affinare il concetto di "impossibile", precisandolo con le parole: "nelle condizioni note".

E ciò sposta il problema alla possibilità di cambiare le "condizioni note". Infatti la scienza ha realizzato decine di "miracoli" ragionevolmente ritenuti impossibili. Ciò malgrado si possono identificare delle condizioni immutabili di cui bisogna tenere conto. Le stagioni, per esempio. Anche ad ammettere che nel corso di milioni o miliardi di anni l'inclinazione dell'asse terrestre cambi, su scala umana è giusto dire che quei quasi ventitré gradi sono immutabili. Ed immutabile sarà dunque l'alternanza di una stagione fredda ed una stagione calda. E sarà pure ragionevole considerare "immutabile" la natura umana. Indubbiamente l'uomo civile si comporta in modo diverso dal selvaggio e dal barbaro, ma non per questo la temperatura del suo corpo sarà differente, non per questo non avrà l'istinto sessuale e il bisogno di dormire. Se non si tiene conto di ciò, si rischia di commettere gravi errori.

Nel corso della storia si sono avuti parecchi tentativi di operare un radicale cambiamento della società. Si è voluto andare al di là della normale natura umana, e si è sempre fallito, dopo un tempo più o meno lungo. Il socialismo utopistico dell'Ottocento e soprattutto la tragica storia dell'Unione Sovietica dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che dell'umanità aveva capito di più George Orwell, con la sua "Fattoria degli Animali", che Karl Marx con i suoi tomi ponderosi. L'uguaglianza fra gli uomini va introdotta nelle leggi e perseguita in ogni modo, senza però dimenticare che gli esseri umani sono diversi e uomini diversi non possono che avere destini diversi. Ecco perché l'ansia di rinnovamento morale che anima tante belle persone lascia freddo lo storico. L'esperienza dimostra che l'egoismo, per fare un esempio, è parte ineliminabile della natura umana. La morale, il diritto, il buon gusto perfino cercheranno di limitarlo e di mascherarlo, ma chiunque pretendesse di sradicarlo perderebbe il suo tempo e forse provocherebbe più tragedie di quante voleva evitarne. I maiali di Orwell, corifei dell'egalitarismo, presto furono più uguali degli altri. Come i funzionari di partito in tutta l'Unione Sovietica, come gli autocrati del Kremlino e perfino come il Papa, servus servorum Dei, nel suo Vaticano.

Queste note si possono applicare anche ad un piano più basso, quello dell'attuale politica italiana. Oggi soffia sull'Italia un vento di antipolitica che in fondo è un vento antidemocratico. Nella sua acida lotta contro il parlamentarismo, il nuovo idealista dimentica - o forse non ha mai saputo - che il regime democratico ha sempre avuto i difetti di cui lui ora si accorge. Una parte di errori, di peculati, di stupidità c'è sempre stata e sempre ci sarà. Essa è anzi tanto più evidente in quanto la democrazia, che concede la libertà di stampa, non la nasconde, mentre il regime sovietico riusciva perfino a nascondere agli ingenui le piaghe dell'alcolismo e della corruzione, semplicemente perché le negava e non permetteva ad altri di parlarne.

La democrazia a volte è disgustosa, ma gli altri tipi di regime fanno anche più danni. Dunque nessuna persona ragionevole chiede di amare il sistema parlamentare: è più ragionevole avere orrore delle sue alternative. Analogamente è inutile avercela con i partiti. In democrazia prevale il numero e per prevalere questo numero bisogna organizzarlo. Che poi l'organizzazione che ne risulta si chiami partito, alleanza o movimento non ha importanza. Chi si autobattezza alleanza o movimento non ha per questo il diritto di dire "il nostro non è un partito": perché lo è. E non c'è niente di male. L'errore di chi ha votato il Movimento 5 Stelle è quello di credere di avere reinventato la realtà. Ora o questo partito instaura una dittatura (visto che la monarchia non è più di moda) oppure si inserisce nel sistema, che sia al governo o che sia all'opposizione. Tertium non datur.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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