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Politica
ministro terzi

La riforma della giustizia è un atto di politica interna o di politica estera? Se lo chiede Giulio Terzi, fino a pochi mesi fa Ministro degli Esteri in carica, con 40 anni di esperienza come diplomatico al servizio dello Stato, in questa intervista rilasciata ad Affari Italiani, nella quale afferma provocatoriamente che "C'è crisi sul territorio nazionale anche a causa della mancata riforma della Giustizia"
 
Ambasciatore, la riforma della giustizia "è di destra"?
"Come discutevo sulla mia pagina Facebook proprio in questi giorni, la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset ha solo rilanciato la discussione sulla riforma del nostro sistema giudiziario, ma questa in realtà è un'esigenza ampiamente riconosciuta da tempo da tutte le forze politiche, tant'e' vero che la primavera scorsa è stato proprio questo uno dei punti prioritari sui quali era maturato il consenso nella "Commissione dei Saggi" sulle riforme. Mi pare quindi sbagliato inquadrare questa importante questione solo "pro o contro" Silvio Berlusconi".

Eppure voci autorevoli mettono in guardia dall'estrema difficoltà di riforme intese a riorganizzare l'ordinamento giudiziario, anche per il grande "potere reale" che esso potrebbe aver acquisito nel corso degli anni. Lei è scettico sulla possibilità che il "potere debole" della politica possa dettare nuove regole?
"Scettico ma anche interdetto, stupito da come non si riesca a percepire l'estrema urgenza di questa riforma, e di come la classe politica continui a "fare melina" su un tema di così grande attualità in ossequio a interessi particolari, chi di un tipo chi dell'altro. Nei 40 anni della mia carriera da Diplomatico ho avuto migliaia di contatti con imprenditori stranieri e italiani: lo sforzo continuo nel promuovere investimenti e iniziative industriali nel nostro Paese mi ha convinto che i problemi che affliggono la nostra Giustizia sono al primissimo posto tra i fattori frenanti della competitività internazionale del Paese e soprattutto della sua capacità di attrarre investimenti produttivi dall'estero. E non sono certo io a stabilire questa priorità nell'agenda politica, ma molto banalmente i numeri, che sono sempre severi maestri".

Quali numeri esattamente?
"Nessun indicatore come quello che riguarda gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) rileva la problematicità del nostro sistema di Giustizia per la competitività internazionale dell'Italia e per quanto riguarda le decisioni di investire nel nostro Paese. Calcoli della Banca d'Italia stimano che il "costo" delle inefficienze della macchina della giustizia sia attorno a un punto percentuale del PIL: più di 160 miliardi di Euro! Ernest and Young, in un sondaggio dello scorso anno tra imprenditori dedicato alla "European Attractiveness" ha individuato 35% favorevoli a investire in Germania, 10% in Polonia, 7% in UK, e 2% in Italia...e secondo i più seri osservatori e ricercatori i motivi principali di questa disastrosa situazione riguardano proprio la Giustizia: un'analisi del World Justice Project su 100 Paesi situa l'Italia nella posizione di coda tra i Paesi industrializzati, e la Banca Mondiale nel "Doing Business Report" ci posiziona addirittura dopo il centesimo posto su 183 Paesi... ci rendiamo conto dell'entità del problema?".

Questo scenario influenza anche il mercato interno?
"Certo, c'è crisi sul territorio nazionale anche a causa della mancata riforma della Giustizia. Si tratta di due aspetti - quello della competitività delle nostre aziende e quello dell'attrazione degli investimenti esteri in Italia - intimamente collegati, perché un'azienda si indebolisce - ed è meno competitiva all'estero - anche quando nel suo "mercato domestico" non riesce a riscuotere i crediti in tempi ragionevoli, quando le cause civili che deve intraprendere durano sino a dieci anni, quando la corruzione è diffusa, quando si realizzano veri e propri abusi a causa di una burocrazia che non esiterei un attimo a definire borbonica": il "business climate" ne risente pesantemente".

Quali le soluzioni possibili?
"Non sta a me dare soluzioni tecniche, abbiamo esperti e giuristi davvero eccellenti in Italia. Quello che mi limito a rilevare è che nel prossimo quinquennio il PIL *mondiale* dovrebbe crescere complessivamente del 25% e gli investimenti diretti esteri del 75%. Nel mondo industrializzato il ritmo sarà più contenuto, ma comunque molto significativo. E' in Italia? La riforma della Giustizia potrebbe produrre effetti non immediati, per la complessità insita nel modificare strutture e ordinamenti consolidati, ma questo dovrebbe essere ancor più di sprone a metterla immediatamente in cantiere... Agli scettici ricordo che la riforma della Giustizia nel nostro Paese risponde a un'esigenza talmente viva e diffusa per le imprese, le organizzazioni di categoria, i sindacati, i movimenti di opinione e di tutela dei diritti individuali, e per i cittadini e gli elettori, che non dovrebbe essere impossibile trovare un punto di sintesi così forte da superare resistenze e interessi partitici contrapposti. A condizione che anche molti "opinion leaders" del nostro Parlamento ne siano convinti e partecipi…ma che risposte vuole dare ora, adesso, la classe politica su questo tema vitale per la sopravvivenza della nostra nazione?".

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