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Politica

L'incredibile ascesa di Francesca Pascale e la sua love story con l'uomo più potente d'Italia. Il tutto è raccontato nel libro "Francesca e il Cavaliere. La singolare storia della fidanzata di Silvio Berlusconi", scritto da due giornalisti napoletani, Mariagiovanna Capone e Nico Pirozzi.

"Il libro - racconta Capone - ricostruisce il percorso di Pascale, dai suoi primi passi a Telecafone fino allo scoprirsi pasionaria azzurra, tra le fondatrici del comitato "Silvio ci manchi!". Poi il fidanzamento con Berlusconi e la trasformazione: corsi di dizione e portamento e un nuovo stile da aspirante first lady, sobrio e riservato.

"Sicuramente Francesca Pascale ha avuto un ruolo fondamentale: ha messo alla porta molte delle olgettine che frequentavano le cene galanti a casa di Berlusconi". E in qualche modo, nel suo nuovo ruolo, ha chiuso anche con il passato del mondo della televisione trash, come conferma una sua ex collega durante la presentazione del libro a Napoli. "Io sono stata amica di Francesca - racconta Marianna Montella - durante i bei tempi di Telecafone. Ma adesso abbiamo perso i contatti".

 

 

GUARDA IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

 

IL PROLOGO
 

libro pascale

Sesso e potere. Scranni e boudoir. Cene con leader internazionali e bunga bunga. Tra qualche centinaio di anni, i biografi potrebbero benissimo descrivere i nostri giorni paragonando l’entourage di Silvio Berlusconi alla corte francese del Settecento.

Potrebbero soffermarsi a lungo sull’elenco delle sue amanti, vere o presunte, il cui potere a corte, anzi a Governo, ha fatto invidia persino alla moglie ufficiale. Una Veronica Lario costretta per oltre un ventennio a limitare le sue uscite ufficiali, un po’ per noia e un po’ per rimediare agli eccessi e alle esuberanti esternazioni del marito-imperatore.

I biografi del futuro nel palmares di Silvio tombeur de femmes troverebbero di tutto. Le figlie di famiglie povere ma dai natali “nobili”, come la nipotina di Mubarak (o quella che lui credeva che fosse), le figlie di famiglie ricche ma povere d’animo, le figlie di famiglie borghesi con ambizioni politiche o con il pallino del cinema e dello spettacolo.

Arriveranno a contarne cento, forse duecento, tra quelle comparse tra gli atti delle inchieste giudiziarie, in foto ufficiali, in scatti rubati o semplicemente trafugati dalla privacy delle residenze del premier. O più semplicemente, per ammissione delle dirette interessate. Giovani donne che, in un raro ma rumoroso scatto d’ira, la moglie Veronica Lario paragona a delle vergini. Vergini concupiscenti e spudorate «che si offrono al drago».

Un drago che, a differenza del fiammeggiante mostro del Wawel, non alberga in un’oscura caverna, bensì nei lussuosi saloni di palazzo Grazioli e di villa San Martino. O nei 4.500 metri quadri (una superficie maggiore dell’intera isola di Procida, giusto per ragionare sui numeri) del buen retiro di villa Certosa. Uno degli angoli più belli e suggestivi della Sardegna.

Come Smok Wawelski, il drago della leggenda che si racconta sulle rive della Vistola, è voluttuoso e gaudente. Onnipresente. Quasi immortale.

A metter fine al regno del drago non sarà il povero e coraggioso pastorello Szewczyk Dratewka, ma la più umana tra le debolezze: la passione per gli eccessi e i baccanali. E, strano a dirsi, anche per le barzellette. Che a un certo punto non facevano ridere più nessuno. Ma non è di questo che vogliamo raccontare, anche se ci sarebbe piaciuto farlo. Proviamo allora a riannodare i fili della storia, cominciando da dove c’eravamo fermati.

Quel che sappiamo è che, un giorno, uno simile a tanti altri, alla corte del drago fattosi Cavaliere arrivò lei. La misteriosa napoletana, che da mesi andava predicando ai distratti concittadini il verbo che li avrebbe salvati.

La misteriosa napoletana non si chiamava Maddalena. E nemmeno Cenerentola, perché quel giorno non perse nessuna scarpetta. Si chiama, forse un po’ meno romanticamente, Francesca, e i piedi li ha ben piantati per terra perché possa smarrire le scarpe. E meno ancora la testa.

Non ha il fisico della top model, né la classe o lo charme dell’aristocratica, Francesca. Ma ha carattere e perseveranza da vendere. Assai di più delle cento e passa concorrenti, che adesso può guardare dall’alto di quel podio a cui tutte – decisamente troppe, per un uomo solo – aspiravano. È una tosta, Francesca. Tosta, furba e ambiziosa.

Voleva lui, e per arrivarci ha indossato l’abito della pasionaria, quello che più le si addice. Un abito tinto d’azzurro, come piace a lui. Su cui compariva una scritta: “Silvio ci manchi”, che con il passare degli anni corresse in un più realistico “mi manchi”. Fare la romantica le piace.

E forse le piaceva fare anche politica. Ma a Napoli, il luogo dove aveva scelto di mettersi alla prova, non c’era spazio per le sue stravaganze da ragazzina viziata, che si era messa in testa di fare l’assessore, prima, e l’onorevole, poi. Che si era addirittura convinta di poter licenziare uno che si chiama Nicola Cosentino, che di professione faceva il sottosegretario all’Economia. Uno che con la politica e le sue regole si era accasato prim’ancora che lei nascesse.

Qualcuno l’ha paragonata a una moderna marchesa di Pompadour, capace di mediare sesso e potere, passare con disinvoltura dagli scranni al boudoir, gestire cene con leader internazionali e bunga bunga. Se sarà in grado farlo, non saremo noi a dirlo. Quel che abbiamo voluto raccontare è semplicemente una storia che per certi versi assomiglia a una favola. Una favola dei giorni nostri, che – ahinoi! – non ha nulla, ma proprio nulla, da insegnare.

 

berlusconi francesca pascale MM 003

 

berlusconi francesca pascale MM 009

GLI AUTORI

MARIAGIOVANNA CAPONE è nata a Napoli dove si è laureata in Scienze Geologiche all'Università Federico II. Giornalista professionista, ha  iniziato la sua attività nel 2001. Ha scritto per le testate  "Liberazione" e "Napolipiù - La Verità". Attualmente collabora con il  settimanale "Oggi" e con il quotidiano "Il Mattino" di Napoli. "Francesca e il Cavaliere" è il suo primo libro.

NICO PIROZZI (Padova, 1954). È laureato in Sociologia all'Università Federico II di Napoli. Giornalista professionista, ha curato la regia e i testi del documentario "Il Casalese" (Napoli, 2012). Ha pubblicato "Fantasmi del Cilento - Da Altavilla Silentina a Lenti un'inedita storia della Shoah ungherese" (Napoli, 2007), "Napoli Salonicco Auschwitz - Cronaca di un viaggio senza ritorno" (Napoli, 2008), "Traditi - Una storia della Shoah napoletana" (Napoli, 2010), "La Shoah in Campania" (Napoli, 2012). Ha inoltre curato la riedizione del pamphlet scritto da Maurizio Valenzi nel 1938, "Ebrei italiani di fronte al razzismo" (Napoli, 2010), e la pubblicazione del memoriale scritto da Gunther Langes "Auf Wiedersehen Claretta" (Napoli, 2012).
 

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