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Politica
L'urgenza di una egemonia culturale laica e la naturale uguaglianza degli esseri umani

di Carlo Patrignani

E' in atto una contrapposizione, culturalmente vuota, tra aree politiche di sinistra che inondano più di slogan che di progetti di società, l'opinione pubblica la cui risposta è l'astensione ormai pari, a volte superiore, alla partecipazione al voto: è il non riconoscimento di una classe politica chiusa in se stessa.

Neutralizzato l'avversario Silvio Berlusconi, che si è offerto per supponenza al tiro al piccione, ecco la spettacolare e sensazionale, per i canoni della politica e dei media, contrapposizione che si gioca tutta o quasi tutta in famiglia, nel Pd, tra ex-Pci e ex-Dc.

Protagonisti, da una parte, il leader del Pd Matteo Renzi, attestato sulla terza via di Tony Blair di una moderna sinistra liberale, socialista e cristiana, post-ideologica senza più distinzione tra destra e sinistra e fortemente decisionista, e dall'altra, la frastagliata minoranza della sinistra riformista di ritorno, degli ex-Pci, Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani, troppo a lungo in mezzo al guado e sospesa tra la socialdemocrazia europea e l'anchilosato comunismo nostrano.

Ai due protagonisti, si oppone la parcellizzata sinistra radicale capeggiata per la terza volta da un dirigente della Fiom, Maurizio Landini, con la proposta - già naufragata con Claudio Sabattini e i no-global all'epoca del G8 (2001) e con Gianni Rinaldini e i centri sociali e i sindacati di base nel 2006 all'epoca del Governo Prodi - della coalizione sociale fatta di post-comunisti e movimenti vari: dall'acqua alle mafie, dall'ambientalismo alla giustizia, al volontariato.

A margine, il disperato tentativo dei sopravvissuti e ancora più frammentati post-socialisti di dare vita alla rinascita socialista riunificando in una sola soggettività organizzata, di tutto l’universo delle associazioni socialiste interne e esterne al Psi che vogliono contrastare ogni forma di annullamento del Socialismo italiano nelle file del Pd e che intendono partecipare autonomamente, con la propria identità, al progetto della costruzione di una nuova forza della sinistra, sulla scia di Podemos e Syriza evocati da Landini.

Il quadro disarmante, culturalmente, si fa inquietante per il diffondersi, in contesto di sudditanza della Politica alla Finanza, di un populismo spinto sui temi, razzismo e antisemitismo, molto cari al sommo filosofo nazista proveniente dalle fila del cattolicesimo fondamentalista, Martin Heidegger che ha dominato la filosofia del '900 e forgiato l'intellighenzia di sinistra.

Ciò che ci vorrebbe, per mettere in sicurezza la tenuta della democrazia, minacciata da quella che il politologo Carlo Galli chiama democrazia d’investitura rafforzata, rafforzata da un evento non formalmente costituzionale come l’appoggio quasi plebiscitario che i poteri economici e mediatici peraltro largamente coincidenti offrono al leader, per riportare al voto la gente delusa e nauseata dalla politica e per attirare le nuove leve di giovani indifferenti alla politica ritenuta – non a torto – un ufficio di collocamento, una rivoluzione culturale premessa di rinnovamento della Politica e sua organizzazione.

Occorrerebbe, a sinistra, uscire, mentalmente, dal classico partito d'appartenenza che ha costruito identità superate - comunista, socialista, socialdemocratica - e ridefinire nuovi basic values, valori base o perchè mai realizzati, uguaglianza, libertà, diversità, o perchè espunti, laicità e benessere della persona umana, per il mondo d'oggi che dovrebbe privarsi di quanto di utile è stato fatto per migliorare la sopravvivenza degli esseri umani.

E' molto heideggeriano, quindi da rifiutare, prendersela con la tecnologia e il produttivismo e le loro innovazioni come propone l'economista Serge Latouche con la decrescita felice per cui la soluzione alla crisi economica causata dal turbocapitalismo, starebbe nel ritorno a far il pane in casa, coltivare l'orto, girare a piedi, rinunciare alle comodità, magari nel blandire l'abolizione di antibiotici, antivirali e salvavita: tutte innovazioni delle malvagie multinazionali.

Aver risposto al fallimento del marxismo, noto sin dagli albori dell'Urss staliniana dove non c'era traccia della promessa liberazione dell'uomo, adottando le teorie naziste di Heidegger, è stata la grave colpa della sinistra che aveva già disconosciuto l'eretico Antonio Gramsci e abbracciato il cattolicesimo.

La prospettiva che si potesse realizzare l'altra sinistra, eretica, laica, anti-dogmatica e libertaria, saldando insieme Gramsci e Piero Gobetti, Carlo Rosselli e Norberto Bobbio, Riccardo Lombardi e l'azionismo, portò all'alleanza di potenza tra Pci e Dc con il supporto del Psi, per non farla nascere.

E' dall'idea gramsciana della egemonia culturale dal basso come leva non violenta per la conquista del potere, dalla società più ricca perchè diversamente ricca di Lombardi per la riforma strutturale della società capitalistica, dall'uguaglianza come stella polare della sinistra di Bobbio, che si dovrebbe ripartire perchè la Politica diventi un fare qualcosa per milioni di persone e per edificare l'alternativa di società al modello neoliberista dominante che ha cancellato società, beni e consumi comuni, relazioni interpersonali, per l'individualismo, la carriera, il consumismo sfrenato.

Un'utopia certo, ma l'utopia serve per leggere il presente e progettare il futuro. Si potrebbe, anzi si dovrebbe assumere, a sinistra, e chissà se qualcuno ne avrà il coraggio, la naturale uguaglianza di tutti gli esseri umani per la dinamica della nascita, teorizzata dallo psichiatra Massimo Fagioli, quale valore imprescindibile di una rivoluzione culturale necessaria.

Perché è solo attraverso e per la naturale uguaglianza di tutti gli esseri umani che diviene possibile coniugare assieme uguaglianza, libertà e diversità e procedere a soddisfare tassativamente i bisogni indispensabili alla sopravvivenza ma introducendo la novità assoluta: la realizzazione delle esigenze essenziali alla vita umana.

Tags:
egemoniaculturalelaicapdrenzid'alemaberlusconi
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