A- A+
Politica

 

 

 

FilippoAstone

Di Filippo Astone

Caro direttore,

con questa lettera ti chiedo ospitalità per rispondere al cortese articolo-recensione che ha scritto Mario Borghezio sul tuo sito a proposito del mio libro “La disfatta del Nord”, appena pubblicato da Longanesi, e all’offensivo post su Facebook che ha scritto sulla sua pagina Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, come risposta al confronto con me che egli ha avuto nella trasmissione televisiva “L’aria che tira”, andata in onda su LA7 lo scorso 30 settembre. Borghezio sembra accettare le obiezioni sulla condotta etica della Lega e sui mali del Nord, riportandole per lo più a un fatto giudiziario (presunta corruzione del tesoriere leghista Belsito, fatti sulla famiglia Bossi) e alle contaminazioni mafiose, e la risolve dando la colpa alle infiltrazioni meridionali al Nord. Salvini, che in trasmissione non è stato in grado di replicare alle puntuali osservazioni economiche fatte da me (evidentemente, certe cifre non le conosce, o preferisce ignorarle) sulla sua pagina Facebook ha scritto: « Tal Filippo Astone, giornalista (?) economico, ritiene che tutti i mail del Nord, e del Mondo, siano colpa della Lega. E la Lega non può e non deve rappresentare il Nord. Oibò. Ogni Paese ha i giornalisti che si merita...». Dopo il post, sulla sua pagina Facebook è apparsa una ridda di insulti nei miei confronti, un diluvio. Per inciso, alcuni dei signori solidali via Facebook con Salvini, meriterebbero forse l’attenzione della Polizia Postale, non per quello che scrivono su di me, ma per altre affermazioni e inviti alla violenza presenti sulle loro pagine. Scrivendo così, Salvini mi ha attribuito cose che non ho mai detto né pensato (non mi passa per l’anticamera del cervello di dire che tutti i mali del mondo sono responsabilità della Lega, mi basta affermare che c’è una corresponsabilità fortissima nel disagio economico-sociale recente) e distorce una cosa effettivamente sostenuta. Il mio pensiero – espresso a voce e per iscritto con la massima chiarezza (Salvini lo manipola perché solo così può trovare argomenti) – non è infatti che la Lega non possa e non debba rappresentare il Nord. Ma che il partito della Lega Nord, di fatto - vista l’esiguità dei suoi numeri e la nullità delle sue realizzazioni – non riesca a rappresentare alcunché. Si propone semplicemente di farlo, a parole, perché ha il “Nord” scritto nel logo.

Ma non basta un logo per identificare una sostanza, altrimenti Taiwan (che come l’erudito Salvini ci insegna si autodefinisce “Republic of China”) rappresenterebbe la Cina. Infine, essendo sprovvisto di argomenti e di informazioni, Salvini tenta di screditarmi dandomi del Carneade. Ma così tenta di far passare questa idea: ignoranza = irrilevanza di ciò che non si conosce. Purtroppo, caro Salvini, non funziona così. Il mondo è più complesso. E invece di liquidare con un assioma falso le informazioni che non ha, il segretario di un partito nazionale dovrebbe, a mio avviso, studiare, informarsi. E rispondere con argomenti solidi. Se ci riesce. «Gli ignoranti», diceva William Somerset Maugham, che il colto Salvini sicuramente conoscerà, «non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch'essi non capiscono». Salvini e Borghezio, però, tralasciano la sostanza dei fatti. Sì la sostanza, quella che riguarda tutti noi, ed è fatta di lavoro, imprese, occupazione, pensioni, prospettive, futuro. Il fatto è che la Lega, insieme ad altri, per vent’anni è stata in posizione politicamente determinante sia nelle regioni del Nord, sia nel Paese intero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il Paese si trova in condizioni economicamente peggiori di quando sono arrivati i leghisti. I territori del Nord sono stati governati malissimo. La Lega ha occupato poltrone e posti di potere con una voracità e un’ingordigia superiore a quella di tutti i partiti della Prima Repubblica. I casi di corruzione sono stati numerosi e conclamati. La Lega non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che aveva tanto sbandierato (federalismo, riduzione delle tasse, sburocratizzazione, moralizzazione, liberalizzazioni, riduzione della partitocrazia, niente di niente) e anzi, molte volte si è adoperata perché avvenisse il contrario. La Lega, insomma, ha fallito eticamente, politicamente e gestionalmente. Una Caporetto di dimensioni epocali, illustrata con ricchezza di particolari nel libro, che non si limita al piccolo partito bossian-maroniano, ma esamina vari altri problema creati da alcune classi dirigenti del Nord che, oltre ai loro territori, per un ventennio hanno avuto in mano il Paese intero. Non è colpa solo della crisi. Certo, la recessione economica in atto in tutto il mondo sta accelerando la caduta del Paese nella miseria. Ma il fatto è che l'Italia governata dal Nord (Berlusconi-Bossi) ha sofferto molto di più degli altri Paesi occidentali in recessione. Secondo calcoli svolti da Eurostat, nel 1994, quando il duo Berlusconi-Bossi ha preso in mano il governo italiano per la prima volta, fatto 100 il reddito pro capite medio Ue, quello italiano era a livello 121.

Nel 2010 (ultimo anno disponibile per i calcoli), fatto 100 il reddito pro capite medio Ue, quello italiano era a quota 104. Per quanto riguarda il debito pubblico, è passato dai 1134 miliardi di euro del 2001 ai 1900 del 2011. «Nell'ultimo decennio», spiega l'economista Ronny Mazzocchi, intervistato nel libro «indipendentemente dall'indicatore utilizzato – prodotto interno lordo, pil pro capite, produttività del lavoro, total factor productivity – ci collochiamo agli ultimi posti nei ranking mondiali».6 E così, negli anni Duemila, il tasso di risparmio delle famiglie si è abbassato del 5%, e quello di indebitamento è aumentato del 30%. Secondo l'Istat, il 2011 si è chiuso con ottantottomila occupati in meno nelle aziende con almeno un dipendente. In percentuale, nel 2011 l'occupazione è calata dello 0,7%. Meno della discesa dell'1,5% che si è vista nel 2010, ma comunque sempre di forte crisi si tratta, con ben pochi spiragli all'orizzonte. Particolarmente forte la disoccupazione nell'industria, che secondo Bankitalia ha chiuso il 2011 con un calo degli occupati dell'1%, che si somma al calo del 2,2% registrato nel 2010. Vent’anni di Berluscon-leghismo hanno prodotto un tasso di disoccupazione che, considerando i cassintegrati, viene stimato da alcuni pari al 34% della popolazione attiva. Solo nel quinquennio 2006-2011, il manifatturiero, le fabbriche, sono passate dal 21% al 16% del pil. Tanti altri numeri sono citati nel libro, che è stato scritto con molta attenzione ai fatti, alle cifre. I tre fallimenti della lega: morale, gestionale e politico. Il fallimento morale della Lega è il più evidente, dimostrato dalle spericolate avventure di Umberto Bossi (condannato in via definitiva per finanziamento illecito ai partiti), Francesco Belsito e altri. Il secondo fallimento della Lega è quello politico: in vent'anni di vita parlamentare e dieci di governo in una posizione di forza, la Lega non ha portato a casa neanche uno degli obiettivi che rappresentano la sua ragion d'essere. Né il federalismo in qualche forma, né la riduzione delle imposte (che sono addirittura aumentate, proprio negli anni in cui la Lega esprimeva il ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, poi candidate a premier proprio dal Carroccio) né provvedimenti a favore delle piccole imprese e delle partite iva, né un miglior accesso al credito, né la semplificazione burocratica. In tante situazioni, come nel caso della finanziaria antifederalista del 2010, la Lega Nord ha agito addirittura all'opposto. A livello locale, per dimostrare come la Lega faccia il contrario di ciò che proclama, basterà citare il caso della sedicente difesa del piccolo commercio e del territorio. Come viene dimostrato nel libro, negli anni di governo leghista in Lombardia e Veneto, il tasso di licenze a supermercati e ipermercati rispetto alla quantità di popolazione ha raggiunto livelli da record italiano ed europeo.

Alla faccia dei piccoli commercianti che – ignari – votano per il Carroccio. Per quanto riguarda il territorio, si è toccato anche il record di licenze edilizie e di colate di cemento. Ultimo ma non meno importante, il fallimento gestionale. I politici della Lega hanno governato male molti enti (i risultati della gestione leghista di Malpensa, tanto per fare l’esempio più illustre, sono sotto gli occhi di tutti) hanno praticato il clientelismo, la spartizione partitocratica del potere e delle cadreghe. Tutto ciò, ignorando le esigenze del territorio e dei propri elettori. Hanno votato provvedimenti a favore della corruzione, delle mafie, del malaffare. Dopo l'affaire Credieuronord, sono riusciti perfino a sostenere le banche colpevoli di comportamenti felloni nei confronti dei piccoli clienti. Per guadagnare i voti di un pugno di allevatori, hanno fatto perdere a tutti i contribuenti almeno quattro miliardi e mezzo di euro nelle quote latte. E, pur di rimanere al governo (con la scusa del federalismo), hanno ceduto a qualunque richiesta dell'alleato Silvio Berlusconi. Perché la Lega è la quintessenza della casta. Fin qui, forse si potrebbe dire che la Lega è uguale o molto simile agli altri partiti della casta politica che infesta il nostro Paese, e che sembra volerlo condannare a un perenne sottosviluppo. Ma no. Non è così. La Lega è peggio. Perché, pur approfittando di tutti i privilegi che caratterizzano gli abitanti dei Palazzi, pretende di essere un agente esterno al «circolo degli intoccabili». Ma soprattutto perché i politici della Lega recitano la commedia di starne fuori, catalizzando così i consensi di molti tra gli indignati e gli impoveriti. A questa strumentalizzazione, si aggiunge quella sulla sicurezza e sugli immigrati che è stata, ancora una volta, ripetuta nei recenti tragici fatti di Lampedusa. Consensi utilizzati poi senza scrupoli, per mantenere al potere se stessi e quella congerie politica che ha ridotto il Paese in povertà, provocando l'arrivo di Monti.

Vent’anni fa come oggi, la strategia della Lega è basata sulla menzogna sistematica. Da una parte i capi politici conquistano il consenso elettorale cavalcando il malcontento; puntando sulla «pancia» della gente ignorante e spaventata; sfruttando la piccola borghesia senza pretese, timorosa e fortemente arroccata sui propri interessi, sedotta con argomenti come la difesa delle pensioni o la lotta alla piccola criminalità. Una volta ottenuto, il consenso elettorale viene usato per fare quello che serve agli interessi privati e ai giochi politici dei leader, sapendo che alle prossime elezioni nessuno gliene chiederà conto. E, comunque, si potrà sempre dare la colpa a qualcun altro, alla crisi internazionale (l’ultima moda di adesso è dare la colpa all’euro, e formulare la proposta impossibile di abolirlo, come Salvini sistematicamente fa, contando sul popolo poco informato che abbocca) o a chissà chi, e dire che i compromessi sono stati accettati a malincuore pur di arrivare al federalismo, magica soluzione a tutti i problemi. Ma il federalismo ancora non c'è, e quindi bisogna continuare a sostenere i politici della Lega.

Tags:
leganordcaporetto
Loading...

i più visti

casa, immobiliare
motori
Gladiator: design autenticamente Jeep

Gladiator: design autenticamente Jeep


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.