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Politica

L'espressione "salvare capra e cavoli" nasce da un problema infantile. Un uomo deve passare un fiume insieme con un lupo, una capra e dei cavoli. Ma non può portarli tutti insieme e deve evitare che la capra mangi i cavoli o il lupo mangi la capra. Saltiamo alla conclusione. Si portano, sorvegliandoli, capra e lupo. Si torna indietro con la capra e si ripassa il fiume con i cavoli. Infine si va a prendere la capra: e così si salvano capra e cavoli. Ma se la condizione fosse quella di passare con un solo carico alla volta il problema non avrebbe più soluzione. Purtroppo pare che sia questa la situazione dell'Italia.

1.    L'euro è una moneta sopravvalutata e questo rende difficili le esportazioni. Per farlo bisogna fruire di condizioni speciali che rendano le merci appetibili malgrado l'alto valore dell'euro. Questa condizione è vera solo per la Germania. Invece l'Italia, come altri Paesi, non sa più come fare. Ma di svalutare l'euro non si parla neppure.

2.    Dal momento che l'unione non sta dando i risultati sperati, i Paesi inclusi nell'area euro potrebbero organizzare un ritorno alle monete nazionali. Forse è facile, forse è difficile, forse è tecnicamente impossibile, certo è che in Europa di questa soluzione non si parla neppure.

3.    L'Italia non ha la libertà di manovrare la propria moneta e dunque non può svalutare. Ciò le avrebbe consentito di divenire competitiva nei confronti degli altri Paesi e di diminuire il peso del debito pubblico: infatti con quella manovra è come se togliesse una buona percentuale del valore dei crediti detenuti dai possessori di titoli di Stato (furto). Ma è una manovra che si sarebbe dovuta effettuare a poco a poco nel tempo. Oggi invece i detentori stranieri dei nostri titoli hanno tutto l'interesse a che il nostro debito sia denominato in euro e non svalutato.

4.    L'Italia singolarmente non può uscire dall'euro, sia perché i trattati non lo prevedono, sia perché si autoinfliggerebbe una crisi mostruosa. Crollando la fiducia, tutti i creditori si precipiterebbero a svendere i titoli in loro possesso e nessuno comprerebbe i titoli di nuova emissione. Il Paese dovrebbe dunque dichiarare la bancarotta. Le merci importate (petrolio, grano, caffè, cotone, metalli, e tutto il resto) subirebbero rincari fino al 40% e insomma sarebbe un disastro. Ecco perché nessuno parla seriamente di uscire dall'euro.

5.    Una soluzione di lungo respiro si avrebbe se l'Italia avesse annualmente un tale surplus di produzione di ricchezza non solo da pagare gli interessi sul debito pubblico (attualmente 70/80 miliardi di euro) ma da rimborsare cento miliardi sui duemila che dobbiamo: in questo modo si eliminerebbe il problema del debito pubblico in vent'anni. Ma, a parte il fatto che la soluzione più ottimistica richiede due decenni, l'Italia è in grado di produrre un tale surplus di ricchezza? Non scherziamo. Già si reputa troppo caro il Ponte sullo Stretto, che costerebbe meno di cinque miliardi, e c'è per giunta il contributo dei finanziamenti privati.

6.    Ultima ipotesi: non si svaluta l'euro; non si scioglie l'unione monetaria; non si torna alla lira e non la si svaluta; non si ha un surplus di ricchezza per rimborsare il debito pubblico. Insomma si rimane nella situazione in cui si è. È possibile questo? La risposta è purtroppo negativa. Siamo in una gravissima recessione; tutte le cause che l'hanno provocata sono ancora presenti, il debito pubblico continua a salire e non si intravede nessuna modificazione per il futuro. L'attuale ottimismo delle Borse - l'ha detto anche il famoso finanziere George Soros - non ha nessuna giustificazione: "la luna di miele dei mercati sull'Italia non può durare"; "In queste condizioni l'Italia non può risollevarsi". Se ci fosse una crisi di fiducia - e di questo passo fatalmente ci sarà - non solo le autorità europee non ci vorrebbero salvare, checché abbia detto Mario Draghi, ma soprattutto assolutamente non potrebbero farlo. È stata una tragedia sostenere la Grecia - spingendola alla disperazione e sull'orlo della rivoluzione - e tuttavia è un piccolo Stato con un prodotto interno lordo corrispondente più o meno a quello della Lombardia. L'Europa non avrebbe abbastanza denaro per salvare l'Italia anche perché, se si verificasse una crisi di fiducia, questa non investirebbe solo l'Italia ma il Portogallo, la Spagna e infine anche la Francia, che va ogni giorno peggio.

Il governo Letta ha sbandierato alle Camere un programma che farebbe sognare il più prosaico degli uomini e la gente si aspetta mari e monti. Ma i pragmatici continuano a chiedere: "Con quali soldi farete tutto ciò?" Forse Letta è stato sedotto dall'offerta della prestigiosa carica attuale. In realtà una persona ragionevole dovrebbe rifiutarsi di guidare un autobus che corre diritto verso il burrone.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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