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INCONTRO BERSANI-BERLUSCONI, LETTA: "SIAMO SOLO ALL'INIZIO. PER IL QUIRINALE NOMI CONDIVISI". ALFANO: "PERSONALITÀ NON OSTILE AL PDL". BOSSI: "SE FOSSI BERLUSCONI DAREI L'OK A PIERLUIGI"
 

 

 

NICOLOSI AD AFFARI: "NELLA CGIL LA MIA POSIZIONE NON E' MINORITARIA"

Dopo il duro comunicato stampa nel quale accusa il Presidente della Repubblica, Nicola Nicolosi, intervistato da Affaritaliani.it, non fa marcia indietro. Tutt'altro: "Napolitano nel suo settennato ha fatto cose importantissime. Ha difeso il lavoro e la costituzione. Ha fatto della sicurezza sul lavoro la sua bandiera. Ha fatto benissimo nei primi 5 anni. Ma ha poi fatto una cosa che non ho condiviso. C'erano le condizioni per sciogliere le Camere. E' andato alla verifica della maggioranza (del governo Berlusconi) con due mesi di ritardo. Questo ha determinato la compravendita di parlamentari. Dopo di che ha traccheggiato per un altro anno per poi arrivare, nell'autunno del 2011, a Monti costruendo una maggioranza anomala che ha varato provvedimenti antisociali, facendo pagare i ceti più deboli.

Responsabilità anche di Napolitano?
Napolitano si è inventato questo presidente del Consiglio facendolo diventare prima senatore a vita e lanciando al Paese un messaggio: "'Quest'uomo deve fare le scelte indipendetemente dalle decisioni degli elettori. Non ha quindi bisogno del vostro consenso'. Il messaggio era sprezzante.

Una forzatura istituzionale?
Molto di più. Non credo che con queste pratiche si costruiscano le premesse per salvare l'economia del Paese.

La sua posizione è minoritaria nella Cgil?
Per essere chiari: io faccio parte della maggioranza della Cgil. Non parlo a nome della minoranza. Questa opinione è espressa in molte parti. Quando facciamo le assemblee, i nostri affiliati ci applaudono. Poi non posso parlare a nome della segreteria.

E' un'idea isolata nella segreteria?
No. E non sono convinto che sia minoritaria.

Come se ne esce?
Siamo in un imbuto istituzionale perché Napolitano non può sciogliere le Camere. E' un pasticcio. Quando un Presidente porta all'impossibilità di sciogliere le Camere, vuol dire che si è legato le mani. E' il caos perfetto. Allora si elegga un nuovo Presidente e poi si sciolgano le Camere e si vada al voto. Lavoratori, cittadini, imprese hanno bisogno di essere governati.

La sua opinione è condivisa anche tra i parlamentari?
A Napolitano dobbiamo massimo rispetto. Ma dobbiamo dire anche la verità e non essere ipocriti.
Nei colloqui informali se ne sentono molte. Poi quando si parla la lingua ufficiale tutti sono più attenti.

 

di Paolo Fiore

twitter@paolofiore

Tensione ai massimi livelli tra la Cgil e il Quirinale. Con un comunicato stampa Nicola Nicolosi, segretario confederale del sindacato, attacca duramente il Presidente della Repubblica: "Si perpetua in questi giorni la drammatica crisi della rappresentanza politica, in seguito all'esito delle elezioni di fine febbraio: complice la legge elettorale, i cittadini non hanno dato al Paese una maggioranza chiara e ci troviamo ora in un imbuto politico-istituzionale, che si trascina da oltre due anni. Il responsabile primario della situazione è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che avrebbe potuto sciogliere le Camere nell'autunno 2010 ma non l'ha fatto".

 

Un attacco a viso aperto che arriva dopo le dichiarazioni di Corradino Mineo, voluto da Bersani ai primi posti nella lista elettorale in Lombardia, che lunedì ha dichiarato: "La responsabilità di Napolitano è gravissima, perché avrebbe dovuto dare l'incarico pieno a Bersani". Frase dura e forte quella dell'esponente Pd. "Se la situazione di stallo continua azzarderei la scelta di fare le commissioni. Da questo punto di vista, dò perfino ragione al Movimento 5 Stelle", aggiunge il senatore.

E Nicolosi rincara la dose: “Anziché mettere il Paese nella condizione di scegliere una maggioranza politica, il Capo dello Stato tergiversò permettendo dapprima la compravendita di parlamentari e poi l'avvio di un governo tecnico che invece di risolvere i problemi del Paese li ha aggravati. Come stiamo osservando drammaticamente in queste settimane".

E dal Pd si sollevano gli scudi. Giorgio Merlo, ex margheritino e uno dei dirigenti del Partito Democratico, censura le parole del sindacalista e ad Affaritaliani.it dichiara: "Ho trovato irresponsabile l'attacco di Mineo e di Nicolosi al Capo dello Stato. Un attacco vergognoso e inaudito. E chi ha il coraggio di continuare ad attaccare Napolitano rilascia solo dichiarazioni irresponsabili, volgari e prive di ogni fondamento”. Merlo poi difende l’operato del Quirinale: “Il Presidente della Repubblica è stato un punto di riferimento politico e istituzionale. Ha sempre difeso l'interesse nazionale. Chi come Mineo e Nicolosi lo attacca si squalifica da solo”.

E nei corridoi della sede romana del Pd ci si chiede il perché di una uscita tanto dirompente da parte della Cgil, anche se della sua ala massimalista. Se è vero che Bersani, fin dal giorno delle elezioni, ha sempre sostenuto di voler andare davanti al Parlamento per chiedere la fiducia, è anche vero che Giorgio Napolitano si è sempre rifiutato di mettere il Paese nel pericolo di avere in carica un governo privo di fiducia. Che ci sia un mandante dietro le dichiarazioni di Nicolosi? Nel Pd nessuno si sbilancia, ma dopo l’attacco di Mineo qualche dubbio tra i deputati moderati emerge.

CARLA CANTONE (CGIL-SPI) AD AFFARITALIANI.IT: NICOLOSI NON RAPPRESENTA IL SINDACATO INTERO


Se Nicolosi attacca Napolitano, la maggioranza del primo sindacato italiano prende invece le difese del Presidente della Repubblica. "Nicolosi non è la Cgil, è una parte, un pezzo del sindacato. I problemi sono da addebitarsi ad altri come Silvio Berlusconi e Napolitano ha sempre cercato di tenere l'Italia unita. Un attacco al Colle, dunque, mi sembra assolutamente fuori luogo e ingiusto", taglia corto Carla Cantone, pezzo da 90 della Cgil e segretario dello Spi, il sindacato dei pensionati all'interno della Cgil forte dei suoi tre milioni di iscritti (poco più della metà della confederazione di Susanna Camusso) contattata da Affaritaliani.it sulla forte presa di posizione del collega Nicolosi. Che aggiunge: "A Napolitano va tutto il mio rispetto".

Introducendo i lavori dell'assemblea nazionale di Lavoro Società, area programmatica della sinistra Cgil, il coordinatore nazionale Nicola Nicolosi, uno dei segretari confederali della Cgil ha attaccato il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano nella gestione della crisi politica. Qual è il suo giudizio, da collega nel primo sindacato italiano?
"Nicolosi non è la Cgil, è una parte, un pezzo del sindacato".

Che non corrisponde all'area maggioritaria di cui lei fa parte, ma della cosiddetta sinistra sindacale...
"D'accordo, ma penso che comunque i problemi del Paese non siano colpa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a cui va tutto il mio rispetto. I problemi sono da addebitarsi ad altri come Silvio Berlusconi e Napolitano ha sempre cercato di tenere l'Italia unita. Un attacco al Colle, dunque, mi sembra assolutamente fuori luogo e ingiusto".

A lei, però, come segretario dello Spi, il sindacato dei pensionati all'interno della Cgil, non sono andate giù però certe scelte della segretaria Susanna Camusso e c'è strato uno scontro nell'ultimo direttivo di Corso d'Italia...
"No, fa parte di una normale dialettica. Una normale discussione all'interno del vertice del sindacato. Dialettica che c'è sempre stata nella nostra organizzazione e ci sarà sempre. Non vedo perché quando due discutono si deve dire che sono in contrapposizione".

Andrea Deugeni

 

 

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