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Politica
La crisi di Forza Italia. Dalla senatrice Tiraboschi l’ottimismo della ragione

Il nuovo gruppo formato da Toti e Brugnaro certamente non aiuta Forza Italia, che ha bisogno di un forte rilancio, ma è questa la strada? È lun gruppo che si vorrebbe affermare attraverso soluzioni organizzative veloci e sul filo delle spinte emotive del momento. I veri leader, sia nelle aziende, sia in politica, anche se i modelli organizzativi sono diversi, hanno una spiccata emotività, quella incredibile capacità, che è innata e che non necessariamente prevede grandi studi, trattandosi di vero e proprio talento, che coniuga passione e pensiero razionale. Ci si può allenare a diventare leader, ma chi ha talento emerge da solo, perché la comunità che rappresenta lo riconosce, senza bisogno che si agiti troppo.

Berlusconi è stato un grande leader di impresa che ha trasferito, come direbbe Weber, il carisma del capo in politica. Ha avuto -a fasi alterne- esperti consiglieri in tanti campi, ma non sempre è stato sostenuto nella scelta della classe dirigente di Forza Italia: siamo stati più uomini e donne del capo, piuttosto che  classe dirigente di Forza Italia, anche a livello territoriale. Oggi, il Presidente Berlusconi si sente stretto dai suoi alleati e questo atteggiamento è causa di grande sofferenza e questo lo può percepire anche chi non fa politica attivamente. Servirebbe una assunzione di responsabilità concreta nei confronti della comunità che rappresenta, ma anche per gli elettori, sempre più sfiduciati e arrabbiati per un’azione di governo che appare spesso inconcludente.

Al Presidente Berlusconi in estrema sintesi viene appannata la sua proverbiale volontà di cambiamento. Per un po’ tra i suoi dirigenti sussiste un certo credito di fiducia, per cui la volontà si rassegna e si consegna all’illusione che forse quel modo di fare potrebbe ancora funzionare: se pensiamo alle elezioni del marzo 2018, questo era lo scenario che, però, evidenziò molto chiaramente la crisi di Forza Italia che totalizzò meno voti della Lega. Da ottobre 2018 è scattata una fase calante che si è tradotta con tante perdite di consenso e fuoriuscite di parlamentari, convinti che altrove siano capiti, apprezzati, amati, riconosciuti per i propri meriti e sostenuti nelle proprie difficoltà. Pia illusione!

E allora mi chiedo, da un lato, perché non ridare slancio al centro, partendo proprio da Forza Italia, un simbolo ancora molto molto forte (lo dimostrano i nuovi simboli da Coraggio Italia a Italia Viva), che rischia di svuotarsi ulteriormente, cedendo la migliore classe dirigente ad altri, arrivando addirittura al PD, soprattutto nei territori dove il PD non formalizza l’alleanza con i 5 stelle e, ancora, a far gemmare al centro nuove formazioni che non coaguleranno consenso (nessuno di questi nuovi partiti riuscirà per il 2023, anno delle elezioni, a raggiungere il 3% nè tantomeno il 5%, e che, invece, riuniti al centro sotto una forte leadership (tra di loro non vedo nessuno, allo stato attuale, dopo Renzi) potrebbero rappresentare un 12-15% dell’elettorato che oggi non trova casa, a meno che se ne occupi Draghi che però -a ben vedere- punta a prestigiosi incarichi istituzionali.

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