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Politica

"Da oggi siamo tutti più liberi!", così Pietro Nenni, grande giornalista prima che leader politico, intitolò il suo commento, sull'Avanti!, all'ingresso dei socialisti nella "stanza dei bottoni", nel governo del Paese.

50 anni dopo, dopo la vittoria, non politica, ma giudiziaria, della sinistra manettara su Berlusconi, dopo 20 anni di inutili tentativi, siamo tutti meno liberi!
E alle sciocche femministe de'sinistra, mega-stipendiate dalla Rai e dai giornaloni, che esultano per la "vittoria", consiglio di meditare l'articolo su "Il Foglio" di una leader storica del femminismo italiano, Elvira Banotti: Silvio è stato vittima di una "esondazione di intercettazioni", ha scritto, che lo hanno spiato persino mentre era in bagno o sul lettone di Putin.

La sinistra, storicamente protagonista di battaglie di libertà e di espansione dei diritti civili e politici dei cittadini, diventa subalterna al settore della magistratura, che è riuscita, finalmente, a giustiziare il ventennale nemico. Neppure Prodi, D'Alema e Veltroni, che pure hanno commesso errori, erano arrivati a un livello così grande di appiattimento della politica sulla linea delle toghe e del giustizialismo. Il lavoro sporco è stato affidato a ominicchi di terza fila, i Zanda, i Leva, i Casson, gli Epifani.

Napolitano, mai coraggioso nel corso della sua lunghissima attività politica, avrebbe potuto evitare la gogna sulla decadenza del Cav. Non ha saputo o voluto farlo.
Il Capo dello Stato ha replicato con un testo freddo, tutto infarcito di richiami a regole procedurali all'appello, accorato, di Berlusconi, che gli aveva chiesto di compiere, uniteralmente, un atto di clemenza, che mettesse riparo a quella che il leader del centro-destra considera una manomissione delle regole democratiche da parte dell'ordine giudiziario.

E, non a caso, è stato un magistrato a far calare la mannaia dell'espulsione dal Parlamento su uno dei capi dell'opposizione. Non un grande magistrato, ma una figura di secondo piano, che era  un semplice conoscente, e non un amico, come si vanta, dell'eroe antimafia, Giovanni Falcone. Pietro Grasso ha saldato il debito contratto con Bersani che, dopo averlo nominato senatore, lo ha sistemato sulla poltrona, che in passato fu occupato da statisti del calibro di Merzagora, Cossiga, Fanfani e Spadolini. E Grasso, uso ad obbedir tacendo ieri ai pentiti calunniatori e bugiardi, oggi ai capataz di una sinistra, priva di idee e di leader, pur di far rotolare in fretta la testa dell'odiato nemico, ha cassato una regola-base in tutte le assemblee: il voto segreto in occasione decisioni più importanti.

E anche questa è stata una dimostrazione di grande debolezza e paura degli anti-B.che non si fidano neppure dei loro peones. E temevano che, nel segreto delle urne, i soldati si sarebbero ribellati all'ordine, impartito da capetti senz'anima e senza autentica e disinteressata passione politica.

Pietro Mancini
 

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