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Politica

Di Tommaso Cinquemani
 twitter@Tommaso5mani

CORRADINO MINEO AD AFFARI

"Se ci si riduce ad un'alleanza con il Pdl, il Pd scompare del tutto. Letta è una persona capace, ma è difficile governare sotto ricatto di Berlusconi". Corradino Mineo, senatore del Pd e uomo senza peli sulla lingua, con una intervista ad Affaritaliani.it boccia il governo nascente: "Non credo molto nella disponibilità del Cavaliere di fare dei sacrifici per il bene del Paese. Continuerà a mettere al primo posto la difesa dei suoi interessi e l'attacco alla magistratura". E sul progetto di una 'nuova sinistra di governo' lanciato da Vendola si dice interessato: "Se il governatore saprà fare delle proposte convincenti io sarò attentissimo"


Senatore, che cosa pensa dell'incarico dato da Napolitano ad Enrico Letta, è soddisfatto?
"Letta è una persona capace e ha detto una cosa giusta: non farò un governo a tutti i costi. Vediamo che cosa riesce a fare. Io penso che sia difficile governare sotto ricatto di Berlusconi. Ma se Letta riesce a fare delle cose per il Paese ben venga".

Insomma, è l'alleanza con Berlusconi che non le va giù?
"Era evidente che chiedere a Napolitano un secondo mandato avrebbe comportato fare un governo con il Pdl. E questo è sempre stato negato dal Pd. Ho voluto segnalare che questo era evidente e che avrebbe creato dei problemi".

Era meglio andare a votare allora?
"Non è questo il punto. Il problema è che la lettura della crisi che il Capo dello Stato fa è sbagliata. Tirare fuori uno schema di quarant'anni fa, del '76, non funziona. Io non credo molto nella disponibilità di Berlusconi di fare dei sacrifici per il bene del Paese. Credo che continuerà, come ha sempre fatto, a mettere al primo posto la difesa dei suoi interessi materiali e l'attacco alla magistratura. Si sente al di sopra della legge".

L'otto maggio Vendola ha lanciato un incontro per la costruzione di una 'nuova sinistra di governo'. Sembra che in questo nuovo soggetto convergeranno Sel, una parte del Pd e anche il ministro Barca. Lei come giudica questa iniziativa?
"Dico da tempo che in crisi è tutta la sinistra. Alle elezioni abbiamo visto una lista a sinistra del Pd che non era altro che una espressione di un ceto politico. Quello per cui mi batto e per il quale ho accettato la candidatura che mi ha offerto Bersani è che pensavo che il segretario rappresentasse una possibilità per la sinistra. Serve una ripresa del dibattito politico in tutta la sinistra e fra i cittadini. Da questo punto di vista non ho fretta di fare una riunione dei puri. Se poi Vendola  e tanti altri, davanti alla crisi evidente del Pd, sapranno fare delle proposte convincenti, io sarò attentissimo".

Oggi Michele Emiliano ha fatto un passo oltre: "Con un'alleanza Pd-Pdl non posso restare". Il Pd rischia la scissione?
"Se il Pd si riduce ad una alleanza con il Pdl scompare del tutto. Punto. Di per sé questo governo non è la catastrofe. Dipende da chi saranno i ministri e da cosa diranno e faranno".

Il 4 maggio ci sarà l'Assemblea Nazionale del Pd che dovrà decidere quando andare al Congresso. Quali saranno le mozioni in campo e quale ruolo giocherà Matteo Renzi?
"Renzi può essere un elemento dinamico. Il pericolo che vedo è l'arroccarsi del vecchio Pd in una gestione opaca. Renzi ha un suo movimentismo. Se ha la genialità di aprire ad una sinistra tutta, può essere una prospettiva interessante".
 

Si apre l'era Enrico Letta, ma gli strascichi degli ultimi eventi, in primis l'elezione del Presidente della Repubblica, preoccupano il neopremier. La paura è che il giorno del voto della fiducia, quando la squadra di governo sarà fatta e l'ex vicesegretario si presenterà in Parlamento per chiedere il voto dell'Emiciclo, in molti nel suo partito non gli accordino la fiducia. A parlare nella maniera più esplicita è stato il sindaco di Bari Michele Emiliano: "Se c'è un'alleanza politica Pd-Pdl non potrò restare". Il Primo Cittadino ha poi aggiunto: "Se fanno un accordo politico esclusivo tra il Pd e il Pdl non sarò il solo ad uscire dal Pd".

Già, la paura è proprio quella, la scissione. Ma fonti del Nazareno rivelano ad Affaritaliani.it che Enrico Letta è piuttosto tranquillo. I franchi tiratori infatti non possono esistere in un voto di fiducia, che è palese. Nessun segreto nell'urna quindi, nessuna pugnalata alle spalle. Chi voterà contro se ne assumerà le responsabilità. E Bersani, alla Direzione del Pd, è stato chiaro: nel partito le decisioni si prendono a maggioranza, il voto di fiducia non è un voto di coscienza, chi vota contro la linea del partito è fuori.

Un altro 'scettico' dell'accordo Pd-Pdl è Pippo Civati, l'ex rottamatore, l'uomo incaricato da Bersani di dialogare con i 5Stelle e che alla fine è "stato lasciato solo come il soldato Ryan". "Mi dispiace, ma continuo a non essere d'accordo", ha scritto sul suo blog. "Soprattutto perché il governo, di ora in ora, si irrobustisce, e il governo di scopo sta diventando un governo di scopone (scientifico)". Per Civati si tratta di "un governo politicissimo, basato sulla collaborazione Pd-Pdl, senza scadenza, non a caso presieduto dall'ultimo dirigente del Pd che non si è dimesso (perché eletto dall'assemblea, ma non solo). Le cose, dal mio punto di vista, stanno peggiorando".

Su posizioni più moderate è Sandra Zampa. Alla deputata (e portavoce di Prodi) proprio non va giù che 101 onorevoli abbiano colpito alle spalle il Professore e dice la sua: "Voterò sì alla fiducia, ma sui provvedimenti, specie quelli economici, voglio discutere volta per volta. Basta votare a scatola chiusa come con il governo Monti". E anche il candidato sindaco di Roma, Ignazio Marino, è critico sul nuovo governo. Ma la sua posizione deve essere presa con le pinze, e guardata nella prospettiva delle elezioni nella Capitale.

Sono in vece in molti, la maggioranza, a dare pacche sulle spalle al premier incaricato. "In bocca al lupo Enrico Letta! Vai avanti con coraggio e vedrai che il Pd unito ti seguirà con convinzione e determinazione!". Scrive Anna Finocchiaro, senatrice del Pd, su Twitter. "La scelta del presidente Napolitano è senza dubbio la migliore e la più alta, e sono certo che Enrico Letta saprà con il coraggio dei momenti difficili, l'equilibrio e l'esperienza che tutti gli riconoscono, mettere in campo le soluzioni migliori per il 'governo di servizio' e per l'Italia". Scrive in un comunicato il segretario del Pd del Lazio, Enrico Gasbarra.

Una scissione o una mancata fiducia in Aula sono quindi scongiurate. Ma per Letta non si aprono verdi praterie. Nei prossimi mesi dovrà varare riforme consistenti e dolorose che inevitabilmente divideranno i partiti e gli stessi democratici. Solo allora si saprà se il nuovo premier ha la stoffa per tenere il partito unito e non lacerarlo ad ogni provvedimento in Aula.
 

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