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Politica

di Pietro Grasso

Ho accolto davvero con piacere l'invito dell'ISPI, che ringrazio, a questa bella opportunità di incontro e confronto. Io apprezzo molto il contributo che l'Istituto negli anni ha offerto agli studi geopolitici e ai temi internazionali, unendo approccio scientifico e divulgativo e rivolgendosi ad una varietà di professionisti, di funzionari pubblici, imprenditori, studenti e ricercatori. Io credo e ripeto sempre che proprio in questo momento di grave crisi, non solo economica e politica ma soprattutto etica ed identitaria del Paese, noi abbiamo bisogno di idee, riflessioni e approfondimenti da opporre agli antichi e nuovi vizi dell'autoreferenzialismo e dell'approssimazione, ed al vuoto di strategie. E penso che il vostro lavoro e queste occasioni di dialogo siano preziose proprio in questa direzione. Come sapete oggi pomeriggio ho il piacere di svolgere una relazione su un tema che mi è molto caro e che credo sia davvero di attualità per il futuro del Paese e della comunità internazionale, ma finora investigato in modo non compiuto. La tesi generale è che l'economia riconducibile alla criminalità (e più in genere derivante dall'illecito) influenzi gli equilibri mondiali, non solo economici, ma anche di sicurezza e geopolitici.

Nella mia passata funzione di Procuratore Nazionale Antimafia ho avuto modo di viaggiare e sottoscrivere una serie di accordi di cooperazione con decine di paesi del mondo, una sorta di "diplomazia penale", si potrebbe dire. In molti paesi ho osservato con preoccupazione il dominio da parte di poteri informali, non istituzionali: criminali ed economici. O entrambe le cose. Oggi da Presidente del Senato ho l'opportunità di viaggi istituzionali e di dialogo con esponenti di paesi di diversi quadranti regionali, e cerco di osservare con attenzione i mutamenti del sistema mondiale. E così ho maturato la convinzione che le istituzioni nazionali, europee ed internazionali potranno difendere le nostre società, le nostre democrazie, ma anche la stessa dignità umana, i diritti, la stabilità internazionale dall'aggressione del crimine organizzato transnazionale e della economia illegale colmando intanto un profondo vuoto di conoscenza, di comprensione.

Da alcuni anni io propongo di guardare con occhi geopolitici, con gli strumenti concettuali della geopolitica, alla criminalità organizzata transnazionale, e all'economia generata dall'area più vasta dell'illecito (in cui rientrano anche corruzione, sommerso, evasione e i fenomeni di riciclaggio collegati). I legami fra le vere mafie e le altre organizzazioni criminali transnazionali con altri soggetti detentori di varie posizioni di potere internazionale hanno la natura di relazioni transnazionali strettamente legate ai principali fattori della geopolitica: geografia, clima, sistemi politici e istituzionali, religione, etnia, demografia, cultura, alleanze, conflitti, economia, comunicazioni, trasporti, informazione. Le mafie si lasciano guidare nella ricerca del profitto dai fattori geopolitici, servendosi ai propri fini di mutamenti e tendenze; e allo stesso tempo agiscono da attori geopolitici producendo in via diretta o indiretta processi di natura geopolitica. Le mafie così possono determinare o risolvere conflitti, controllare territori, fare e disfare alleanze, ridisegnare confini, tenere in vita o soffocare intere economie o istituzioni politiche di interi Stati. Il grande tema politico che determina diffusa debolezza dell'azione dei poteri istituzionali risiede nella pretesa dei governi di risolvere da soli e comunque alle proprie condizioni questioni soltanto che un'azione congiunta permette di affrontare con efficacia. La criminalità organizzata, il terrorismo, il crimine economico transnazionale presuppongono in altri termini delle vere relazioni internazionali che, a differenza di quasi tutte le altre, non sono controllabili da singole potenze, appartengono ai domini geopolitici del caos. Così da una parte gli Stati sono tenuti al rispetto di forme legali, rallentati da meccanismi farraginosi e faticano a cooperare fra loro, in una assurda ridda di frontiere giuridiche, approcci diversi, blocchi geopolitici. Mentre le politiche delle organizzazioni criminali transnazionali nelle scelte di merci, mercati, rotte, investimento dei profitti sono favorite da vantaggi competitivi straordinari: la capacità di accedere ed elaborare informazioni e notizie riservate, rapidissimi meccanismi decisionali; disponibilità di sistemi di attuazione ed esecuzione garantiti da sanzioni efficaci e inappellabili, e di una vastissima rete di collaborazione internazionale che pragmaticamente prescinde da schemi nazionalistici, etnici e politici.

Le organizzazioni criminali, particolarmente quelle riconducibili al modello mafioso (quelle capaci di infiltrarsi nei gangli del potere), dispongono di un rilevante capitale di potere geopolitico. La forza militare, ovvero la capacità di dominare e difendere il territorio dai competitori e dalle stesse istituzioni detentrici del potere formale. Il potere normativo, esercitato dotandosi di regole che valgono sia nei confronti dei membri dell’organizzazione, sia degli estranei che a vario titolo possono interferire con l’interesse mafioso. Il potere giurisdizionale, ovvero la facoltà di giudicare e sanzionare in modo efficace, rapido e inappellabile le violazioni delle regole ad opera di associati ed estranei.

Il potere economico, in termini di risorse umane e capitali liquidi; e di penetrazione nel tessuto produttivo, favorita dal vantaggio di poter operare anche sottocosto o in perdita e da posizioni oligopolistiche o monopolistiche conquistate con l’intimidazione, la manipolazione, la corruzione, la connivenza. Il potere politico, che si espleta attraverso la scelta diretta di rappresentanti, cioè di persone che sono "a disposizione" dell’organizzazione e tramite altre relazioni di varia intensità che inquinano le istituzioni politiche e amministrative per condizionarle, indirizzare risorse finanziarie e scelte discrezionali in direzione dell’interesse mafioso, piuttosto che del bene pubblico. Le vere mafie possono poi contare su una forma immateriale di potere: il prestigio sociale e culturale, il consenso conquistato tramite la dipendenza economica dall’organizzazione mafiosa degli abitanti dei territori democraticamente ed economicamente fragili e trascurati dalle istituzioni e la proposta di attraenti modelli di successo economico e sociale, fatalmente temporanei e illusori. Fra i fattori geopolitici quelli economici hanno rilievo preponderante per le organizzazioni criminali transnazionali perché è comune ad ognuna di esse il perseguimento del profitto, che ne garantisce anche il futuro. Naturalmente in alcune organizzazioni, come quelle mafiose, si aggiunge anche la gestione del potere mentre in altre è determinante il fine ideologico, terroristico o eversivo.

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