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“Gli omosessuali non sono normali”, perché le dichiarazioni di Vannacci mettono a rischio la democrazia

Ecco come la retorica sulla “normalità” esclude le minoranze e indebolisce i principi della democrazia liberale

“Gli omosessuali non sono normali”, perché le dichiarazioni di Vannacci mettono a rischio la democrazia

Temo che il signor Vannacci, generale in pensione, faccia un po’ di confusione. Del resto il tema è complesso, e mi spiace che ad affrontarlo siano uomini come lui, e non persone maggiormente equipaggiate da un punto di vista culturale. Dopotutto, il rischio è che quest’ultime non verrebbero capite dai più, i quali, nella società dello slogan e del click facile (e fatale), non sono abituate alla riflessione prolungata. Peccato però, perché in tal modo, abbandonandosi alla pigrizia mentale, questi cosiddetti ‘più’ non colgono il proprio reale potenziale. Rimarranno dei frustrati mentali e lo stagno giusto dove far prosperare le narrazioni un po’ banalotte dell’ultimo arrivato tra i politicanti. E invece c’è bisogno di una popolazione che desideri coltivare i talenti individuali e la creatività nell’interesse personale e sociale. Ma si tratta di un discorso che ci porterebbe lontano. Torniamo alla questione della cosiddetta normalità.

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Fa parte della normalità il fatto che esistano delle differenze, e che tali differenze si traducano in minoranze e maggioranze.  Dire che una minoranza non è nella norma è semplicemente falso. Credo che faccia confusione chi, vocabolario o no, ritenga che la normalità si riferisca ad uno standard, o a qualcosa nella media. Occorre distinguere tra  ‘normale’ e ‘nella media’, mentre Vannacci intende usarli come sinonimi in funzione di un problematico uso – problematico a dire il vero anche per il vocabolario che lui ama citare – del termine ‘normalità’. Prendiamo un ambito politico per spiegare meglio la mia posizione. 

Pensa forse il signor Vannacci che il suo partito, che potrà ottenere – poniamo – il 5%, o il 3% o, dio non voglia, l’8%, non sarà normale? Certo che lo sarà perché un sistema politico liberaldemocratico permette a forze diverse di intervenire alla gara elettorale, ed è normale che qualcuna prenda più voti di un’altra. Ma nessuno si sognerebbe di dire che i partiti minori non sono normali, e questo neppure se ci fossero due partiti, dove uno abbia il 90% delle preferenze dei votanti e l’altro il 5%. Il fatto che la maggioranza degli elettori voti un partito non rende gli altri non normali. Al massimo si potrà dire che gli uni sono maggioranza, gli altri minoranza. Ma minoritari è una cosa, non normali, o anormali, un’altra. 

No, il punto, ripeto, è che nessuno si sognerebbe di dire che uno che vota un partito del 3% non è normale. Tutti sanno che è normale che esistano partiti di dimensioni diverse, e quindi è normale che esistano elettori che votino partiti piccoli come quelli che ne votano grandi. Nessuno si sognerebbe di dire che tale elettore non è normale, proprio perché è normale che egli esista. E nessuno si sognerebbe di dire che lui ha fatto una scelta non normale a votare un piccolo partito, perché egli non ha fatto altro rispetto a quanto è presupposto da un sistema che esprime la diversità politica. Il presupposto dell’agone elettorale è che tale diversità esista e che sia la norma. La norma qui è la differenza tra gli elettori e tra i partiti che i primi votano, quale che sia il risultato numerico. Ma se è normale aspettarsi che un soggetto voti un partitino del 3%, perché lui dovrebbe essere considerato non normale avendolo fatto? E’ ovvio che non lo si possa considerare tale, anormale, perché fa parte di una minoranza. Ecco, quello che vale in campo politico vale per me pure in campo sociale. 

In una società liberaldemocratica, la norma da difendere è la diversità e la sua espressione, non l’omogeneità. La differenza e la sua difesa è quanto ritenuto normale in tale sistema, che è esattamente l’opposto di un sistema tirannico, dove le differenze sono viste con sospetto e alla fine perseguitate. In un sistema orientato alla tirannia, tutti coloro che non sostengono l’aspirante dittatore sono considerati soggetti estranei alla nuova ‘normalità’ che si intende imporre, che è quella per cui esiste un unico partito e tutti coloro che non lo sostengono sono considerati soggetti che non accettano tale nuovo corso e che quindi risultano perseguibili sino alla violenza fisica e alla morte. E’ in un sistema del genere che la maggioranza diventa la norma, mentre abbiamo appena detto che, in un sistema liberaldemocratico, la maggioranza fa parte della norma, sì, ma esattamente come la minoranza. Mentre una maggioranza che diventa ‘assoluta’ – cifra della tirannia – è esattamente la normalità che, in una chiave liberaldemocratica, va combattuta in quanto negativa. E sinora tutti, compreso il Vannacci, dicono di sostenere, almeno a parole, la nostra democrazia. Un sistema, cioè, in cui non ci si aspetta che tutte le persone siano uguali, e che esista una normalità nella diversità.

Ecco, quando il generale Vannacci parla di omosessuali che non sono normali si muove in un contesto differente, dove la minoranza che essi rappresentano, e che è normalissima, diventa anormale. Avere dei gusti sessuali diversi non significa che siano anormali, ma, appunto, solo diversi, e questo vale sia per gli omosessuali che per gli eterosessuali (e tutti gli altri, naturalmente). E la diversità è il sale di una società, ed il presupposto del cambiamento che c’è sempre stato. La natura stessa lavora sulla diversità. Senza diversità non c’è cambiamento, e questa è la norma. 

Ovviamente, diverso è dire che coloro che sono attratti da persone dello stesso sesso non sono normali intrinsecamente. Formula piuttosto confusa, questa. Infatti, quale sarebbe il criterio per sostenerla? Abbiamo detto che non può esserlo il confronto con la maggioranza che ha gusti differenti, altrimenti cadrebbe il concetto di normalità che implica l’esistenza di soggetti diversi. E non si può dire, se non al prezzo di una contraddizione, che sia normale che esistano delle differenze e poi considerare anormali quelle che esprime la minoranza senza la quale tale normalità non esisterebbe. 

Maggioranza e minoranza rientrano nella normalità, e mi spingerei a dire, per gusto del paradosso (altro esempio di ‘anormalità normale’), che addirittura i casi eccezionali rappresentano la normalità, e che sarebbe anormale un mondo in cui di punto in bianco non esistessero più malattie rarissime e fatti straordinari. Per quanto riguarda la posizione di non essere intrinsecamente normali riferito ai gay, non può essere ciò una conseguenza neppure del fatto che gli omosessuali non generino figli, altrimenti dovremmo sostenere uno stato etico dove tutti debbano farli, omosessuali ed eterosessuali che siano. Non è neppure vero che non mettere al mondo figli sia nocivo per il destino dell’umanità, dato che quest’ultima è sopravvissuta anche quando eravamo, noi umani, assai meno, ed anzi molti oggi pensano che il vero rischio consista nel fatto che siamo troppi. E così via. Del resto, tutte queste considerazioni sono subordinate a quella difesa in principio, per cui è normale che esistano delle differenze. Ogni attacco alla minoranza che esprime la propria differenza è un attacco alla normalità che la implica. 

Per concludere, entrare nella natura intrinseca delle scelte sessuali è un campo minato. Di conseguenza, sono d’accordo col Vannacci a rimanere su un piano sociale, sebbene egli talvolta non si attenga affatto a tale criterio, mostrando di condannare l’omosessualità in sé stessa, che ritiene innaturale come comportamento. Eppure abbiamo appena detto che è naturale, e normale, che esistano comportamenti sessuali diversi. In tal modo, però, capovolgerei la sua affermazione, e direi che gli omosessuali sono normalissimi, nonché una spia di un sistema liberaldemocratico in buona salute quando godano di tutti i diritti, che però è esattamente l’oggetto del contendere nella nostra società da molto tempo, ben prima che arrivasse il Vannacci. 

Per chi scrive, infatti, gli omosessuali non hanno ancora tutti i diritti degli eterosessuali e questo è un problema se vogliamo ‘normalizzare’ sino in fondo la liberaldemocrazia in cui viviamo (perché è questo il vero nocciolo della questione). Per Vannacci no, anzi tutto il contrario, ma a questo punto bisognerebbe chiedersi se egli abbia chiaro, prima ancora che la ‘vera’ natura della sessualità, la ‘vera’ natura della liberaldemocrazia. La quale permetterà pure a uno come lui di prosperare, certo, ma sino ad un certo limite. Infatti, come sostenuto da molti filosofi, la liberaldemocrazia ha tutto l’interesse a colpire duramente coloro che la vogliono minare. 

E non mi sembra che Vannaci sia un amico della liberaldemocrazia con i suoi discorsi molto ambigui, che nascondono sempre qualcosa. Qualcosa che non bisogna evidentemente sottolineare. Ricordiamoci, però, che vox populi non è vox dei, e che nella storia anche le maggioranze hanno sostenuto dei tiranni per poi diventarne vittime dopo che ad esserlo sono state le minoranze. Infatti, la dittatura ha bisogno di alimentarsi in continuazione, e quando finisce di bruciare del materiale ne cerca dell’altro. 

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