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La Piazza 2026, Davigo: “In Italia tempi dei processi troppo lunghi. Separazione delle carriere? Non c’è nulla di positivo”

Intervista a Piercamillo Davigo, già magistrato, presidente dell’ANM e componente del CSM, ospite alla kermesse di Affaritaliani

La Piazza 2026, Davigo: “In Italia tempi dei processi troppo lunghi. Separazione delle carriere? Non c’è nulla di positivo”

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Qual è il problema più grave della giustizia italiana in questo momento?

I tempi dei processi, l’organizzazione degli uffici e la mancanza di forze per poter fronteggiare una domanda di giustizia che in Italia è eccessiva. Faccio qualche numero. La Corte Suprema di Cassazione italiana pronuncia ogni anno 90 mila sentenze. La Corte Suprema degli Stati Uniti ne pronuncia 120. Non 120 mila: 120.

Per quanto riguarda la separazione delle carriere, l’assetto della magistratura è sempre un tema che divide politica e toghe. Qual è il rischio principale?

Non ho mai visto niente di positivo nella separazione delle carriere. Più il pubblico ministero è lontano dal giudice, peggio è. Prima che ci fosse questo codice c’era il pretore, che faceva nello stesso processo il pubblico ministero e poi il giudice. La percentuale di assoluzioni del pretore era più alta di quella del tribunale, dove le due funzioni erano distinte. È una cosa ovvia: è più facile dire “mi sono sbagliato” che dire “un altro ha sbagliato”. E tanto più l’altro è lontano, tanto più è difficile dirglielo.

Che cosa pensa delle riforme della giustizia degli ultimi anni? Stanno aumentando realmente l’efficacia del sistema?

Sono assolutamente inefficaci rispetto al problema. I processi non durano tanto per il singolo processo. Durano tanto perché ogni giudice ha un numero eccessivo di processi. Se un processo richiede cinque udienze, lo si potrebbe fare in cinque giorni. Se ci sono adempimenti che richiedono un mese tra un’udienza e l’altra, dura cinque mesi. Ma se il giudice ha cinquemila processi sul suo ruolo e la prima udienza disponibile è dopo un anno, cinque udienze significano cinque anni.