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Politica

"Politique d'abord, l'intendence suivra!": La politica, innanzitutto. È la traduzione letterale di questa espressione, coniata da Francois Mitterrand  e introdotta nel nostro linguaggio politico, 50 anni fa, da Pietro Nenni, il quale assegnava alla politica un primato nei confronti, e contro, i particolarismi, le lobbies, l’affarismo, gli intellettuali.
Nella stessa epoca, Palmiro Togliatti intitolò un editoriale di "Rinascita", dedicato al distacco dal Pci di uno dei più noti intellettuali di sinistra: "Elio Vittorini se n' è ghiuto e soli ci ha lasciato ! ".
E, 15 anni più tardi, il "cavallo di razza" della DC, Aldo Moro, mentre "L'Espresso" di Eugenio Scalfari e Camilla Cederna massacrava i dc Giovanni Leone e Luigi Gui, per l'affaire delle tangenti, versate dalla Lockeed (poi furono prosciolti, senza ricevere le scuse), tuonò alla Camera : "Non ci faremo linciare nelle pubbliche piazze !".
E oggi ? Enrico Letta e altri dirigenti del PD, sulla questione morale e sui presunti "impresentabili"-imbarcati nelle liste, che in Campania sostengono don Vincenzo De Luca- in pratica, hanno rinunciato al primato e alla credibilità  della politica. E sostengono che, sulle candidature, non avrebbero dovuto decidere Matteo Renzi e l'ex Sindaco di Salerno, ma lo scrittore anti-camorra Roberto Saviano.
Il nipote di Gianni Letta, bocciando De Luca, è convinto che, in poco tempo, qualora il vertice dei democrat continuerà ad applicare la "doppia morale" (gli sporchi e cattivi sono solo con gli avversari), l'elettorato non voterà per il PD, ma si asterrà o passerà con Beppe Grillo.
Ritengo, invece, che sia errata e perdente la subalternità della politica ai "maîtres à penser" e non accettabile la squalifica, per indegnità, di tutti i politici. Negli anni 90, abbiamo assistito al crollo della Prima Repubblica e alla supplenza della magistratura.

Oggi, se Parlamento e governo continuano a lasciare liberi i propri spazi, torneranno a dettar legge le toghe, come Cantone e Di Matteo, e i venerati, forse troppo, esponenti della sussiegosa intellighenzia nostrana, in attesa che spunti qualcuno, più puro di loro, e li epuri.
Se Stefano Rodotà, tirato in ballo per i cospicui vitalizioni, che incassa come ex deputato ed ex docente universitario, viene bocciato come "pappone" della ingorda Casta, come l'ex picchiatore nero, Massimo Abbatangelo, che fu condannato a 6 anni di reclusione per detenzione di esplosivo, perché i grillini, nel 2013, hanno candidato al Quirinale proprio il professore di Cosenza ?
Vediamo il caso di Achille Occhetto che, tra le lacrime, ha confessato ai fustigatori dei "mangioni delle pensioni" : "Non posso rinunciare al mio vitalizio mensile di 5860 euro al mese, che riscuoto dopo 30 anni in Parlamento. Finirei in povertà e chi manterrebbe i miei figli, che sono disoccupati ?".
Occhetto, che oggi ha 79 anni, ha un passato, dignitoso e rispettabile, di dirigente politico prima del Pci e poi dei partiti, che nacquero negli anni successivi alla "svolta della Bolognina", attuata proprio dal successore di Luigi Longo, dopo il crollo del comunismo.
Per le posizioni eterodosse, che aveva assunto nel "partitone rosso", Akel venne inviato in Sicilia : dal 1969 al1976, assunse l’incarico, prima, di segretario della Federazione del Pci di Palermo e poi di leader regionale. Eletto nel Consiglio comunale di Palermo, Occhetto si distinse nella dura lotta alla mafia e contro la rielezione del mafioso Ciancimino (DC) a Sindaco della città, dando vita, assieme a Sciascia e Guttuso, alla lista del “Buon governo” per la liberazione di Palermo dalla criminalità organizzata.
E in Sicilia, dopo essersi separato da dalla prima moglie, ebbe i suoi due figli – Malcolm e Massimiliano – dall’attrice e voce recitante di Luigi Nono, Elisa Kadigia Bove, di origini somale. Giovani, oggi, disoccupati, come milioni di loro coetanei.
Nell’estate del 1994, dopo la vittoria alle elezioni di Berlusconi e l'avvento alla segreteria del PDS di D'Alema, che definì il suo predecessore "tecnicamente obsoleto", Occhetto  scrisse un bel libro, "Il sentimento e la ragione”, descrivendo l’itinerario di sentimenti e pensieri, che lo condussero alla “Svolta” e spiegando i motivi delle sue dimissioni.
Occhetto, insomma, ha vissuto, con passione e non per impinguare il suo conto in banca, la politica. E adesso non va umiliato per la pensione, non astronomica, che percepisce. Il fondatore del PDS non può essere accostato a Cicciolina Staller, la pornostar fatta eleggere da Pannella alla Camera, nè ai radicali Boneschi e Craveri, deputati per pochi giorni, i quali hanno incassato oltre 500 mila euro a testa, dopo aver versato per i contributi solo 60 mila euro !
Resta una curiosità : se il Parlamento è frequentato  da infami papponi, che svuotano le tasche degli italiani e riempiono le loro, perché ambiscono alla medaglietta da deputato anche gli editori dei giornali, vicini a Berlusconi, che hanno promosso le campagne di stampa contro i biechi figuri, che incassano principeschi vitalizi a spese degli italiani ?
Non sarebbe auspicabile, e gradito dai lettori, che fosse resa nota anche l'entità degli emolumenti, percepiti da costoro ?
E, in una fase di dolorose rinunce-in primis per i pensionati, esclusi dal bonus di Renzi,  e per i disoccupati del Sud-non sarebbe opportuno che alcuni di tali facoltosi personaggi, proprietari di cliniche, oltre che di aziende editoriali, di fiammanti Ferrari e di costosi yacht- i quali si segnalano per i primati di assenteismo nel Parlamento-cominciassero a dare il buon esempio, rinunciando agli stipendioni, non certo indispensabili per il mantenimento dei loro elevati tenori di vita ?

 

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