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Sovente, per immaginare il futuro della UE, si è fatto ricorso a due immagini agli antipodi: il laboratorio, effervescente di idee e di ricerca, e il polveroso museo.

Solo optando per l'Europa-laboratorio, capace di valorizzare anche tutto il suo grande patrimonio culturale, si puo' invertire la rotta che ci sta portando a una marginalizzazione nel mondo globale.

Fino al secolo scorso il nostro Continente ha avuto il dominio nel campo della ricerca, posizione poi condivisa con gli Stati Uniti, ma ora é verso l'area indocinese che si sta spostando questo primato.

Nel 2010 in Europa il 2% del PIL era dedicato alla ricerca, negli USA il 2,68, in Giappone il 3,3. Se lo stato piange, il privato, purtroppo, non ride: 1,23 in UE e invece 2,2 in USA e 2,7 in Giappone.

Peraltro l'Europa non solo spende meno, ma ha un trend discendente nel 2011 e nel 2012. In questo desolante quadro arriva come una ventata di ossigeno il programma, approvato dal Parlamento, Horizon 2020, dedicato al sostegno alla ricerca e all'innovazione.

R&S sono un elemento chiave vitale per la società e le sfide del futuro, per l'eccellenza scientifica del Paese e per il livello di competitività del mondo produttivo che ha un "disperato bisogno" di innovazione tecnologica.

Horizon è l'unico programma che vede il segno più nelle risorse rispetto al passato, in un budget europeo caratterizzato dalla riduzione dei fondi e da un taglio rigorista, secondo lo schieramento dei conservatori che oggi guidano le istituzioni comunitarie, che, speriamo, cambi presto, almeno nel Parlamento.

Si tratta di 77 miliardi di risorse pubbliche capaci di mobilizzare, con il cofinanziamento nazionale e l'arrivo di risorse private, un volume significativo di investimenti in R&S. Horizon comprende anche l'attività dell'Istituto europeo di Innovazione Tecnologica (IET), realizzazione recente che vede già, per fortuna, una presenza di università italiana in una delle 3 KICs avviate.

I pilastri di Horizon sono 3: il primo è l'Eccellenza Scientifica, che vuole incrementare la qualità della base scientifica, favorendo lo sviluppo dei talenti dei ricercatori, aprendo l'accesso alle migliori infrastrutture di ricerca europea. Vi rientrano anche il sostegno alle FET, cioè le tecnologie future ed emergenti, le azioni Marie Curie e le opportunità di sviluppo di carriera dei ricercatori, nonché il miglioramento dei processi di trasferimento della conoscenza.

Il secondo, Leadership industriale, è una grande novità e vuole sostenere il trasferimento tecnologico dei risultati delle scoperte nei processi produttivi per massimizzare il potenziale di crescita delle PMI attraverso l'innovazione e un più facile accesso al capitale di rischio..

Se in Europa siamo già leader nel settore delle tecnologie industriali abilitanti, la posizione va mantenuta, con attenzione alle ICT, oltre che ai materiali avanzati, alle biotecnologie e alle nanotecnologie.

Il terzo, Sfide della società é una finestra sul futuro, a partire dalle odierne sfide. Di ricerca hanno bisogno la salute, la sicurezza alimentare, l'energia pulita, il cambiamento climatico, il patrimonio culturale.

Per quanto riguarda le PMI riceveranno almeno il 20% del budget combinato dell'obiettivo "Leadership nelle tecnologie industriali e abilitanti" e della priorità "sfide sociali". Horizon  finanzierà anche attività creative e di innovazione sociale, vero punto di forza dell'UE.

L'Europa dovrà realizzare finalmente lo spazio europeo della ricerca, ERA, andando oltre la frammentazione, per un forte coordinamento di tutti i soggetti.

Altri due aspetti sono fattori chiave: l'utilizzo delle scoperte e la divulgazione delle informazioni. Troppe ricerche sono "morte" in pubblicazioni o in files sconosciuti.

Per far circolare le idee e le ricerche, noi abbiamo scelto l'open access: grazie al gruppo S&D sarà obbligatorio pubblicare in maniera aperta i risultati e dare la massima diffusione della conoscenza prodotta. Inoltre in passato molte scoperte della ricerca europea non sono diventate prototipi ne prodotti perché non le abbiamo accompagnate fino alle soglie del mercato, cosi sono state commercializzate in altri mercati. Infine l'Ue dovrebbe darsi e dare agli stati membri parametri obbligatori: perché no a una Maastricht della ricerca?

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Politica

di Patrizia Toia, eurodeputata del Partito democratico, per Affaritaliani.it
 

patrizia toia

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Sovente, per immaginare il futuro della UE, si è fatto ricorso a due immagini agli antipodi: il laboratorio, effervescente di idee e di ricerca, e il polveroso museo.

Solo optando per l'Europa-laboratorio, capace di valorizzare anche tutto il suo grande patrimonio culturale, si puo' invertire la rotta che ci sta portando a una marginalizzazione nel mondo globale.

Fino al secolo scorso il nostro Continente ha avuto il dominio nel campo della ricerca, posizione poi condivisa con gli Stati Uniti, ma ora é verso l'area indocinese che si sta spostando questo primato.

Nel 2010 in Europa il 2% del PIL era dedicato alla ricerca, negli USA il 2,68, in Giappone il 3,3. Se lo stato piange, il privato, purtroppo, non ride: 1,23 in UE e invece 2,2 in USA e 2,7 in Giappone.

Peraltro l'Europa non solo spende meno, ma ha un trend discendente nel 2011 e nel 2012. In questo desolante quadro arriva come una ventata di ossigeno il programma, approvato dal Parlamento, Horizon 2020, dedicato al sostegno alla ricerca e all'innovazione.

R&S sono un elemento chiave vitale per la società e le sfide del futuro, per l'eccellenza scientifica del Paese e per il livello di competitività del mondo produttivo che ha un "disperato bisogno" di innovazione tecnologica.

Horizon è l'unico programma che vede il segno più nelle risorse rispetto al passato, in un budget europeo caratterizzato dalla riduzione dei fondi e da un taglio rigorista, secondo lo schieramento dei conservatori che oggi guidano le istituzioni comunitarie, che, speriamo, cambi presto, almeno nel Parlamento.

Si tratta di 77 miliardi di risorse pubbliche capaci di mobilizzare, con il cofinanziamento nazionale e l'arrivo di risorse private, un volume significativo di investimenti in R&S. Horizon comprende anche l'attività dell'Istituto europeo di Innovazione Tecnologica (IET), realizzazione recente che vede già, per fortuna, una presenza di università italiana in una delle 3 KICs avviate.

I pilastri di Horizon sono 3: il primo è l'Eccellenza Scientifica, che vuole incrementare la qualità della base scientifica, favorendo lo sviluppo dei talenti dei ricercatori, aprendo l'accesso alle migliori infrastrutture di ricerca europea. Vi rientrano anche il sostegno alle FET, cioè le tecnologie future ed emergenti, le azioni Marie Curie e le opportunità di sviluppo di carriera dei ricercatori, nonché il miglioramento dei processi di trasferimento della conoscenza.

Il secondo, Leadership industriale, è una grande novità e vuole sostenere il trasferimento tecnologico dei risultati delle scoperte nei processi produttivi per massimizzare il potenziale di crescita delle PMI attraverso l'innovazione e un più facile accesso al capitale di rischio..

Se in Europa siamo già leader nel settore delle tecnologie industriali abilitanti, la posizione va mantenuta, con attenzione alle ICT, oltre che ai materiali avanzati, alle biotecnologie e alle nanotecnologie.

Il terzo, Sfide della società é una finestra sul futuro, a partire dalle odierne sfide. Di ricerca hanno bisogno la salute, la sicurezza alimentare, l'energia pulita, il cambiamento climatico, il patrimonio culturale.

Per quanto riguarda le PMI riceveranno almeno il 20% del budget combinato dell'obiettivo "Leadership nelle tecnologie industriali e abilitanti" e della priorità "sfide sociali". Horizon  finanzierà anche attività creative e di innovazione sociale, vero punto di forza dell'UE.

L'Europa dovrà realizzare finalmente lo spazio europeo della ricerca, ERA, andando oltre la frammentazione, per un forte coordinamento di tutti i soggetti.

Altri due aspetti sono fattori chiave: l'utilizzo delle scoperte e la divulgazione delle informazioni. Troppe ricerche sono "morte" in pubblicazioni o in files sconosciuti.

Per far circolare le idee e le ricerche, noi abbiamo scelto l'open access: grazie al gruppo S&D sarà obbligatorio pubblicare in maniera aperta i risultati e dare la massima diffusione della conoscenza prodotta. Inoltre in passato molte scoperte della ricerca europea non sono diventate prototipi ne prodotti perché non le abbiamo accompagnate fino alle soglie del mercato, cosi sono state commercializzate in altri mercati. Infine l'Ue dovrebbe darsi e dare agli stati membri parametri obbligatori: perché no a una Maastricht della ricerca?

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