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Politica

Si potrebbe dire che l'insuccesso elettorale del Movimento 5 Stelle era prevedibile. Ma è meglio non dirlo. Infatti qualcuno potrebbe chiedere: "E allora perché non l'hai previsto?" La risposta è facile: brutte figure se ne fanno già abbastanza anche senza andare a cercarsele. In questo caso, come se non bastasse, c'è anche il rischio di essere influenzati dal proprio ottimismo o dal proprio pessimismo: l'ottimista penserà ad un risultato in linea con i suoi desideri, il pessimista penserà l'opposto. È più onesto esporre umilmente le ragioni per le quali si pensava ad un insuccesso, in attesa di vederle confermate dai fatti.

Nel caso del voto al Movimento 5 Stelle conta molto l'atteggiamento psicologico dei votanti e molto dipende da quanto si faccia sul serio. Immaginiamo un tizio scoraggiato il quale dice agli amici che, al punto in cui è, per lui sarebbe meglio morire. Se qualcuno gli dicesse con aria seria: "Se lo desideri ti sparo io", probabilmente si sentirebbe chiedere se è diventato pazzo. Un conto è morire, un altro parlar di morte, dice un vecchio proverbio. Nel caso del M5S, gli elettori volevano veramente affidargli la politica italiana?

Se qualcuno è stato deluso da un partito, e poi da un altro, e poi da un altro ancora, magari dirà: se ci fosse il partito del diavolo, forse voterei per esso. Per dare una lezione a tutti quei cialtroni. Ciò tuttavia non vorrebbe dire che quell'elettore sia diventato un satanista. È soltanto uno che vuole manifestare vigorosamente la propria indignazione. Nel caso del voto a Beppe Grillo i presupposti fondamentali sono appunto il suo essere un comico - dunque votare per lui somiglia ad uno scherzo - e l'idea seguente: "Io invece voto per Grillo e vediamo se qualcosa cambia". L'errore è stato quell'invece. Ognuno pensava di compiere un'azione coraggiosa e dissacratoria ma isolata; nel momento in cui risulta che quasi un quarto dell'elettorato ha avuto la stessa idea isolata, e gli eletti di questo Movimento cominciano a dar prova di sé, ci si trova più o meno nella condizione di chi si sente dire: "Se lo desideri ti sparo io".

La seconda ragione per la delusione degli elettori - manifestata con i risultati della tornata elettorale amministrativa - è il comportamento del partito dopo la vittoria. Il Movimento non ha consentito la formazione di un governo di coalizione col Pd, non ha preso (o realizzato) nessuna seria iniziativa e sembra essersi occupato più di punire chi andava in televisione o non produceva gli scontrini per le spese sostenute che di contribuire al bene del Paese. Tutto ciò è rimproverato a Grillo, ma forse a torto.

Il comico aveva un'idea chiara, in testa: il suo Movimento in tanto avrebbe avuto successo, in quanto si fosse dimostrato diverso ed alternativo rispetto ai partiti esistenti. E infatti egli li accomunava nel giudizio negativo e nel disprezzo. Se dunque si fosse alleato col Pd, non solo avrebbe negato questo suo principio fondante, ma avrebbe per giunta cominciato ad assumersi delle responsabilità, a sporcarsi le mani col compito ingrato di governare: e "la politica è sangue e merda", come diceva Rino Formica. E poiché i risultati, soprattutto in un momento estremamente difficile come quello attuale, sarebbero sicuramente mediocri o nulli, il Movimento si sarebbe assunto la doppia responsabilità di essere colluso con i corrotti e di non aver ottenuto nulla per i suoi elettori.

C'era anche un secondo motivo, per la renitenza di Grillo: il suo elettorato è trasversale. Se dunque il Movimento si allea con la sinistra perde gli elettori di destra e se si allea con la destra perde gli elettori di sinistra. Meglio astenersi da tutto. Purtroppo, neanche questa è una soluzione e le elezioni lo hanno dimostrato: se il Movimento che doveva fare sfracelli - echeggiando gli atteggiamenti di Grillo nelle piazze - si limita poi a dire no a tutti e ad occuparsi di sciocchezze, la gente comincia a pensare che col proprio voto blasfemo non ha concluso nulla. I politici saranno voraci e corrotti ma gli amici di Grillo sono incompetenti ed incapaci. Non c'è molto da scegliere. Anzi, forse è meglio affidarsi ad Enrico Letta, con la sua faccia pulita e professionale da pediatra gentile.

Ecco perché prendersela con Grillo è forse ingeneroso. La sua formula di successo non era capace di resistere al tempo e al confronto con la realtà. Una barzelletta che si ripete non fa più ridere.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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