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Politica

Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni dalla Sezione Feriale della Cassazione Penale e dal punto di vista giuridico si è arrivati al punto fermo. Salvo un’improbabile, futura revisione, non c’è nessun altro passo da fare. La stessa grazia del Presidente della Repubblica eliminerebbe soltanto l’espiazione della pena. E comunque altri magistrati sono pronti a condannare il Cavaliere per un reato qualunque, inclusa la renitenza alla leva. La condanna va considerato un dato ineliminabile.

Le guarentigie a favore dei parlamentari (quali erano previste prima dell’insipiente riforma dell’art.68  della Costituzione) tendevano da un lato ad attuare la separazione dei poteri immaginata da Montesquieu, dall’altro stabilivano implicitamente che i politici dovevano essere giudicati dalle stesse Camere di appartenenza. La magistratura poteva occuparsene liberamente solo alla fine del loro mandato. La riforma del 1993 ha prodotto infiniti guasti ed è riuscita a mandare in carcere molti politici; non è però riuscita ad eliminare quel giudizio dell’elettorato che va ben oltre la Cassazione. Napoleone all’Elba era un esiliato, un proscritto, un delinquente; sbarcato sul continente, le definizioni cominciarono invece a cambiare a mano a mano che il Corso procedeva verso nord. E quando infine arrivò a Parigi era di nuovo l’Imperatore dei Francesi. Il popolo aveva emesso il suo verdetto.

Queste vicende possono servire al tentativo di interpretare l’attualità italiana. Il rischio di sbagliare è grosso, come sempre quando si cerca di divinare il futuro, ma le ipotesi possono eventualmente servire a comprendere meglio i fatti che abbiamo sotto gli occhi. Come andranno le cose fra uno, due, tre anni nessuno può dirlo, ma Silvio Berlusconi sa di essere giuridicamente fuori gioco. Politicamente invece sa di disporre di una “finestra”, come dicono gli americani: cioè di un breve periodo utile di cui deve approfittare presto, se non vuole che si chiuda. L’ideale è spingere il Pd ad un passo falso con la seguente tattica. Il Pdl insiste sull’abolizione dell’Imu, argomento molto popolare. Se il Pd, Enrico Letta o gli stessi numeri dell’economia italiana diranno di no, Berlusconi avrà un’eccellente occasione per ritirare il Pdl dal governo e dire che esso è caduto per colpa del Pd, che non ha rispettato gli accordi raggiunti al momento della sua formazione. E così si andrà a un governo Pd-M5S-Sel oppure a nuove elezioni. Con quali conseguenze?

Se Grillo – contrariamente a mille proclami – accetterà di andare al governo, i democratici avranno mille difficoltà. Invece di avere a che fare con alleati scomodi ma competenti, avrà da fare con utopisti sprovveduti e imprevedibili. La sorte ha graziato il Pd, ai tempi di Bersani, ma non è detto che sia benevola una seconda volta. La speranza del Cavaliere è invece che si vada a nuove elezioni e che gli italiani, costituiti in Corte di Supercassazione, lo giudichino innocente, gli tributino massicciamente quell’assoluzione che gli è stata negata dai magistrati e lo rimandino al potere. Il momento potrebbe essere favorevole. Le ripetute cattive figure di Bersani per formare il governo e del Pd al momento dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica hanno indebolito la sinistra. Il proclama: “la morte ma non l’alleanza con Berlusconi” e poi la calata di braghe non l’aiuteranno certo.  Il partito è diviso e manca di un leader credibile. Nell’altro campo invece l’esercito dei votanti moderati potrebbe essere convinto che l’accanimento giudiziario contro Berlusconi ha toccato vette inammissibili e che bisogna reagire. Tutti questi fattori potrebbero dare a Forza Italia - e a chiunque Berlusconi indichi come proprio portavoce - quel pugno di voti in più che è mancato nel testa a testa prima con Prodi e poi con Bersani.

Ciò malgrado, vincendo le elezioni, Berlusconi si potrebbe trovare in una situazione difficile: larga maggioranza alla Camera (grazie al Porcellum) e ingovernabilità o addirittura minoranza al Senato. Inoltre quand’anche il Cavaliere avesse una confortevole maggioranza anche in Senato, la caduta del governo Letta potrebbe innescare una crisi economica capace di concludersi col fallimento dell’Italia e la fine dell’euro. E tuttavia non è detto che tutto questo riesca a trattenere Silvio Berlusconi: ha 77 anni, non ha un futuro, è amareggiato, ferito e forse assetato di vendetta. È stato oggetto di un odio implacabile e potrebbe anche cedere alla tentazione di dire: “Se vado a fondo io, mi tiro dietro tutto”.

Forse così dimenticherebbe il bene del Paese. Ma l’ha anche dimenticato chi, pur di eliminarlo, l’avrebbe indotto ad affondare la nazione.

Ma c’è un’ipotesi ottimistica: che si abbia un tale sconquasso da rimettere il contatore dell’Italia a zero. A volte i malati accettano, durante una crisi, quell’operazione chirurgica che hanno rifiutato quando stavano relativamente bene. L’Italia, si dice, non fa le riforme necessarie perché è misoneista e immobilista. Ma nel momento in cui si parlasse di fame, e non in modo metaforico, chissà. È uno scenario spaventoso e tuttavia anche questa interminabile agonia della nostra Patria è divenuta insopportabile.

Gianni Pardo

pardonuovo.myblog.it

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cassazionepdlberlusconi
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