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Politica
Landini: non voglio un partito. Renzi toglie i diritti ai lavoratori

Il giorno dopo la riunione per lanciare una nuova «coalizione sociale» - alternativa al governo Renzi - il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, tratteggia con più precisione i termini della sua azione: «Il sindacato non dev’essere un partito, io non voglio né fare un partito né uscire dal sindacato», rilancia il segretario in una intervista alla trasmissione tivù «In mezz’ora». Lo ripete quasi fosse un mantra, Landini: «Il sindacato non fa politica. Ma se il sindacato non è un soggetto politico diventa un sindacato aziendale e corporativo». Per il segretario della Fiom, «quelli che sono in malafede tentano di descrivere l’iniziativa nella logica politica, nei perimetri che vogliono loro, quelli che sono in buona fede non hanno capito». E il polverone sollevato dall’assemblea di sabato? «Le reazioni della politica mi fanno sorridere, non stanno capendo nulla di quello che sta accadendo - afferma Landini - Se uno deve stare in Parlamento solo per dire di sì, io faccio altro». Il segretario Fiom non si fa scappare l’occasione per rilanciare la manifestazione del 28 marzo contro il Jobs Act che, ribadisce, «sarà aperta a tutti quelli che condividono gli obiettivi della coalizione sociale: «Per la manifestazione ho chiesto un incontro a tutti i gruppi parlamentari, io faccio le cose in modo trasparente».

La «coalizione sociale» annunciata, sabato, è stata una «iniziativa sindacale»: «Non c’erano solo i metalmeccanici - sottolinea il segretario della Fiom - c’erano esponenti del mondo della scuola, dei precari delle partita Iva, che stanno scoprendo che hanno tolto i diritti a tutti. Io ragiono dal punto di vista sindacale, ma il sindacato è un soggetto politico». Una iniziativa che «sta dentro la strategia della Cgil»: «Con Camusso sono tre mesi che stiamo parlando alla luce del sole. Siamo insieme nella battaglia contro il Jobs act e per un nuovo statuto di tutti i lavoratori». Per Landini serve «una riforma del sindacato» e quindi «anche della Cgil. Il sindacato deve cambiare, siamo di fronte a una situazione differente» dopo la cancellazione dei diritti dei lavoratori e «dobbiamo fare i conti con il problema della crisi della politica».

L’obiettivo è, continua Landini, «riunificare il mondo del lavoro»: «Il sindacato deve rendersi conto della sua parzialità, non deve porsi il problema di rappresentare tutto e tutti. Ma a parità di lavoro deve corrispondere parità di diritti e retribuzione. Io voglio impedire la competizione tra la gente che lavora». Per Landini queste premesse si traducono in «una aggregazione sociale con una funzione politica» per battere le iniziative del governo e di Confindustria «che hanno tolto diritti a tutti. Vogliamo mettere insieme tutti i lavoratori dipendenti e autonomi, oggi divisi».

Ed eccolo uno dei «destinatari» della «coalizione» di Landini: «La Confindustria in accordo con Renzi, e per la prima volta per legge, stanno cancellando i diritti, fino al diritto di coalizione». E «Anziché guardare ai diritti dei lavoratori stanno guardando ai diritti di alcune imprese».

Arriva anche la stoccata ai democratici: «Il Pd è il partito il cui segretario non sta discutendo con nessuna organizzazione sociale e ha cancellato lo Statuto dei lavoratori - prosegue Landini su Rai Tre - Non solo non condivido quella politica ma farò di tutto per cambiarla, se necessario raccogliendo le firme per un referendum abrogativo. Il problema non è la reazione Pd, problema sarà loro» nei confronti dei lavoratori. Secondo il segretario della Fiom, inoltre, «è una balla che questo governo ha consenso, tanto che si fa votare le cose mettendo la fiducia. La forza di Renzi deriva anche dagli errori fatti dai sindacati», nel Paese «la maggioranza non va a votare, e al governo interessa solo far votare chi vogliono loro».

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