Dal governo ai presidenti delle Camere, il 6 aprile riapre la memoria di una tragedia che continua a interrogare il Paese
Alle 3.32 del 6 aprile 2009 il terremoto che colpì L’Aquila e l’Abruzzo spezzò 309 vite e lasciò oltre 1.500 feriti. Diciassette anni dopo, quella notte torna al centro del discorso pubblico con un filo comune che attraversa le istituzioni: il ricordo delle vittime, la vicinanza alle famiglie e il richiamo alla responsabilità.
A segnare il tono della giornata è soprattutto il messaggio di Giorgia Meloni, che lega il ricordo alla presenza concreta dello Stato. “Diciassette anni fa, nel cuore della notte, un violento sisma colpì L’Aquila e l’Abruzzo. Spezzò vite, comunità, abitudini. E lasciò un segno profondo nella nostra Nazione. Una tragedia che scosse tutti gli italiani, capaci allora di rispondere con solidarietà e vicinanza.Nel ricordo del Terremoto dell’Aquila del 2009, l’Italia si stringe – oggi come ieri – alle vittime e alla popolazione colpita. A una regione che ha saputo rialzarsi con dignità e forza. Ricordare vuol dire anche questo: continuare a esserci. Con serietà e responsabilità”.
Sulla stessa linea si muove il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che insiste sul dolore ancora aperto nel Paese e sul lavoro di chi intervenne nei soccorsi. “Il 6 aprile resta una ferita aperta nel cuore del nostro Paese. Oggi ricordiamo commossi le 309 persone la cui vita fu spezzata dalla violenza del terremoto che nel 2009 colpì l’Abruzzo”. Poi aggiunge: “Il mio pensiero va anche a tutti coloro che rimasero feriti e a chi, con dignità e determinazione, ha affrontato il dolore e la devastazione che seguirono al sisma”. Nel suo messaggio c’è anche un ringraziamento a Forze dell’ordine, Vigili del fuoco, militari, Protezione civile e soccorritori, insieme al richiamo a “garantire sempre più sicurezza ai nostri territori”.
Il ricordo arriva anche dalla Difesa. Guido Crosetto definisce quella del 6 aprile 2009 una notte che “ha cambiato tutto” e torna sulle immagini delle prime ore, quando il soccorso si mosse tra macerie, feriti e famiglie spezzate. Nel testo diffuso dal ministero si legge che “309 persone non tornano mai più, oltre 1500 sono i feriti, migliaia restano senza casa” e viene sottolineato il ruolo del personale della Difesa, “Tra i primi ad arrivare ci sono anche gli uomini e le donne della Difesa, che mettono a disposizione tutto ciò che hanno: forza, competenze, presenza”.
Più politico il taglio delle parole di Antonio Tajani, che lega il ricordo delle vittime all’impegno per la ricostruzione e richiama anche il ruolo avuto allora da Silvio Berlusconi. Il vicepremier parla di “Una cicatrice indelebile. Il ricordo delle 309 vittime. L’impegno per la ricostruzione e la solidarieta’ europea. Il presidente Berlusconi e il suo lavoro incessante per le famiglie delle vittime e per ridare una casa a chi aveva perso tutto”, aggiungendo che il terremoto dell’Aquila “ha segnato profondamente la mia vita politica e oggi come 17 anni fa male il cuore”.
C’è poi il messaggio di Adolfo Urso, che definisce il sisma “Una ferita profonda che ha segnato l’Italia intera e che continua a vivere nella memoria di tutti noi”, e ricorda il recente omaggio reso in città insieme al sindaco Pierluigi Biondi. Da parte sua Lorenzo Fontana rinnova “il cordoglio per le vittime e la vicinanza ai loro familiari”, sottolineando che la memoria di quella notte resta “indelebile” e continua a richiamare all’impegno per il futuro.
Nel giorno della commemorazione, L’Aquila torna così a essere insieme luogo del dolore e simbolo di resistenza. La politica, almeno nelle parole di oggi, prova a tenere insieme due piani: il dovere del ricordo e la necessità di non ridurre il 6 aprile a una semplice ricorrenza. Perché la ferita resta dentro la storia del Paese, ma resta anche una domanda aperta su sicurezza, ricostruzione e presenza delle istituzioni.

