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I grillini fascisti(?) piacevano a Bersani

Laura Boldrini ha “scomunicato” come “eversivi” i 5 Stelle, primo gruppo di opposizione in Parlamento, e ha perso la sua imparzialità, diventando incompatibile con la presidenza della Camera. Dovrebbe rinunciare alla poltrona, allo stipendione e ai benefits…

Di Pietro Mancini

Di Pietro Mancini

Laura Boldrini ha “scomunicato” come “eversivi” i 5 Stelle, primo gruppo di opposizione in Parlamento, e ha perso la sua imparzialità, diventando incompatibile con la presidenza della Camera. Dovrebbe rinunciare alla poltrona, allo stipendione e ai benefits.

In passato, Pertini, eroe antifascista e socialista, si conquistò la stima di Almirante, garantendo i diritti e anche l’ostruzionismo, attuato dai deputati del MSI.

E’ opportuno evitare accostamenti, tutt’altro che fondati, tra l’attualità e fasi, diverse e irripetibili, della storia d’Italia del 1900. E’ assurdo sostenere che il premier, Enrico Letta, ricordi il Cav. Benito Mussolini, così come lo è dar di “fascistoni”, accampati in Parlamento, come le camicie nere nei primi anni 20, ai deputati del M5S. Lo ha fatto “Barbapapà”, Eugenio Scalfari, che fu un esponente della gioventù littoria e collaboratore di giornali vicini alla spietata dittatura dell’Uomo di Predappio.

I vivaci deputati del M5S, in maggioranza trentenni – nati quando il fascismo era, da lustri, morto e sepolto- sono gli stessi che, alcuni mesi fa, furono ritenuti non “potenziali stupratori”, come li ha squalificati la compagna Boldrinova. Bensì  interlocutori affidabili dai dirigenti del PD, in vista della formazione di un governicchio Bersani, sostenuto dai grillini. E non va dimenticato che l’ottuagenario e sussiegoso professore di Cosenza, nonché firmatario di pesanti articolesse su “La Repubblica”, Stefano Rodotà, per 20 anni parlamentare, eletto nelle liste Pci-PDS-Ds, fu il candidato, trombato, di Grillo e della sinistra del PD alla successione di Re Napolitano alla Presidenza della Repubblica.

Quanto alla prestazione, che rese famosa la stagista Monica Lewinsky, durante la boccaccesca Presidenza Clinton, è stata attribuita, in modo sguaiato e censurabile, da un “peone” M5S alla bella Alessandra Moretti, diversamente bersaniana, e ad altre graziose parlamentari del partito di Matteino Renzi. Le signore si sono offese e hanno sporto querele. Il “focoso” parlamentare è indagato per ingiurie.

Sarebbe, tuttavia, ipocrita negare che, in politica come in altri settori, molte belle donne-pur non arrivando a siglare “contratti” sulle prestazioni ai datori di lavoro, come ha preteso un assessore regionale, in Abruzzo, dalla sua segretaria- utilizzino la loro avvenenza e la loro abilità sui lettoni di alberghi a 4 stelle, pagati dalle munifiche “mamme Regioni”, per far carrierone, per percepire lauti stipendioni, per vincere concorsi.

p.s. Grillo ordini ai suoi ragazzi di cestinare la lugubre parola d’ordine “boia chi molla!”. Fu utilizzata dai fascistoni nel 1970, durante la sanguinosa rivolta di Reggio Calabria, scatenata contro la scelta di Catanzaro come capoluogo: tanti morti, numerosi feriti, la città assediata, i macabri fantocci degli odiati politici, bocciati come “cornuti e nemici di Reggio”- in primis quello del leader socialista, Giacomo Mancini-impiccati in piazza Italia.

Pietro Mancini