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Le Istituzioni rispettino le sentenze

Pregiatissimo Direttore,
leggo nell’editoriale di Mancini che il giudice Antonio Esposito era “unfit” cioe’ inadatto a reggere le tensioni che un processo come quello a Silvio Berlusconi avrebbe sollevato. Puo’ essere ma il collegio giudicante era composto da piu’ giudici e non solo dal buon Esposito e viene anche il sospetto che Berlusconi ed i suoi, vista la composizione del collegio, abbiano un po’ sfidato la sorte andando a giudizio perche’ ritenevano i giudici di estrazione politica piu’ favorevole al Cavaliere. Ed oggi a sentenza acquisita, dopo le prime analisi ” a caldo”, anche la Cassazione viene accreditata a quella vasta categoria di terribili giustizialisti chiamata “le toghe rosse”.

Io cittadino “normale”, rispettoso delle leggi e delle Istituzioni pero’ noto che e’ stata emessa una sentenza nel nome del popolo italiano, che tale sentenza e’ definitiva e che quindi il sig. Berlusconi e’ colpevole a tutti gli effetti e che l’Onorevole Berlusconi ha compiuto il reato ascritto e riconosciuto nel momento in cui era Presidente del Consiglio e tuonava contro gli evasori fiscali, proclamava (ma questo lo fanno tutti) lotta serrata per ridurre l’evasione e colpire gli evasori e promuoveva nuove tasse o l’innalzamento delle vecchie per fronteggiare una situazione economica gia’ allora difficile. Lottava contro se stesso perdendo clamorosamente!

Adesso trovo veramente offensivo che, dato questo comportamento (e non solo), data la sentenza definitiva si gridi all’attacco alla democrazia e che figure improbabili come Bondi minaccino la guerra civile.

Uno dei modi per cambiare passo ed avere un comportamento onorevole e’ quello di rispettare le Istituzioni e le risultanze dell’esercizio delle loro funzioni. E questo atteggiamento dobbiamo  esigerlo “in primis” da coloro che delle Istituzioni fanno parte e ne sono responsabili in prima persona.
 
Stefano Bianchi

 

IL COMMENTO DI PIETRO MANCINI

Il giudice Antonio Esposito, a capo del collegio feriale della Cassazione, che ha emesso la sentenza Mediaset, ha rilasciato un’intervista a “Il Mattino”, in cui ha spiegato le ragioni della condanna di Berlusconi. Intervista poi smentita, in alcuni passaggi, dal Presidente della Corte. In particolare, Esposito ha smentito, con una nota, “nella misura piu’ assoluta e categorica”, le espressioni, riferite a Silvio Berlusconi: “condannato perche’ sapeva” e “condannato perche’ sapeva non perche’ non poteva non sapere”.

Parlando del motivo, per cui si e’ giunti alla condanna, ha spiegato Esposito nell’articolo: “Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva, non e’ che tu non potevi non sapere perche’ eri il capo. Teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere perche’ Tizio, Caio e Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. E’ un po’ diverso dal non poteva non sapere”.

“Posso assicurare voi e i miei lettori che l’intervista è letterale, cioe’ sono stati riportati, integralmente, il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova”. Lo ha dichiarato Alessandro Barbano, direttore del ‘Mattino,”‘ che ha pubblicato l’intervista -sgub al vecchio giudice Antonio Esposito.

A questo punto, il CSM, dopo la bocciatura dell’intervista, da parte del Primo Presidente della Cassazione, che l’ha definita “inopportuna”, deve dimostrare la sua serietà e obiettività, bacchettando l’attempata toga. E lo stesso Napolitano, vicepresidente del CSM, che è stato sempre severo con i politici critici con le toghe, faccia sentire, alta e forte, la sua riprovazione.

Anche dopo aver letto le “confidenze”, raccolte dal giornalista Lorenzetto, nel corso di una cena di qualche anno fa, noi un’idea ce la siamo fatta e la comunichiamo ai lettori: l’alta e faconda toga d’ermellino era “unfit”, inadatta a giudicare  il delicatissimo processo, che ha portato, per la prima volta nella storia della Repubblica, a decidere l’apertura della cella per il leader di un partito politico, votato da milioni di italiani.

Pietro Mancini