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Politica

Matteo Renzi ha proposto agli altri partiti tre modelli di nuova legge elettorale perché essi possano scegliere e si arrivi al varo della nuova normativa. Il messaggio sembra estremamente chiaro: “La legge elettorale riguarda tutti, e deve essere condivisa da tutti. Io vi dimostro che sono in buona fede: infatti non vi impongo una mia soluzione da accettare e basta ma vi offro una scelta; vi dimostro poi che sono disinteressato: infatti qualunque soluzione voi accettiate io sarò d’accordo, purché se ne esca; vi dimostro infine che voglio arrivare ad una conclusione: infatti invece di proporvi infiniti negoziati, vi propongo soluzioni pronte fra cui optare e cui il mio partito si accoderà”.

La prima tentazione è quella dell’applauso. Ma è una tentazione che presto si sgonfia. Scopi pubblicitari a parte, quella di Renzi potrebbe essere la mossa in malafede di chi sa di avere a che fare con destinatari anch’essi in malafede. La validità di questa affermazione è dimostrabile in via assolutamente teorica, senza che sia necessario scendere nei particolari dei vari sistemi elettorali. In primo luogo, è vero che il Proponente offre tre opzioni – che è come dire “Lascio a voi la scelta” – ma i Destinatari possono sempre rispondere che tutte e tre rispondono agli interessi del Proponente, non ai loro. Se ad esempio le proposte sono tutte intese a salvaguardare la governabilità del Paese - e dunque pendono dal lato del maggioritario o del premio di maggioranza - chi ha interesse al proporzionale per non perdere o rischiare di perdere la propria rappresentanza in Parlamento (per esempio un piccolo partito) dirà che le proposte costituiscono tre diversi modi di cucinarlo. Mentre lui non vuole affatto essere cucinato. Un grande partito può invece dire che la tale proposta gli va bene, naturalmente con la tale e tale applicazione concreta. “Naturalmente?”, salterà su a dire il Proponente. “Chi ha detto che sarà naturalmente così? Io intendevo…” E, si sa, il diavolo si nasconde nei particolari.

Dunque le tre proposte sarebbero veramente tali se invece di essere generiche o sommarie (modello 1, 2, 3), fossero specificate fin nei minimi dettagli, come sono le leggi pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. Ma neanche questo, di fatto, semplificherebbe le cose. Non soltanto tutti direbbero che sono tre diktat redatti in modo da favorire il Proponente, ma un grande partito direbbe che stavolta il testo va bene, è molto specifico, ma bisogna modificare il tale e tale articolo, il tale e tale comma, e la discussione comincerebbe come prima; mentre i piccoli partiti direbbero che la proposta in oggetto va bene al Pd e agli altri grandi partiti proprio perché li favorisce, mentre viene di fatto esclusa la rappresentanza degli elettori delle formazioni minori. E con questo si torna alla prima affermazione. È vero, la legge elettorale riguarda tutti. È vero, sarebbe bello che fosse condivisa da tutti. Ma dinanzi ad un deadlock, dinanzi ad un blocco insuperabile, che si fa, si rinuncia o si vota a maggioranza? E se questa seconda soluzione è inevitabile, è inutile stare a parlare di quanto sarebbe bella una legge elettorale condivisa da tutti. Di pura retorica ne abbiamo avuto fin troppa. Come si vede, della bella impressione iniziale non rimane quasi nulla.

In politica, finché non si toccano gli interessi di nessuno, si può arrivare persino all’unanimità. Se si proponesse in Parlamento una mozione con cui “Si auspica il raggiungimento in Siria di una pace che tenga conto degli interessi di tutti e riporti l’armonia e la concordia nel martoriato Paese”, si potrebbe anche avere il cento per cento dei voti. Chi mai auspica la guerra? E quanto costa, auspicare qualcosa? Se invece si proponesse un corpo di spedizione o un regalo di un miliardo di euro a Damasco, la discussione avrebbe ben altro andamento. Riguardo alle leggi elettorali non si tratta di bei principi astratti. Ognuno vi legge soltanto le conseguenze per il proprio partito, di cui cerca di fare gli interessi fin dove può. Anche a costo di paralizzare il Paese, se ne è capace. Proprio per queste ragioni, chi da un lato reputa che una nuova legge elettorale sia necessaria (e lo è, soprattutto dopo l’inconsulta decisione della Consulta), e dall’altro ha la forza d’imporla, è bene che si rassegni a farlo. Forse è l’unico modo di uscire dall’impasse.

Gianni Pardo

pardonuovo.myblog.it

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